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5.2. Crediti e debiti “a vista” Sono considerati

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5.2. Crediti e debiti “a vista” Sono considerati
5.2.
Crediti e debiti “a vista”
Sono considerati crediti e debiti “a vista” le disponibilità che possono essere
ritirate da parte del creditore in qualsiasi momento senza preavviso o con un
preavviso di 24 ore o di un giorno lavorativo. Il periodo di preavviso è quello
compreso fra la data in cui il preavviso stesso viene notificato e la data in cui
diventa esigibile il rimborso.
Rientrano tra i crediti e i debiti “a vista” anche quelli con vincolo
contrattuale di scadenza pari a 24 ore o a un giorno lavorativo.
5.3.
Banche
Rientrano in questa categoria:
a)le banche italiane, comunitarie ed extracomunitarie, come definite ai sensi
dell’art. 1 del T.U. bancario;
b)le banche centrali;
c)gli organismi internazionali a carattere bancario (Banca Internazionale per la
Ricostruzione e lo Sviluppo, Società Finanziaria Internazionale, Banca
Interamericana di Sviluppo, Banca Asiatica di Sviluppo, Banca Africana di
Sviluppo, Fondo di Ristabilimento del Consiglio d’Europa, Nordik Investment
Bank, Banca di Sviluppo dei Caraibi, Banca Europea d’Investimenti, Banca
Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, Banca dei Regolamenti
Internazionali).
5.4.
Enti finanziari
Ai fini delle presenti istruzioni rientrano in questa categoria:
a)le società di intermediazione mobiliare;
b)le società di gestione del risparmio e le SICAV di cui al Testo Unico;
c)le società finanziarie capogruppo dei gruppi bancari iscritti nell’albo di cui
all’art. 64 del T.U. bancario;
d)i soggetti operanti nel settore finanziario di cui al titolo V del T.U. bancario
nonché le società esercenti altre attività finanziarie indicate nell’art.59, comma
1, lett.b), dello stesso T.U. bancario;
e)le società finanziarie estere che svolgono attività analoghe a quelle esercitate
dalle società di cui alle lettere precedenti.
Sono esclusi i soggetti la cui attività consiste, in via esclusiva o prevalente,
nell’assunzione di partecipazione, non a fini di successivo smobilizzo, in società
esercenti attività diversa da quella creditizia e finanziaria.
Gli agenti di cambio sono convenzionalmente compresi tra gli enti
finanziari.
5.5.
Immobilizzazioni immateriali
Sono considerati immobilizzazioni immateriali se iscritti nei conti
dell’attivo:
a)i costi di impianto e di ampliamento e i costi di ricerca e di sviluppo, quando
abbiano utilità pluriennale;
b)l’avviamento, se acquisito a titolo oneroso;
116
c)i diritti di brevetto e di utilizzazione delle opere dell’ingegno, le concessioni, le
licenze, i marchi, i diritti e i beni simili e i relativi acconti versati;
d)gli altri costi pluriennali.
Le spese per il “software” iscritte nell’attivo costituiscono immobilizzazioni
immateriali se il bene è nella piena proprietà della SIM o se questa è titolare di un
diritto d’uso.
I costi pluriennali di cui alle lettere a), b) e d) possono essere iscritti nei
conti dell’attivo solo con il consenso del collegio sindacale.
5.6.
Immobilizzazioni materiali
Sono considerati immobilizzazioni materiali:
a)i terreni, i fabbricati, gli impianti tecnici, le attrezzature di qualsiasi tipo, gli
acconti versati per l’acquisto o la costruzione di tali beni e le immobilizzazioni
in corso di completamento. I terreni e i fabbricati includono tutti i diritti reali di
godimento su immobili e i diritti a questi assimilabili ai sensi della legislazione
del Paese dove il bene è ubicato;
b)gli altri beni materiali destinati ad essere utilizzati durevolmente dall’impresa.
5.7.
Immobilizzazioni finanziarie
Sono considerati immobilizzazioni finanziarie:
a)le partecipazioni, incluse quelle in imprese del gruppo (cfr. il successivo
paragrafo 5.12);
b)i titoli e gli altri valori mobiliari destinati ad essere utilizzati durevolmente
dall’impresa, che siano cioè destinati ad essere mantenuti nel patrimonio
aziendale a scopo di stabile investimento;
I titoli e gli altri valori mobiliari di cui alla lett. b) sono definiti “titoli
immobilizzati”.
5.8.
Titoli che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie
Rientrano in questa categoria i titoli e gli altri valori mobiliari non destinati
a stabile investimento aziendale.
Il portafoglio titoli – ad esclusione delle partecipazioni – delle SIM
autorizzate al servizio di investimento ex art. 1, comma 5, lett. a) del Testo Unico
rientra per intero in tale categoria.
I titoli e gli altri valori mobiliari anzidetti sono definiti “titoli non
immobilizzati”.
5.9.
Imprese del gruppo
Sono imprese del gruppo:
a)la SIM e il soggetto controllante che non sia impresa capogruppo ai sensi
dell’art. 25 del decreto;
b)l’impresa capogruppo ai sensi del suddetto art. 25, le imprese da questa
controllate nonché il soggetto controllante l’impresa capogruppo che non sia a
sua volta capogruppo ai sensi del medesimo articolo;
c)le imprese, anche diverse dalle banche e dagli enti finanziari, che operano
secondo una direzione unitaria, le imprese da queste controllate nonché
117
l’eventuale soggetto controllante le imprese sottoposte a direzione unitaria che
non sia impresa capogruppo ai sensi del suddetto art. 25.
Per i fini qui considerati il controllo e la direzione unitaria ricorrono nelle
ipotesi previste dagli articoli 4, comma 3 e 26 del decreto.
5.10.
Operazioni “di copertura”
Le operazioni fuori bilancio “di copertura” sono quelle effettuate dalla SIM
con lo scopo di proteggere dal rischio di avverse variazioni dei tassi di interesse,
dei tassi di cambio o dei prezzi di mercato, il valore di singole attività o passività
in bilancio o “fuori bilancio” (ad esempio, di un titolo determinato) o di insiemi
di attività o di passività in bilancio o “fuori bilancio” (ad esempio, di un
portafoglio di titoli).
Un’operazione “fuori bilancio” è considerata “di copertura” quando:
a)vi sia l’intento della SIM di porre in essere tale “copertura”;
b)sia elevata la correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziarie (scadenza,
tasso di interesse, ecc.) delle attività/passività coperte e quelle del contratto “di
copertura”;
c)le condizioni di cui alle precedenti lettere a) e b) risultino documentate da
evidenze interne della SIM.
5.11.
Operazioni “fuori bilancio”
Rientrano, oltre alle garanzie rilasciate, nella presente categoria anche:
a)i contratti di compravendita non ancora regolati (a pronti o a termine) di titoli e
di valute;
b)i contratti derivati con titolo sottostante (“futures” e “options” con titolo
sottostante, contratti a premio);
c)i contratti derivati su valute (“domestic currency swaps”, “currency options”
ecc.);
d)i contratti derivati senza titolo sottostante collegati a tassi di interesse, a indici
o ad altre attività (“futures” senza titolo sottostante, “interest rate options”,
“forward rate agreements”, “interest rate swaps” ecc.).
Per i contratti derivati di cui alle lettere b), c) e d) valgono le seguenti
definizioni:
1)“future”: il contratto derivato standardizzato con il quale le parti si impegnano
a scambiare ad una data prestabilita determinate attività oppure a versare o a
riscuotere un importo determinato in base all’andamento di un indicatore di
riferimento;
2)“option”: il contratto derivato che attribuisce ad una delle parti, dietro il
pagamento di un corrispettivo detto premio, la facoltà – da esercitare entro un
dato termine o alla scadenza di esso – di acquistare o di vendere determinate
attività ad un certo prezzo oppure di riscuotere un importo determinato in base
all’andamento di un indicatore di riferimento;
3)“forward rate agreement”: il contratto derivato con il quale le parti si
impegnano a versare o a riscuotere a una data prestabilita un importo
determinato in base all’andamento di un indicatore di riferimento;
4)“interest rate swap”: il contratto derivato con il quale le parti si impegnano a
versare o a riscuotere a date prestabilite importi determinati in base al
differenziale di tassi di interesse diversi;
118
5)“domestic currency swap”: il contratto derivato con il quale le parti si
impegnano a versare o a riscuotere ad una data prestabilita un importo
determinato in base al differenziale del tasso di cambio contrattuale e di quello
corrente alla data di scadenza dell’operazione.
5.12.
Partecipazioni
Per partecipazioni si intendono i diritti, rappresentati o meno da titoli, nel
capitale di altre imprese i quali, realizzando una situazione di legame durevole
con esse, sono destinati a sviluppare l’attività del partecipante. Si ha, in ogni
caso, partecipazione quando la SIM sia titolare di almeno un decimo dei diritti di
voto esercitabili nell’assemblea ordinaria.
Vanno dunque classificate tra le partecipazioni anche le azioni o quote che,
pur essendo inferiori alla suddetta soglia, presentano il carattere di stabile
investimento del patrimonio aziendale e contribuiscono per ciò stesso allo
sviluppo dell’attività del partecipante.
La categoria delle partecipazioni corrisponde a quella dei titoli di capitale
“immobilizzati”. La suddivisione del portafoglio azionario tra partecipazioni e
azioni o quote non immobilizzate è esaustiva.
5.13.
Rettifiche di valore
Le rettifiche di valore consistono nella svalutazione o nell’ammortamento di
elementi dell’attivo.
5.14.
Riprese di valore
Le riprese di valore consistono nel ripristino di valore degli elementi
dell’attivo in precedenza svalutati, effettuato a norma dell’art. 16, comma 3,
dell’art. 17, comma 2, dell’art. 18, comma 4, o dell’art. 20, comma 9, del
decreto.
5.15.
Sofferenze
Per sofferenze si intendono le posizioni creditorie (crediti, titoli, altri
investimenti finanziari) nei confronti di soggetti in stato di insolvenza (anche non
accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili,
indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dalla SIM.
5.16.
Valori mobiliari
Rientrano nella presente categoria i titoli di debito, i titoli di capitale (ivi
incluse le “partecipazioni”) e le operazioni “fuori bilancio” su titoli, su tassi di
interesse, su indici o su altre attività.
5.17.
Valori quotati
Rientrano nella presente categoria i valori mobiliari quotati in mercati
regolamentati italiani o di altri Paesi.
5.18.
Attività e passività in valuta
Tra le attività e le passività in valuta devono figurare, oltre quelle
denominate esplicitamente in valuta estera, anche quelle che prevedono clausole
119
di indicizzazione finanziaria collegate al tasso di cambio dell’euro con una
determinata valuta o con un determinato paniere di valute.
120
Sezione II
IL BILANCIO DELL’IMPRESA
1.
Disposizioni generali
1.1 Premessa
I criteri per la redazione dei conti del bilancio non possono essere modificati
da un esercizio all’altro. In casi eccezionali sono ammesse deroghe a tale
principio, purché nella nota integrativa siano spiegati i motivi della deroga e la
sua influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, di quella
finanziaria e del risultato economico (art 7, comma 3, del decreto).
Nel rispetto delle presenti istruzioni i conti del bilancio sono redatti
privilegiando, ove possibile, la rappresentazione della sostanza sulla forma e il
momento del regolamento delle operazioni su quello della contrattazione.
Sono vietati i compensi di partite, ad eccezione di quelli espressamente
previsti dal decreto e di quelli indicati nelle presenti istruzioni, quando la
compensazione sia un aspetto caratteristico dell’operazione oppure si tratti di
operazioni “di copertura”.
La situazione dei conti alla data di apertura dell’esercizio corrisponde a
quella confluita nel bilancio approvato relativo all’esercizio precedente.
Il bilancio è redatto in unità di euro, senza cifre decimali. Nel procedere agli
arrotondamenti delle voci, delle sottovoci e dei “di cui” sono trascurati i decimali
pari o inferiori a 50 centesimi ed elevati all’unità superiore i decimali maggiori di
50 centesimi. L’importo arrotondato delle voci va ottenuto per somma degli
importi arrotondati delle sottovoci. La somma algebrica delle differenze derivanti
dagli arrotondamenti operati sulle voci è ricondotta tra le “altre attività/passività”
per lo stato patrimoniale, tra i “proventi/oneri straordinari” per il conto
economico.
La nota integrativa può essere redatta in migliaia di euro se tale scelta
accresce la chiarezza delle informazioni in essa contenute. Nel procedere agli
arrotondamenti sono trascurate le frazioni degli importi pari o inferiori a 500
euro ed elevate al migliaio superiore le frazioni maggiori di 500 euro. In ogni
caso, gli arrotondamenti dei dati contenuti nella nota integrativa vanno effettuati
in modo da assicurare coerenza con gli importi figuranti negli schemi di stato
patrimoniale e di conto economico.
È ammessa la tenuta di una contabilità plurimonetaria.
La rilevazione dei proventi e degli oneri avviene nel rispetto del principio di
competenza, indipendentemente dalla data dell’incasso e del pagamento, e del
principio di prudenza. È privilegiato quest’ultimo principio, purché non vi sia
formazione di riserve non esplicite.
La svalutazione e l’ammortamento degli elementi dell’attivo sono effettuati
esclusivamente mediante la rettifica diretta in diminuzione del valore di tali
elementi. Non è ammessa l’iscrizione nel passivo di fondi rettificativi.
Le attività acquisite in nome e per conto di terzi, nonché quelle acquisite in
nome proprio e per conto di terzi da parte di società fiduciarie, non figurano nello
stato patrimoniale del bilancio. Di tali attività è data informativa nella nota
integrativa.
121
1.2 Fiscalità differita
1.2.1 Premessa
Le regole tributarie che presiedono alla determinazione del reddito d’impresa
differiscono a volte dalle regole civilistiche che governano il calcolo del risultato
d’esercizio da iscrivere in bilancio; parimenti possono talora registrarsi delle
differenze tra il valore fiscale e il valore di bilancio delle attività e delle passività
aziendali. In tutti questi casi si determinano differenze che possono avere natura
temporanea (destinata cioè a riassorbirsi nel tempo) oppure permanente (che
producono cioè oneri o benefici fiscali irreversibili).
Il rispetto del principio di competenza economica esige che in bilancio le
imposte sul reddito d’esercizio siano computate e rilevate in modo da realizzare
la piena correlazione temporale con i costi e i ricavi che danno luogo al risultato
economico di periodo. Da ciò discende che occorre rilevare non solo la fiscalità
“corrente”, ossia quella calcolata secondo le regole tributarie, ma anche la
fiscalità “differita”, ossia quella che si origina per effetto delle anzidette
differenze temporanee e che verrà liquidata o recuperata nei periodi successivi.
La registrazione della fiscalità differita deve avvenire altresì nel rispetto del
principio di prudenza e di quello in base al quale occorre stanziare fondi per
rischi ed oneri unicamente a fronte di oneri la cui esistenza sia giudicata certa o
probabile.
Gli effetti della fiscalità differita vanno contabilizzati secondo modalità
coerenti con quelle di registrazione degli eventi o delle transazioni che la
originano. Pertanto, tali effetti interesseranno il conto economico, se in tale conto
figurano le differenze temporanee dalle quali la stessa deriva; altrimenti, si
rifletteranno direttamente sul patrimonio netto.
La fiscalità differita deve essere calcolata separatamente per i diversi tipi
d'imposta (IRPEG, IRAP e, nel bilancio consolidato, imposte vigenti nei paesi di
insediamento delle imprese controllate estere incluse nel consolidamento).
1.2.2 Definizioni
Ciò premesso e considerando le sole differenze di carattere temporaneo,
possono formularsi le seguenti definizioni:
a)imposte correnti
Le imposte correnti sono le imposte sul reddito dell’esercizio calcolate
secondo le regole tributarie.
b)differenze temporanee
Una differenza temporanea si genera quando la competenza civilistica di una
componente reddituale differisce da quella fiscale, ossia quando un costo (ricavo)
viene ammesso in deduzione (assoggettato a tassazione) in un esercizio diverso
da quello in cui viene iscritto nel conto economico. Per sua natura una differenza
temporanea determina una variazione nel reddito imponibile di un periodo e una
corrispondente variazione di segno opposto nei redditi imponibili dei periodi
successivi (c.d. “inversione” o “rovesciamento”). Una differenza temporanea si
produce anche nei casi in cui il valore di bilancio di un’attività o passività
differisce dal valore riconosciuto fiscalmente (1).
1
Tale differenza può determinarsi, ad esempio, in sede di rivalutazione di un cespite, qualora il relativo valore
fiscale non debba essere allineato al nuovo valore di libro.
122
Una differenza temporanea è definita deducibile, quando comporta una
riduzione dei redditi imponibili futuri a fronte di un aumento del reddito
imponibile attuale (1); tassabile, quando comporta un incremento dei redditi
imponibili futuri a fronte di una riduzione del reddito imponibile attuale (2).
c)imposte anticipate
Le attività per imposte anticipate si originano dalle differenze temporanee
deducibili e rappresentano imposte liquidate anticipatamente (per effetto, ad
esempio, del differimento nella deducibilità di una parte delle svalutazioni dei
crediti iscritte nel conto economico), che verranno recuperate negli esercizi
successivi (quando le suddette svalutazioni diventeranno deducibili).
d)imposte differite
Le passività per imposte differite si originano dalle differenze temporanee
tassabili e rappresentano imposte differite (per effetto, ad esempio, del
differimento nella imponibilità di plusvalenze patrimoniali realizzate ed iscritte
nel conto economico), che verranno liquidate negli esercizi successivi (quando le
plusvalenze verranno tassate).
1.2.3 Rilevazione nello stato patrimoniale
Le attività per imposte anticipate vanno iscritte in bilancio, se esiste la
ragionevole certezza del loro recupero, da verificarsi in relazione alla capienza
dei redditi imponibili attesi. Ovviamente, tali redditi devono essere stimati
escludendo le citate differenze deducibili, ma tenendo conto delle differenze
temporanee tassabili che generano imposte differite, secondo quanto indicato più
avanti.
Può essere iscritto in bilancio anche il beneficio fiscale potenziale derivante
dalla perdita di un periodo d’imposta computabile in diminuzione del reddito dei
periodi d’imposta successivi, se esiste la ragionevole certezza che nei periodi
consentiti per il riporto vi saranno redditi imponibili sufficienti ad assorbire la
perdita e a condizione che questa sia dipesa da circostanze ben identificate che è
improbabile si ripetano (3).
Le attività per imposte anticipate (e quelle connesse con le perdite
riportabili) devono essere ricondotte nella voce “altre attività” dello stato
patrimoniale in contropartita del conto economico (cfr. il successivo paragrafo
1.2.4). Tuttavia, nei casi in cui le imposte anticipate riguardino eventi o
transazioni che hanno interessato direttamente il patrimonio netto, senza
1
2
3
Ciò si verifica, ad esempio, quando un costo viene ammesso in deduzione dal reddito imponibile in un esercizio
successivo a quello in cui è stato iscritto nel conto economico.
Ciò si verifica, ad esempio, quando la deduzione di un costo dal reddito imponibile è anticipata rispetto alla sua
rilevazione nel conto economico oppure quando la tassazione di un ricavo viene differita.
La facoltà di rilevare il beneficio fiscale potenziale derivante dalla perdita di un periodo d’imposta riguarda
unicamente la parte di tale perdita che eccede le differenze temporanee tassabili la cui “inversione” avverrà negli
esercizi in cui la medesima perdita potrà essere riportata. Viceversa, il beneficio atteso dalla perdita deve essere
registrato fino a concorrenza delle suddette differenze temporanee tassabili.
123
transitare per il conto economico (1), la contropartita è costituita dal patrimonio
netto stesso (2).
Le passività per imposte differite vanno iscritte in bilancio, salvo che
esistano scarse probabilità che esse siano sostenute. In linea di massima,
quest’ultima condizione ricorre quando si tratti di differenze temporanee tassabili
che siano prive di un predeterminato profilo temporale di “inversione”
(diversamente da quanto accade, ad esempio, per gli ammortamenti anticipati (3)
e per le plusvalenze patrimoniali rateizzate) e che:
- siano sotto il controllo dell’intermediario e questo non abbia assunto (e non
ritenga probabile di assumere in futuro) comportamenti idonei ad integrare i
presupposti per il pagamento dell’imposta differita (come, ad esempio, quando
l’intermediario esclude di distribuire agli azionisti una determinata riserva in
sospensione d’imposta) oppure
- non siano sotto il controllo dell’intermediario, ma la loro “inversione” sia
ragionevolmente ritenuta poco probabile (come, ad esempio, per il fondo rischi
su crediti ex art. 71, comma 3, del t.u.i.r., allorché l’intermediario reputi di
poter conservare “sine die” la relativa sospensione d’imposta; differente è
invece la situazione degli interessi di mora maturati, non incassati ma giudicati
recuperabili, per i quali la probabilità della “inversione” delle differenze
temporanee tassabili risulta implicita nelle stesse valutazioni aziendali).
Le passività per imposte differite devono essere allocate - in contropartita
del conto economico (cfr. il successivo paragrafo 1.2.4) - nella sottovoce “fondi
imposte e tasse” dello stato patrimoniale, a meno che il differimento dell’onere
tributario venga subordinato dalla disciplina fiscale all’iscrizione nel conto
economico di appositi accantonamenti destinati ad alimentare fondi in
sospensione d’imposta. In tali casi (quali, ad esempio, gli accantonamenti ai
fondi rischi su crediti per interessi di mora) gli effetti della fiscalità differita
vanno indicati unicamente in nota integrativa (cfr. il successivo paragrafo 1.2.5),
allo scopo di non dilatare artificiosamente i costi aziendali e sottostimare
conseguentemente il risultato economico di periodo.
Tuttavia, se le passività per imposte differite attengono a riserve
patrimoniali (in sospensione d’imposta) alimentate con stanziamenti a carico del
conto economico, tali passività devono essere incluse nella sottovoce “fondi
imposte e tasse” riducendo in contropartita le riserve medesime. Impostazione
contabile analoga va adottata anche quando la fiscalità differita deriva da eventi o
1
2
3
Può essere, ad esempio, il caso delle diminuzioni di valore registrate sugli attivi ceduti nelle operazioni di
cartolarizzazione di cui alla legge n. 130 del 30.4.1999, qualora sia stata esercitata l’opzione di imputarle alle
riserve patrimoniali, oppure delle differenze negative di conversione nell’euro relative ai titoli di debito
immobilizzati che siano state imputate direttamente alle riserve in base all’opzione prevista dall’art. 21, comma 4,
del d.lgs. n. 213/98.
Considerato che le vigenti direttive contabili non disciplinano in modo specifico la rilevazione della fiscalità
differita e visto che la Commissione UE ritiene compatibile con l’ordinamento europeo tanto il c.d. balance sheet
liability method (previsto dall’International Accounting Standard n. 12 “Income taxes”) quanto il c.d. income
statement liability method, che prevede invece la registrazione delle sole differenze temporanee che si generano nel
conto economico, si consente agli intermediari di adottare in alternativa un regime contabile basato su quest’ultimo
metodo.
Ci si riferisce, ovviamente, agli ammortamenti anticipati effettuati esclusivamente per ragioni fiscali.
124
transazioni che hanno interessato direttamente il patrimonio netto senza transitare
per il conto economico (1) (2).
Le attività per imposte anticipate e le passività per imposte differite devono
essere computate applicando ai valori nominali delle corrispondenti differenze
temporanee le aliquote d’imposta che - secondo le disposizioni fiscali in essere al
momento del calcolo - saranno in vigore nei periodi in cui si verificheranno le
“inversioni” delle medesime differenze temporanee. Quando la disciplina
tributaria impone aliquote d’imposta diverse per frazioni del medesimo reddito,
occorre stimare le aliquote medie ponderate attese nei periodi futuri in cui
avverranno le suddette “inversioni” oppure, qualora ciò risultasse
particolarmente difficoltoso, utilizzare l’aliquota media ponderata dell’esercizio
al quale si riferisce il bilancio.
Alla fine di ogni esercizio gli intermediari sono tenuti a verificare se - e in
quale misura - sussistano ancora le condizioni per conservare in bilancio le
attività per imposte anticipate e le passività per imposte differite iscritte nei
bilanci precedenti oppure se possano reputarsi soddisfatte le condizioni per
registrare attività e passività escluse in passato.
Non è ammessa la compensazione tra le attività per imposte anticipate e le
passività per imposte differite, salvo per quelle relative alla medesima imposta, al
medesimo soggetto (3) e scadenti nel medesimo periodo temporale.
1.2.4 Rilevazione nel conto economico
Le imposte sul reddito dell’esercizio sono costituite dalla somma algebrica
delle seguenti componenti:
a)le imposte correnti;
b)la variazione delle imposte anticipate, pari alla somma di quelle sorte
nell’esercizio al netto di quelle sorte in periodi precedenti e annullate
nell’esercizio; vanno escluse le imposte anticipate imputate direttamente al
patrimonio netto in conformità di quanto stabilito nel precedente paragrafo;
c)la variazione delle imposte differite, pari alla somma di quelle sorte
nell’esercizio al netto di quelle sorte in periodi precedenti e annullate
nell’esercizio; vanno escluse le imposte differite imputate direttamente al
patrimonio netto in conformità di quanto stabilito nel precedente paragrafo.
Nel calcolo delle variazioni di cui ai precedenti punti b) e c) occorre tener
conto anche degli effetti indotti dall’eventuale mutamento delle aliquote
d’imposta.
Il saldo complessivo degli elementi a), b) e c) deve essere ricondotto nella
voce “imposte sul reddito dell’esercizio” del conto economico.
1
2
3
Può essere, ad esempio, il caso delle differenze positive di conversione nell’euro relative ai titoli di debito
immobilizzati che siano state imputate direttamente alle riserve in base all’opzione prevista dall’art. 21, comma 4,
del d.lgs. n. 213/98.
Vale per la rilevazione delle passività per imposte differite quanto detto in precedenza a proposito della possibilità
di utilizzare il c.d. income statement liability method in relazione alle attività per imposte anticipate.
Pertanto, nella redazione del bilancio consolidato non è possibile compensare le attività per imposte anticipate di
un’impresa inclusa nel consolidamento con le passività per imposte differite relative ad un’altra impresa del
gruppo.
125
1.2.5 Informativa nella nota integrativa
Nella parte B, Sezione 6 vanno illustrati i criteri adottati per la rilevazione
della fiscalità differita e, in particolare, le ragioni sottostanti alla iscrizione (o alla
esclusione) delle attività per imposte anticipate e delle passività per imposte
differite (con l’indicazione delle principali differenze temporanee deducibili e
tassabili) nonché le aliquote d’imposta applicate e le eventuali variazioni rispetto
a quelle utilizzate nel bilancio precedente. Occorre inoltre indicare:
a)l’entità e le variazioni intervenute nell’esercizio nelle “attività per imposte
anticipate” incluse nella voce “altre attività” dello stato patrimoniale. In
particolare, andranno distinte le attività la cui contropartita sia stata registrata
nel conto economico da quelle imputate al patrimonio netto e andrà specificata
la quota parte delle attività per imposte anticipate che derivano da perdite fiscali
riportabili;
b)l’entità e le variazioni intervenute nell’esercizio nelle “passività per imposte
differite” incluse nella sottovoce “fondi imposte e tasse” dello stato
patrimoniale. Analogamente a quanto previsto per il punto precedente, occorre
distinguere le passività la cui contropartita sia stata registrata nel conto
economico da quelle imputate al patrimonio netto (1);
c)l’entità e le variazioni intervenute nell’esercizio nelle passività per imposte
differite (con indicazione delle relative componenti) non incluse nella sottovoce
“fondi imposte e tasse”, perché relative a fattispecie per le quali il differimento
dell’onere tributario è subordinato all’iscrizione di appositi accantonamenti
destinati ad alimentare fondi in sospensione d’imposta;
d)l’entità e le variazioni delle differenze temporanee tassabili (e delle relative
componenti) per le quali non ricorrano i presupposti per l’iscrizione di passività
per imposte differite, in quanto caratterizzate da scarsa probabilità di
liquidazione (cfr. il precedente paragrafo 1.2.3).
Le informative di cui ai punti c) e d) non andranno riportate nella parte A
della nota integrativa.
Nella parte B, Sezione 7 occorre inoltre fornire un’informativa sulle riserve
in sospensione d’imposta relativamente alle quali è stata rilevata la fiscalità
passiva differita. In particolare, va indicato l’ammontare delle anzidette riserve
ricondotto nelle pertinenti voci dello stato patrimoniale nonché il relativo onere
fiscale differito allocato nella sottovoce “fondi imposte e tasse”.
Infine, nella parte C deve essere fornita la composizione della voce “imposte
sul reddito dell’esercizio”.
1.3 Mutamento dei principi contabili
1.3.1 Premessa
In ossequio al principio della costanza temporale, affermato dagli artt. 7,
comma 3, e 15, comma 1, del d.lgs. 87/92, i criteri di redazione e i criteri di
valutazione del bilancio non possono essere modificati da un esercizio all’altro.
Solo in casi eccezionali sono ammesse deroghe, purché nella nota integrativa ne
siano spiegati i motivi e l’influenza sulla rappresentazione della situazione
patrimoniale, di quella finanziaria e del risultato economico.
1
Gli intermediari che adottano l’impostazione contabile basata sull’income statement liability method (cfr.
precedenti note) devono dare anche separata indicazione dell’ammontare delle “attività per imposte anticipate” e
delle “passività per imposte differite” che avrebbero contabilizzato se avessero applicato il balance sheet liability
method.
126
Quando un intermediario - nel rispetto delle regole sopra richiamate - decide
di mutare un determinato criterio di redazione o di valutazione, si producono
effetti sugli aggregati di bilancio che devono essere rilevati in modo appropriato.
Alcuni di tali effetti sono “retrospettivi”, ossia di competenza dei precedenti
esercizi, altri “correnti”, ossia di competenza dell’esercizio in cui avviene il
mutamento.
Di seguito vengono indicate le modalità da seguire per rilevare entrambe le
tipologie di effetti. Tali modalità si fondano sul principio in base al quale, quando
questi effetti comportano variazioni di valore delle grandezze di bilancio (1), essi
devono essere registrati nel conto economico distinguendo, per quanto possibile,
quelli retrospettivi da quelli correnti.
L’impostazione qui prospettata corrisponde alla variante che il principio
contabile internazionale n. 8 (“Net profit or loss for the period. Fundamental
errors and changes in accounting policies”) indica come alternativa (“allowed
alternative method”) rispetto a quella raccomandata come principale
(“benchmark method”), secondo cui occorre registrare gli effetti retroattivi
rettificando direttamente i saldi del patrimonio netto in essere all’inizio
dell’esercizio in cui viene deciso il cambiamento. Si ritiene infatti che
quest’ultima metodologia non sia compatibile con l’ordinamento contabile
nazionale, in quanto la disciplina legislativa dei bilanci bancari e finanziari
(d.lgs. 87/92, art. 7, comma 6) non ammette deroghe al principio generale di
continuità, in base al quale “la situazione dei conti alla data di apertura
dell’esercizio corrisponde a quella confluita nel bilancio approvato relativo
all’esercizio precedente” (2).
1.3.2 Calcolo degli effetti
La variazione di valore prodotta dal mutamento di un criterio di redazione o
di valutazione va suddivisa, se di importo apprezzabile, in due parti:
- una parte “retrospettiva”, che rappresenta la variazione di valore di competenza
degli esercizi precedenti quello del mutamento;
- una parte “corrente”, che rappresenta la variazione di valore determinatasi
nell’esercizio in cui è adottato il nuovo criterio.
Esempio
Si ipotizzi che nell’esercizio T-1 un intermediario compri un titolo destinato al portafoglio non immobilizzato - al prezzo di 90 e che il suo valore di
mercato sia pari a 97 alla fine del medesimo esercizio e a 100 alla fine del
successivo esercizio T. Supponendo che nell’esercizio T-1 l’intermediario
applichi il criterio di valutazione basato sul minor valore tra costo e mercato, la
plusvalenza di 7 (= 97 - 90) resta latente nel titolo e non figura nel bilancio di
quell’esercizio. Nell’esercizio successivo, invece, l’intermediario decide di mutare
il criterio di valutazione, passando a quello fondato sul valore di mercato; nel
bilancio T, pertanto, esso registra una plusvalenza di 10 (= 100 - 90) che andrà
così suddivisa:
7 di quota retrospettiva;
3 di quota corrente.
1
2
Diverso è il caso dei cambiamenti contabili che, senza incidere sul valore degli aggregati, riguardano unicamente la
loro classificazione nei conti del bilancio.
Si rammenta, a tale proposito, che il legislatore nazionale non ha recepito l’opzione, prevista dal diritto comunitario
(cfr. art. 31, comma 2, della direttiva 78/660/CEE), di derogare in casi eccezionali al principio - indicato nel testo di continuità delle situazioni dei conti.
127
La frazione retroattiva di 7 va calcolata confrontando il valore di libro della
rimanenza del titolo all’inizio dell’esercizio T (90) con il relativo valore di
mercato alla fine dell’esercizio T-1 (97).
La frazione corrente di 3, invece, deve essere computata confrontando il
nuovo valore di libro del titolo (97) con il corrispondente valore di mercato alla
fine dell’esercizio T (100); ciò ovviamente nell’ipotesi semplificata che nel corso
dell’esercizio T non siano intervenute compravendite aventi ad oggetto tale titolo.
Al contrario, se durante l’esercizio il titolo ha formato oggetto di operazioni di
acquisto e/o di vendita, il nuovo valore iniziale di libro (97) concorrerà insieme
alle operazioni dell’anno a determinare il valore di libro della rimanenza finale e,
conseguentemente, il risultato della negoziazione e quello della valutazione.
E’ consentito omettere la distinzione tra componente retrospettiva e
componente corrente, allorché il suo computo possa risultare particolarmente
difficoltoso od oneroso, illustrandone le ragioni nella nota integrativa.
1.3.3 Rilevazione nel conto economico
La variazione di valore indicata nel paragrafo precedente deve essere
rilevata in conto economico nell’esercizio in cui si verifica il mutamento del
criterio contabile.
A tal fine, l’intermediario classificherà come segue le due componenti di tale
variazione:
- la parte retrospettiva nelle voci 180 e 190 “proventi/oneri straordinari”, a
seconda del relativo segno algebrico;
- la parte corrente nelle voci ordinarie di pertinenza, secondo la relativa natura.
Ove, al sussistere delle condizioni esonerative indicate nel precedente
paragrafo, la suddivisione non venga operata, l’importo complessivo delle due
componenti va ricondotto nelle pertinenti voci ordinarie del conto economico.
1.3.4 Informativa nella nota integrativa
Secondo la vigente normativa di bilancio, nella nota integrativa occorre
illustrare le motivazioni del cambiamento e gli effetti prodotti sulla
rappresentazione della situazione patrimoniale, di quella finanziaria e del
risultato economico.
In ossequio a tale disposizione gli intermediari indicheranno, in particolare,
gli importi della componente retrospettiva e di quella corrente della variazione
prodotta dal mutamento del criterio. Se la quota retroattiva è di ammontare
apprezzabile ed allo scopo di assicurare la comparabilità intertemporale dei dati,
essi riporteranno nella nota integrativa, sia per il bilancio relativo all’esercizio
precedente sia per quello dell’esercizio corrente, i conti interessati dal mutamento
del criterio adattandone gli importi come di seguito indicato:
- per il bilancio relativo all’esercizio precedente, gli importi dello stato
patrimoniale e del conto economico (ivi incluso l’utile o la perdita d’esercizio)
andranno rettificati per tener conto sia della quota parte della componente
retrospettiva di competenza di quell’esercizio e degli esercizi precedenti sia del
relativo effetto fiscale (1);
1
Nell’informativa di nota integrativa concernente i conti dello stato patrimoniale la componente retrospettiva di
competenza degli esercizi precedenti (al netto del relativo effetto fiscale) andrà convenzionalmente inclusa nella
voce “utili (perdite) portati a nuovo”.
128
- per il bilancio relativo all’esercizio corrente, gli importi del conto economico
(ivi incluso l’utile o la perdita d’esercizio) dovranno essere depurati dell’intera
componente retrospettiva e del relativo effetto fiscale (1).
2.
Disposizioni riguardanti determinate operazioni
2.1.
Operazioni in titoli
I conti dell’attivo relativi ai titoli sono interessati dalle operazioni di
acquisto, di sottoscrizione e di vendita dei titoli solo al momento del regolamento
di tali operazioni.
Per i titoli di debito la data di regolamento corrisponde a quella cui le parti
fanno riferimento per il calcolo dei dietimi relativi alla cedola o agli interessi in
corso di maturazione al momento dell’operazione.
Per i titoli di capitale quotati, la data di regolamento corrisponde al giorno di
liquidazione indicato nel contratto.
I risultati della negoziazione e della valutazione dei titoli in valuta, se di
importo apprezzabile, devono essere tenuti separati da quelli relativi all’attività in
cambi. A tale scopo, i risultati dei titoli vanno determinati nelle valute di
denominazione degli stessi e convertiti in euro applicando:
–ai risultati della negoziazione, i tassi di cambio utilizzati in contabilità;
–ai risultati della valutazione, i tassi di cambio correnti alla data di chiusura
dell’esercizio (2).
2.2.
Operazioni in valuta
I conti dell’attivo e del passivo sono interessati dalle operazioni in valuta (di
finanziamento, di deposito, di compravendita ecc.) solo al momento del
regolamento di tali operazioni (3).
2.3.
Riporti e operazioni pronti contro termine (4)
Le operazioni di pronti contro termine che prevedano l’obbligo per il
cessionario di rivendita a termine delle attività oggetto della transazione (ad
esempio, di titoli) sono trattate al pari dei riporti e devono essere
conseguentemente iscritte da parte del cessionario come crediti verso il cedente e
da parte del cedente come debiti verso il cessionario; l’importo iscritto è pari al
prezzo pagato o incassato a pronti. Corrispondentemente le attività trasferite
1
Corrispondentemente, nell’informativa di nota integrativa concernente i conti dello stato patrimoniale occorrerà
rettificare anche la voce “utile (perdita) d’esercizio”, apportando una rettifica di segno opposto alla voce “utili
(perdite) portati a nuovo”.
2
Ai titoli immobilizzati può anche essere applicato, ricorrendone le condizioni, il criterio di valutazione di cui all’art.
21, comma 1, secondo periodo, del decreto (tasso di cambio corrente alla data dell’acquisto).
3
Tale regola si applica anche alle “contropartite” in euro di operazioni che comportano lo scambio di euro con
valuta.
4
Si rammenta che le operazioni pronti contro termine possono essere realizzate:
–
dalle SIM autorizzate a svolgere l’attività di cui all’art. 1, comma 5, lettera a) del Testo Unico, nel quadro della
propria operatività in titoli e secondo criteri di funzionalità e correlazione con la medesima;
–
dalle SIM autorizzate a svolgere attività diverse da quelle di cui al precedente alinea nell’intesa che le operazioni in
questione avvengano in contropartita con altri intermediari autorizzati.
129
continuano a figurare nel bilancio del cedente, che ne indica l’importo nella nota
integrativa, e non sono registrate nel bilancio del cessionario.
Quando invece l’operazione pronti contro termine preveda per il cessionario
la facoltà di rivendita a termine delle attività oggetto della transazione, queste non
possono più figurare nel bilancio del cedente, ma devono essere iscritte in quello
del cessionario. L’impegno di riacquisto a termine è registrato da parte del
cedente tra gli impegni.
2.4.
Attività cedute o ricevute in garanzia
Le attività cedute a terzi in garanzia di obbligazioni proprie o di terzi
continuano a figurare nel bilancio del cedente e non sono registrate in quello del
cessionario. Il cedente indica tra le garanzie rilasciate l’importo delle attività
cedute in garanzia di obbligazioni di terzi.
Le suddette disposizioni non si applicano ai versamenti di contante; questi
sono iscritti, infatti, come crediti o come debiti.
Nella nota integrativa sono indicate separatamente le attività cedute e quelle
ricevute in garanzia. Per le prime occorre distinguere quelle che garantiscono
obbligazioni di terzi da quelle che garantiscono obbligazioni proprie e segnalare,
per queste ultime, le voci del passivo cui esse si riferiscono.
2.5.
Attività e passività subordinate
Hanno carattere subordinato le attività e le passività, rappresentate o meno
da titoli, il cui diritto al rimborso, nel caso di liquidazione dell’ente emittente o di
sua sottoposizione ad altra procedura concorsuale, può essere esercitato da parte
del creditore solo dopo quelli degli altri creditori non egualmente subordinati.
2.6.
Opzioni
I premi pagati e quelli incassati per l’acquisto e per l’emissione di opzioni
devono essere patrimonializzati e iscritti rispettivamente nella voce dell’attivo
“opzioni e altri valori assimilati” e nella voce del passivo “premi per opzioni e
altri valori assimilati emessi” (1).
I premi relativi ad opzioni esercitate entro il (o al) previsto termine di
scadenza sono portati in aumento o in diminuzione, a seconda dei casi, del prezzo
delle attività sottostanti (se l’opzione comporta lo scambio di capitali) oppure del
differenziale incassato o pagato (se l’opzione non comporta lo scambio di
capitali)
I premi relativi ad opzioni non esercitate e scadute sono registrati nel conto
economico nelle voci “profitti (perdite) da operazioni finanziarie”. Nella suddetta
voce “profitti (perdite) da operazioni finanziarie” sono anche rilevati i risultati
della vendita di opzioni.
2.7 Prestito titoli
Le operazioni di prestito titoli che prevedono la corresponsione al prestatore,
a titolo di garanzia, di una somma di denaro che rientra nella piena disponibilità
del prestatore medesimo, sono assimilabili a operazioni di pronti contro termine e
come tali vanno trattate ai fini del bilancio.
In tutti gli altri casi, ferma restando l’esigenza di non movimentare il
portafoglio titoli, le SIM che pongono in essere operazioni di prestito titoli non
1
Non si procede alla patrimonializzazione se il pagamento o l’incasso del premio sono posticipati alla data di
esercizio o alla data di scadenza dell’opzione.
130
interessano i conti dello stato patrimoniale ma provvedono a fornire dettagliate
informazioni nella nota integrativa.
2.8 Operazioni di coupon stripping
Le operazioni di coupon stripping consistono nella separazione di un titolo
con cedole nelle sue componenti elementari, negoziabili separatamente, di seguito
definite “zero coupon bond (z.c.b.) ex stripping”: il capitale, rappresentato dal
"mantello" del titolo, e gli interessi, individuati dalle singole cedole. L'operazione
opposta di riunificazione del mantello e delle componenti cedolari inizialmente
separate e' definita invece di ricostituzione del titolo.
Nella contabilizzazione dello stripping occorre rispettare i1 vincolo
dell'invarianza tra la somma dei valori di libro dei singoli “z.c.b. ex stripping”
(mantello + cedole) e il valore di libro del titolo originario. Tale condizione
risulta soddisfatta se il mantello e le cedole vengono attualizzati al "tasso interno
di rendimento" del titolo, vale a dire al tasso che eguaglia il valore attuale dei
singoli “z.c.b. ex stripping” al valore di libro del medesimo titolo. L'osservanza
del requisito anzidetto richiede anche che sia definito in modo coerente il
trattamento da riservare al rateo d'interesse maturato sulla cedola in corso all'atto
dello stripping e allo scarto di emissione maturato alla stessa data.
In sintesi, occorre che sia rispettata la seguente uguaglianza:
( P + r + s) = ∑ [ K n / (1 + i) n ]
n
t =1
dove:
P = valore di libro del titolo
s = scarto di emissione maturato
r = rateo di interesse maturato
K = flusso di cassa ennesimo
Similmente allo stripping, anche l'operazione opposta di ricostituzione del
titolo deve rispettare il vincolo secondo cui il valore di libro del titolo ripristinato
(comprensivo del rateo d'interesse maturato sulla cedola in corso alla data di
ricostituzione e dello scarto di emissione maturato alla medesima data) deve
essere pari alla somma dei valori di libro dei singoli “z.c.b. ex stripping” al
momento dell'operazione. Questi ultimi valori devono ovviamente includere, ai
fini dell'eguaglianza, i relativi interessi maturati sugli “z.c.b. ex stripping”.
Dalla somma dei valori sopradefiniti si sottrae il rateo di interesse maturato
relativo alla cedola in corso di maturazione del titolo ricostituito (rateo maturato
tra la data di scadenza dell'ultima cedola e quella di ricostituzione del titolo). La
differenza costituisce il valore al "corso secco" del titolo ripristinato, che va
iscritto in contabilità all'atto della ricostituzione (tale valore comprende,
ovviamente, anche lo scarto di emissione maturato); il rateo della cedola in corso
andrà invece registrato tra i ratei.
3.
Lo stato patrimoniale
Nel presente paragrafo sono indicate le istruzioni per la compilazione delle
voci, delle sottovoci e dei relativi dettagli informativi dello stato patrimoniale.
I crediti derivanti da contratti di finanziamento sono iscritti per l’importo
erogato al netto dei relativi rimborsi. Sono inclusi anche i crediti per interessi
scaduti e non ancora percepiti e i crediti per interessi di mora.
131
I titoli di debito del portafoglio immobilizzato vanno iscritti nell’attivo per
un importo che include (che esclude) le quote maturate delle differenze negative
(positive) tra il costo di acquisto e il valore di rimborso alla scadenza dei titoli
stessi (1).
I titoli di debito del portafoglio non immobilizzato vanno iscritti nell’attivo
per un importo che include la quota maturata degli scarti di emissione (cfr. le
istruzioni di cui alle voci di conto economico “interessi attivi e proventi
assimilati” e “interessi passivi e oneri assimilati”). La capitalizzazione va operata
anche quando il valore di libro (incrementato degli scarti) dei titoli in portafoglio
superi i relativi prezzi di mercato; in tal caso occorre operare le corrispondenti
svalutazioni, semprechè la SIM non abbia proceduto alla svalutazione del titolo
in un’unica soluzione ai sensi dell’art.18, comma 5, del decreto.
Gli elementi dell’attivo diversi dai crediti sono contabilizzati al costo di
acquisto o di produzione maggiorato delle spese incrementative. Il costo di
acquisto o di produzione è calcolato secondo quanto disposto dall’art. 8, commi
2, 3 e 4 del decreto.
Nella nota integrativa è indicato, per ciascuna categoria di elementi fungibili
(ivi inclusi i valori mobiliari e gli “zero coupon bond”, derivanti anche da
operazioni di stripping), quale metodo, tra quelli previsti nell’art. 8, comma 3, del
decreto (costo medio ponderato, L.I.F.O., F.I.F.O., ecc.), sia stato adottato per la
determinazione del costo di acquisto della “rimanenza” a fine esercizio degli
elementi anzidetti.
3.1. Attivo
Cassa e disponibilità
La presente voce include:
a)le valute aventi corso legale, comprese le banconote e le monete divisionali
estere, gli assegni bancari, circolari e altri;
b)i crediti “a vista” verso gli uffici postali (sempre che non vi siano dubbi circa
la loro effettiva esigibilità) del Paese o dei Paesi in cui la SIM risiede con
proprie filiali.
Crediti verso banche
Nella presente voce devono figurare tutti i crediti verso banche qualunque
sia la loro forma tecnica, ad eccezione di quelli rappresentati da titoli che occorre
ricondurre nella voce “obbligazioni e altri titoli di debito”.
Crediti verso enti finanziari
Nella presente voce devono figurare tutti i crediti verso enti finanziari
qualunque sia la loro forma tecnica, ad eccezione di quelli rappresentati da titoli
che occorre ricondurre nella voce “obbligazioni e altri titoli di debito”.
1
Semprechè la SIM non abbia proceduto alla svalutazione del titolo in un’unica soluzione ai sensi dell’art.18,
comma 5, del decreto.
132
Crediti verso clientela
Nella presente voce devono figurare tutti i crediti verso clientela, qualunque
sia la loro forma tecnica, ad eccezione di quelli rappresentati da titoli che occorre
ricondurre nella voce “obbligazioni e altri titoli di debito”.
Obbligazioni e altri titoli di debito
Nella presente voce devono figurare tutti i titoli di debito presenti nel
portafoglio della SIM (titoli di Stato, obbligazioni, certificati di deposito, altri
valori mobiliari).
Sono inclusi nella presente voce anche i titoli a tasso di interesse variabile,
indicizzati in base a un parametro predeterminato (quale, ad esempio, il tasso di
interesse del mercato interbancario) nonchè gli “zero coupon bond” presenti in
portafoglio alla fine dell’esercizio.
Tra i “titoli propri” possono figurare soltanto i titoli di propria emissione
riacquistati e negoziabili.
Azioni, quote e altri titoli di capitale
La presente voce include tutti i titoli di capitale (azioni e quote) che non
abbiano natura di partecipazione. Devono anche figurarvi le azioni e quote degli
organismi di investimento collettivo del risparmio.
Opzioni e altri valori assimilati
Nella presente voce deve figurare il valore delle opzioni e degli altri contratti
assimilati non esercitati e per i quali non sia ancora decorso il termine
d’esercizio.
Partecipazioni
Le SIM che applicano il metodo di valutazione previsto dall’art. 19 del
decreto devono suddividere la presente voce nelle seguenti due sottovoci:
“(a)valutate al patrimonio netto”;
“(b)altre”.
Partecipazioni in imprese del gruppo
Valgono le medesime istruzioni della voce partecipazioni.
Altre attività
Nella presente voce devono essere iscritte tutte le attività non riconducibili
nelle altre voci dello stato patrimoniale. Sono inclusi anche:
- i depositi in contanti non fruttiferi di interessi presso organismi di
compensazione e garanzia (margini) a fronte di operazioni su contratti derivati;
- le “contropartite contabili” delle eventuali rivalutazioni di operazioni “fuori
bilancio”;
- le attività per imposte anticipate e quelle connesse con le perdite riportabili;
- le posizioni creditorie verso promotori finanziari (agenti e mandatari della
SIM).
133
Ratei e risconti attivi
È ammessa la rettifica diretta, in aumento o in diminuzione, dei conti
dell’attivo e del passivo ai quali si riferiscono i ratei e i risconti, quando ciò sia
tecnicamente appropriato.
Pertanto:
a)i conti dell’attivo relativi a crediti e a titoli possono includere i ratei attivi per
gli interessi maturati su tali attività;
b)i conti del passivo relativi a debiti, rappresentati o meno da titoli, che includono
interessi “anticipati” (ivi compreso l’eventuale disaggio di emissione sui titoli di
debito emessi) possono essere iscritti al netto dei risconti attivi per gli interessi
non ancora maturati su tali passività.
Le rettifiche di rilevanza apprezzabile sono illustrate nella nota integrativa.
3.2.
Passivo
Debiti verso banche
Nella presente voce devono figurare tutti i debiti verso banche qualunque sia
la loro forma tecnica, ad eccezione di quelli rappresentati da titoli che occorre
ricondurre nella voce “debiti rappresentati da titoli”.
Debiti verso enti finanziari
Nella presente voce devono figurare tutti i debiti verso enti finanziari
qualunque sia la loro forma tecnica, ad eccezione di quelli rappresentati da titoli
che occorre ricondurre nella voce “debiti rappresentati da titoli”.
Debiti verso clientela
Nella presente voce devono figurare tutti i debiti verso la clientela,
qualunque sia la loro forma tecnica, ad eccezione di quelli rappresentati da titoli
che occorre ricondurre nella voce “debiti rappresentati da titoli”.
Premi per opzioni ed altri valori assimilati
Nella presente voce deve figurare il valore dei premi incassati a
fronte di opzioni emesse ed altri contratti assimilati per i quali non sia ancora
decorso il termine di esercizio.
Altre passività
Valgono le medesime istruzioni della voce dell’attivo “altre attività”.
Ratei e risconti passivi
Valgono le medesime istruzioni della voce dell’attivo “ratei e risconti attivi”.
Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
Nella presente voce deve figurare l’importo calcolato a norma dell’art. 2120
del codice civile.
134
Fondi per rischi ed oneri
I fondi per rischi ed oneri sono destinati soltanto a coprire perdite, oneri o
debiti di natura determinata, di esistenza probabile o certa, dei quali tuttavia alla
data di chiusura dell’esercizio sono indeterminati o l’ammontare o la data di
sopravvenienza. I suddetti fondi non possono avere la funzione di rettificare
valori dell’attivo e non possono superare l’importo necessario alla copertura dei
rischi a fronte dei quali sono stati costituiti.
Nella sottovoce (a) “fondi di quiescenza e per obblighi simili” sono indicati
esclusivamente i fondi di previdenza del personale senza autonoma personalità
giuridica.
Nella sottovoce (b) “fondi imposte e tasse” devono figurare, in particolare,
gli accantonamenti effettuati a fronte delle imposte non ancora liquidate e di
eventuali oneri fiscali derivanti da contenziosi in essere. Vanno ricomprese le
eventuali passività per imposte differite.
Nella sottovoce (c) “altri fondi” sono ricompresi anche i fondi (diversi dai
“fondi rischi su crediti”) accantonati a fronte delle perdite di valore calcolate, in
base ai criteri di valutazione stabiliti dall’art. 20 del decreto, sulle garanzie
rilasciate e sugli impegni iscritti nelle voci “garanzie e impegni”.
Fondo rischi su crediti
I “fondi rischi su crediti” includono tutti i fondi che siano destinati a
fronteggiare rischi soltanto eventuali su crediti e che non abbiano pertanto
funzione rettificativa (art. 20, comma 6, del decreto).
Fondo per rischi finanziari generali
Il fondo per rischi finanziari generali ha la medesima natura del fondo di cui
all’art. 11, commi 2 e 3, del decreto. Questo fondo, essendo destinato alla
copertura del rischio generale d’impresa, è assimilabile a una riserva
patrimoniale.
La variazione netta (saldo delle dotazioni e dei prelievi) fatta registrare dal
fondo durante l’esercizio è iscritta con il pertinente segno algebrico nella voce di
conto economico “variazione del fondo per rischi finanziari generali”. La
costituzione, l’alimentazione e l’utilizzazione del fondo non possono avvenire in
sede di attribuzione dell’utile d’esercizio.
Capitale
Nella presente voce deve figurare l’intero ammontare delle azioni emesse
dalla SIM.
Riserve
Nella sottovoce b) “riserva per azioni proprie” va iscritta la riserva
indisponibile pari all’importo delle azioni proprie iscritto nella voce dell’attivo
“azioni o quote proprie”. La quota disponibile della riserva per acquisto azioni
proprie, eventualmente costituita in conformità del dettato statutario o di delibere
assembleari, deve essere registrata, rispettivamente, nella sottovoce c) “riserve
statutarie” o nella sottovoce d) “altre riserve”.
135
Riserve di rivalutazione
Le riserve di rivalutazione costituite prima del 31.12.1993 possono essere
indicate separatamente come sottovoci della presente voce.
3.3.
Garanzie e impegni
Garanzie rilasciate
Nella presente voce figurano tutte le garanzie prestate dalla SIM nonché le
attività da questa cedute a garanzia di obbligazioni di terzi.
Impegni
Nella presente voce figurano tutti gli impegni irrevocabili assunti dalla
SIM.
Sono pertanto ricompresi sia gli impegni per l’attività di negoziazione per
conto terzi o di raccolta ordini, nella misura in cui diano origine ad un rischio per
la SIM, sia quelli derivanti dalla stipula di contratti derivati.
Per la determinazione degli importi degli impegni da iscrivere nella presente
voce si deve far riferimento al prezzo contrattuale, ove esistente (es.
compravendita di titoli non ancora regolata), ovvero al presumibile importo
dell’impegno stesso. I criteri seguiti ed eventuali eccezioni vanno indicati nella
nota integrativa.
4.
Il conto economico
Nel presente paragrafo sono indicate le istruzioni per la compilazione delle
voci, delle sottovoci e dei relativi dettagli informativi del conto economico.
Profitti (perdite) da operazioni finanziarie
Nella presente voce figurano per sbilancio complessivo (somma algebrica
dei saldi di cui alle successive lettere a), b) e c):
a)il saldo tra i profitti e le perdite delle operazioni, in bilancio e “fuori bilancio”,
su titoli non immobilizzati, inclusi i risultati delle valutazioni di tali titoli
effettuate a norma dell’art. 20 del decreto;
b)il saldo tra i profitti e le perdite delle operazioni, in bilancio e “fuori bilancio”,
su valute, inclusi i risultati delle valutazioni di tali operazioni effettuate a
norma dell’art. 21 del decreto;
c)il saldo tra i profitti e le perdite delle operazioni, in bilancio e “fuori bilancio”,
su altri strumenti finanziari, inclusi i risultati delle valutazioni di tali valori
effettuate a norma dell’art. 20 del decreto.
Dalla presente voce sono esclusi i proventi e gli oneri relativi ad operazioni
di “copertura” iscritti tra gli interessi secondo quanto indicato nelle istruzioni
relative alle voci “interessi attivi e proventi assimilati” e “interessi passivi e oneri
assimilati”.
Il saldo di cui alla lettera a) include:
1)gli utili e le perdite derivanti dalla compravendita dei titoli (ivi compresi gli
“z.c.b. ex stripping”) non immobilizzati; tali utili e perdite sono calcolati come
somma algebrica delle esistenze iniziali dell’esercizio (valore dei titoli
corrispondente a quello iscritto nel bilancio relativo all’esercizio precedente),
136
dei costi per acquisti regolati durante l’esercizio (ivi incluse le sottoscrizioni di
titoli in emissione), dei ricavi per vendite regolate durante l’esercizio (ivi inclusi
i rimborsi di titoli scaduti) e delle rimanenze finali dell’esercizio (a “valori di
libro”, cioè prima delle valutazioni di bilancio);
2)i differenziali positivi e negativi per contratti derivati con titolo sottostante che
rientrino nell’attività di negoziazione o che proteggano titoli non immobilizzati,
nel caso dei contratti derivati “monoflusso” con attività sottostante (anche se
nozionale) di durata superiore all’anno (cfr. quanto prescritto per i contratti
“monoflusso” dalle istruzioni relative alle voci “interessi attivi e proventi
assimilati” e “interessi passivi e oneri assimilati”) (1);
3)i risultati delle valutazioni dei titoli non immobilizzati, dei contratti di
compravendita non ancora regolati (a pronti o a termine) di titoli non
immobilizzati e dei contratti derivati con titolo sottostante, non ancora scaduti
o chiusi alla fine dell’esercizio, che rientrano nell’attività di negoziazione o che
proteggano titoli non immobilizzati.
Il saldo di cui alla lettera b) include:
1)gli utili e le perdite derivanti dalla negoziazione delle valute;
2)i differenziali positivi e negativi per contratti derivati su valute;
3)la differenza tra il valore corrente di fine esercizio degli elementi dell’attivo e
del passivo e delle operazioni “fuori bilancio” denominati in valuta (o che
prevedono clausole di indicizzazione finanziaria collegate al tasso di cambio
dell’euro con una determinata valuta o con un determinato paniere di valute) e
il valore contabile dei medesimi elementi ed operazioni.
Il saldo di cui alla lettera c) include:
1)i differenziali positivi e negativi per contratti derivati senza titolo sottostante,
collegati a tassi di interesse, a indici o ad altre attività che rientrino nell’attività
di negoziazione o che proteggano titoli non immobilizzati nel caso di contratti
derivati “monoflusso” con attività sottostante (anche se nozionale) di durata
superiore all’anno (cfr. quanto prescritto per i contratti “monoflusso” dalle
istruzioni relative alle voci “interessi attivi e proventi assimilati” e “interessi
passivi e oneri assimilati”);
2)i risultati delle valutazioni dei contratti derivati con titolo sottostante, non
ancora scaduti o chiusi alla fine dell’esercizio, che rientrano nell’attività di
negoziazione o che proteggano titoli non immobilizzati.
Commissioni attive
Commissioni passive
Nelle presenti voci figurano i proventi e gli oneri relativi, rispettivamente, ai
servizi prestati e a quelli ricevuti dalla SIM.
Interessi attivi e proventi assimilati
Interessi passivi e oneri assimilati
Nelle presenti voci devono essere iscritti, secondo il principio di
competenza, gli interessi e i proventi ed oneri assimilati relativi a titoli, crediti e
debiti, anche se indicizzati o subordinati, nonché eventuali altri interessi.
1
Gli acquisti e le vendite di titoli effettuati a seguito di contratti derivati (“futures” e “options”) devono essere
registrati secondo l’“importo dovuto” il giorno di liquidazione dei contratti stessi.
137
I proventi e gli oneri assimilati agli interessi, da iscrivere nel conto
economico in proporzione del tempo maturato (“pro-rata temporis”),
comprendono in particolare:
a)la differenza tra il costo di acquisto e il valore superiore di rimborso dei titoli di
debito immobilizzati; tale differenza è portata in aumento degli interessi
prodotti dai titoli;
b)la differenza tra il costo di acquisto e il valore inferiore di rimborso dei titoli di
debito immobilizzati (salvo che la SIM non decida di svalutare i titoli secondo
quanto previsto dall’art. 18, comma 5, del decreto); tale differenza è portata in
riduzione degli interessi prodotti dai titoli;
c)le riduzioni e gli aumenti di costo rivenienti dalla assunzione di debiti,
rispettivamente, sopra o sotto la pari (rientrano fra gli aumenti di costo, ad
esempio, le quote di competenza dell’esercizio del disaggio di emissione su titoli
di debito emessi);
d)le commissioni e le provvigioni calcolate in funzione dell’importo o della
durata del credito o del debito cui si riferiscono;
e)i proventi e gli oneri relativi ad operazioni “fuori bilancio” destinate alla
copertura di attività o di passività che generano interessi. Nei contratti derivati
tali proventi ed oneri corrispondono ai differenziali o ai margini, positivi e
negativi, maturati sino alla data di chiusura dell’esercizio, sempreché si tratti di
contratti (o di loro singole rate) scaduti o chiusi entro la suddetta data.
Nei contratti di compravendita a termine di valute i differenziali
corrispondono ai margini tra cambio a termine e cambio a pronti fissati nei
contratti di “swap” oppure ai margini tra cambio a termine stabilito nei contratti
di “outright” e cambio a pronti corrente al momento della stipula dei contratti
stessi (1).
In base al principio di coerenza nel trattamento contabile i differenziali e i
margini suddetti sono iscritti nei conti economici secondo una distribuzione
temporale coerente con quella di registrazione degli interessi prodotti dalle attività
e dalle passività coperte, se si tratta di copertura “specifica”, oppure secondo la
durata del contratto, se questo è di copertura “generica” (2).
Ai contratti derivati che proteggono titoli non immobilizzati si applica la
seguente impostazione:
1)per i contratti che prevedono la liquidazione di differenziali o di margini a più
scadenze (contratti c.d. “pluriflusso”; ad esempio, gli “interest rate swaps”)
vale il principio generale secondo cui i differenziali o i margini maturati sino
alla data di chiusura dell’esercizio devono figurare tra gli interessi;
2)per i contratti che prevedono la liquidazione di un solo differenziale o margine
(contratti c.d. “monoflusso”) vale, in via generale, la convenzione secondo cui i
differenziali o i margini devono essere iscritti per intero nel bilancio relativo
all’esercizio in cui sono stati prodotti. Quanto alla voce del conto economico da
interessare, occorre distinguere i contratti con attività sottostante (ancorché
nozionale) di durata non superiore all’anno (ad esempio, i “forward rate
agreements”) da quelli con attività sottostante di durata superiore all’anno (ad
esempio, i “futures” e le “options” su titoli pluriennali): i proventi e gli oneri dei
1
2
La medesima impostazione vale anche per i “domestic currency swaps” e per i contratti similari.
Per i “futures” e per le “options” su titoli o tassi di interesse e per i “forward rate agreements” occorre fare
riferimento alla durata del titolo (anche se nozionale) sottostante oppure al periodo di tempo in relazione al quale
viene calcolato il differenziale di interessi.
138
primi vanno ricondotti fra gli interessi mentre i proventi e gli oneri dei secondi
vanno inclusi nella voce “profitti (perdite) da operazioni finanziarie”.
Il saldo di tutti i differenziali e i margini delle operazioni di copertura, ad
eccezione di quelli ricondotti nell’anzidetta voce “profitti (perdite) da operazioni
finanziarie”, va incluso, secondo il relativo segno algebrico, fra gli interessi attivi
o fra quelli passivi;
f)i proventi e gli oneri relativi ai riporti e alle operazioni pronti contro termine
che prevedano l’obbligo per il cessionario di rivendita a termine delle attività
(ad esempio, di titoli) oggetto della transazione; tali proventi ed oneri sono
calcolati tenendo conto sia della differenza fra il prezzo a pronti e il prezzo a
termine sia dei frutti (ad esempio, degli interessi) prodotti nel periodo di durata
dell’operazione dalle suddette attività;
g)le differenze negative tra i valori di emissione dei titoli di debito immobilizzati
(1) e non immobilizzati e i valori di rimborso dei medesimi titoli (scarti di
emissione);
h)la differenza tra il valore di libro ed il valore di rimborso degli “zero coupon
bond” maturata nell’esercizio (in regime di capitalizzazione composta). La
quota parte della suddetta differenza relativa agli zero coupon bond in essere
alla fine dell’esercizio va inclusa nel valore di libro di questi titoli.
Nella voce del conto economico “interessi attivi e proventi assimilati”, deve
figurare il saldo tra gli interessi di mora maturati durante l’esercizio e la rettifica
di valore corrispondente alla quota di tali interessi giudi\cata non recuperabile.
Dividendi e altri proventi
Nella presente voce devono figurare anche i dividendi e gli altri proventi di
azioni o quote di organismi di investimento collettivo.
Altri proventi di gestione
Nella presente voce vanno tra l’altro ricompresi i recuperi di spesa per i
dipendenti distaccati a tempo pieno presso altre imprese e le spese addebitate
forfettariamente ai clienti come corrispettivo per la prestazione di servizi. Vanno
invece esclusi i recuperi e le spese anticipate o corrisposte per conto dei clienti e i
relativi recuperi .
Spese amministrative
Nella sottovoce (a) “spese per il personale” sono ricomprese anche le spese
per i dipendenti distaccati a tempo pieno presso altre imprese.
Nella sottovoce (b) “altre spese amministrative” devono figurare, in
particolare, le spese per servizi professionali (spese legali, spese notarili, ecc.), le
spese per l’acquisto di beni e di servizi non professionali (energia elettrica,
cancelleria, trasporti, ecc.), i fitti e i canoni passivi, i premi di assicurazione, le
imposte indirette e le tasse (liquidate e non liquidate) di competenza
dell’esercizio, le spese per dipendenti distaccati a tempo pieno presso l’impresa.
1
Per i titoli di debito immobilizzati gli scarti di emissione sono di fatto ricompresi nelle differenze di cui alle lettere
a) e b) e non vanno quindi rilevati autonomamente
139
Rettifiche di valore su immobilizzazioni immateriali e materiali
Nella presente voce sono registrati anche gli eventuali ammortamenti
anticipati.
Accantonamenti per rischi ed oneri
Nella presente voce sono iscritti gli accantonamenti ai fondi di cui alla
sottovoce (c) “altri fondi” della voce del passivo “fondi per rischi ed oneri”, ad
eccezione di quelli che fronteggiano perdite di valore delle garanzie rilasciate e
degli impegni (da ricomprendere nella voce “rettifiche di valore su crediti e
accantonamenti per garanzie e impegni”).
Rettifiche di valore su crediti e accantonamenti per garanzie e impegni
Gli accantonamenti per garanzie e impegni di cui alla presente voce
includono le perdite di valore calcolate, in base ai criteri di valutazione stabiliti
dall’art. 20 del decreto, sulle garanzie rilasciate e sugli impegni iscritti nelle voci
“garanzie e impegni”.
Riprese di valore su crediti e su accantonamenti per garanzie e impegni
Nella presente voce devono figurare anche i recuperi di crediti svalutati in
precedenti esercizi.
Rettifiche di valore su immobilizzazioni finanziarie
Le SIM che applicano il metodo di valutazione previsto dall’art. 19 del
decreto devono indicare separatamente (con apposito “di cui” da denominare “ –
su partecipazioni valutate al patrimonio netto”) l’importo delle variazioni in
diminuzione, intervenute nell’esercizio per effetto di perdite del valore del
patrimonio netto delle partecipate.
Proventi straordinari
Oneri straordinari
Nelle presenti voci devono figurare:
a)le sopravvenienze attive e passive e le insussistenze di passività (ad esempio, la
quota dei fondi ritenuta esuberante) e di attività;
b)gli utili e le perdite derivanti dalla vendita di immobilizzazioni non ricomprese
in altre voci del conto economico.
Variazione del fondo per rischi finanziari generali
Nella presente voce figura, con l’indicazione del pertinente segno algebrico,
il saldo delle dotazioni (accantonamenti) e dei prelievi (utilizzi) del fondo per
rischi finanziari generali.
Imposte sul reddito d’esercizio
Nella presente voce figura il saldo complessivo risultante dalla somma
algebrica delle imposte correnti, della variazione delle imposte anticipate e della
variazione delle imposte differite (cfr. paragrafo 1.2.4. delle “Disposizioni
generali”).
140
5.
5.1.
La nota integrativa
Premessa
La nota integrativa è suddivisa nelle seguenti quattro parti:
1)parte A – Criteri di valutazione;
2)parte B – Informazioni sullo stato patrimoniale;
3)parte C – Informazioni sul conto economico;
4)parte D – Altre informazioni.
Ogni parte della nota è articolata a sua volta in sezioni, ciascuna delle quali
illustra singoli aspetti della gestione aziendale.
Le sezioni sono costituite, di regola, da voci e da tabelle. Le voci e le tabelle
che non presentano importi non devono essere indicate.
Le sezioni contengono anche note di commento delle voci e delle tabelle o
note descrittive degli aspetti trattati.
Nella nota integrativa le SIM possono fornire altre informazioni in aggiunta
a quelle previste dal decreto e dalle presente istruzioni, purchè ciò non diminuisca
la chiarezza e l’immediatezza informativa della nota stessa.
5.2.
Parte A – Criteri di valutazione
Sezione 1 – Illustrazione dei criteri di valutazione
Nella presente sezione sono indicati almeno:
1)i criteri applicati nelle valutazioni di bilancio, nelle rettifiche di valore, nelle
riprese di valore e nelle rivalutazioni;
2)nel caso di applicazione di una deroga prevista dall’art. 2, comma 5, dall’art.
7, comma 3 o dall’art. 15, comma 2, del decreto, i motivi della deroga stessa e
la sua influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, di quella
finanziaria e del risultato economico;
3)le modifiche, con le relative motivazioni, eventualmente apportate ai criteri di
ammortamento e ai coefficienti applicati nella valutazione delle
immobilizzazioni materiali e immateriali la cui utilizzazione è limitata nel
tempo;
4)l’esercizio, motivandolo, della facoltà di ammortizzare l’avviamento in un
periodo di durata superiore a cinque anni;
5)la differenza, motivandola, tra il valore di iscrizione in bilancio delle
partecipazioni rilevanti di cui all’art. 19, comma 1, del decreto e il valore
inferiore derivante dall’applicazione del criterio di valutazione previsto
dall’articolo suddetto o, se non vi sia l’obbligo di redigere il bilancio
consolidato, il valore corrispondente alla frazione di patrimonio netto risultante
dall’ultimo bilancio dell’impresa partecipata;
6)l’esercizio della facoltà di cui all’art. 19, comma 4, ultimo periodo e comma 6
del decreto.
Sezione 2 – Le rettifiche e gli accantonamenti fiscali
Nella presente sezione sono indicati i motivi e riportati separatamente gli
importi delle rettifiche di valore e degli accantonamenti effettuati esclusivamente
141
in applicazione di norme tributarie. Sono anche fornite indicazioni circa
l’influenza che le rettifiche e gli accantonamenti suddetti hanno sulla
rappresentazione della situazione patrimoniale e del risultato economico nonché,
se di importo apprezzabile, sul futuro onere fiscale. In ordine al trattamento della
c.d. fiscalità differita si veda il relativo paragrafo 1.2 di cui alle “Disposizioni
generali” della presente Sezione II.
5.3.
Parte B – Informazioni sullo stato patrimoniale
Sezione 1 – I crediti
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti dell’attivo
relativi alle voci 20, 30 e 40.
1.1. Dettaglio della voce 20 “crediti verso banche”
Nella sottovoce (a) deve figurare l’importo dei crediti rivenienti da servizi
prestati dalla SIM nell’ambito della propria attività tipica.
Nella sottovoce (b) “di cui: – su obbligazioni e altri titoli di debito” devono
essere indicati i crediti rivenienti da operazioni di riporto e pronti contro termine
su titoli di natura obbligazionaria diversi dai titoli emessi dallo Stato italiano, che
vanno invece indicati nel “di cui: – su titoli di Stato”.
1.2. Dettaglio della voce 30 “crediti verso enti finanziari”
Nella sottovoce (a) deve figurare l’importo dei crediti rivenienti da servizi
prestati dalla SIM nell’ambito della propria attività tipica.
Nella sottovoce (b) “di cui: – su obbligazioni e altri titoli di debito” devono
essere indicati i crediti rivenienti da operazioni di riporto e pronti contro termine
su titoli di natura obbligazionaria diversi dai titoli emessi dallo Stato italiano, che
vanno invece indicati nel “di cui: – su titoli di Stato”.
1.3. Dettaglio della voce 40 “crediti verso clientela”
Nella sottovoce (a) deve figurare l’importo dei crediti rivenienti da servizi
prestati dalla SIM nell’ambito della propria attività tipica.
Nella sottovoce (b) “di cui: – su obbligazioni e altri titoli di debito” devono
essere indicati i crediti rivenienti da operazioni di riporto e pronti contro termine
su titoli di natura obbligazionaria diversi dai titoli emessi dallo Stato italiano, che
vanno invece indicati nel “di cui: – su titoli di Stato”.
1.4. Crediti verso altre SIM
Nella sottovoce (a) deve figurare l’importo dei crediti rivenienti da servizi
prestati dalla SIM nell’ambito della propria attività tipica. Nella sottovoce (b) “di
cui: – su obbligazioni e altri titoli di debito” devono essere indicati i crediti
rivenienti da operazioni di riporto e pronti contro termine su titoli di natura
obbligazionaria diversi dai titoli emessi dallo Stato italiano, che vanno invece
indicati nel “di cui: – su titoli di Stato”.
142
1.5. Crediti in sofferenza (inclusi interessi di mora)
Nella presente voce figura l’importo complessivo dei crediti in sofferenza
come definiti nelle presenti istruzioni. L’ammontare dei crediti in sofferenza deve
essere indicato sia al lordo sia al netto di eventuali svalutazioni.
1.6. Crediti per interessi di mora
L’ammontare dei crediti per interessi di mora deve essere indicato sia al
lordo sia al netto di eventuali svalutazioni.
Sezione 2 – I titoli
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti dell’attivo
relativi alle voci 50, 60 e 70.
Deve essere indicato il criterio adottato per distinguere i titoli immobilizzati
da quelli non immobilizzati.
Deve anche figurare l’importo delle differenze (positive e negative) tra il
valore iscritto in bilancio e il valore di rimborso alla scadenza dei titoli di debito
immobilizzati. Le differenze sono calcolate separatamente per categorie
omogenee di titoli (titoli emessi dallo stesso soggetto ed aventi uguali
caratteristiche).
2.1. Titoli immobilizzati
Il valore di mercato dei titoli va calcolato sulla base:
a)delle relative quotazioni, per i titoli quotati in mercati organizzati;
b)dell’andamento del mercato, per gli altri titoli.
Tra i titoli di Stato devono figurare soltanto i titoli emessi dallo Stato
italiano.
2.1.1. Variazioni annue dei titoli immobilizzati
Le “esistenze iniziali” corrispondono al valore dei titoli immobilizzati
iscritto nel bilancio relativo all’esercizio precedente. Gli “acquisti” includono
anche le sottoscrizioni di titoli in emissione. Le “rimanenze finali”, che
rappresentano la differenza tra le “esistenze iniziali” e gli “aumenti”
dell’esercizio, da un lato, e le “diminuzioni” dell’esercizio, dall’altro,
corrispondono al valore iscritto nel bilancio. Tra le “altre variazioni” devono
essere inclusi, fra l’altro, gli utili e le perdite derivanti da eventuali vendite
nonchè i trasferimenti che fossero stati effettuati al (o dal) portafoglio titoli non
immobilizzati.
Nelle “svalutazioni durature” del punto C3 sono indicate le svalutazioni
operate ai sensi dell’art. 18, comma 2, del decreto.
2.2. Titoli non immobilizzati
Il valore di mercato dei titoli va calcolato sulla base:
a)delle relative quotazioni, per i titoli quotati in mercati organizzati;
b)dell’andamento del mercato, per gli altri titoli.
Tra i titoli di Stato devono figurare soltanto i titoli emessi dallo Stato
italiano.
143
2.2.1. Acquisti e vendite di titoli non immobilizzati.
Gli acquisti e le vendite includono anche i trasferimenti effettuati dal (al)
portafoglio di titoli immobilizzati nel corso dell’esercizio nonché i le
sottoscrizioni di titoli in emissione e i rimborsi di titoli scaduti.
2.3. Opzioni e altri valori assimilati
Forma oggetto di illustrazione nella presente sottosezione il conto dell’attivo
relativo alla voce 70.
2.3.1. Variazioni annue delle opzioni e altri valori assimilati
Le “esistenze iniziali” corrispondono al valore delle opzioni iscritto nel
bilancio relativo all’esercizio precedente. Le “rimanenze finali”, che
rappresentano la differenza tra le “esistenze iniziali” e gli “aumenti”
dell’esercizio, da un lato, e le “diminuzioni” dell’esercizio, dall’altro,
corrispondono al valore iscritto nel bilancio.
Tra le “rivalutazioni” devono essere incluse anche le riprese di valore,
mentre le rettifiche di valore andranno incluse nelle “svalutazioni”.
2.3.2. Acquisti e vendite di opzioni e altri valori assimilati
Sezione 3 – Le partecipazioni
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti dell’attivo
relativi alle voci 80 e 90.
Per le partecipazioni valutate con il metodo di cui all’art. 19 del decreto
devono essere indicati separatamente gli importi delle differenze positive e di
quelle negative emerse in sede di prima applicazione del metodo stesso. Le
differenze positive figurano al netto dell’ammortamento effettuato a norma del
suddetto articolo.
3.1. Partecipazioni rilevanti
Nell’elenco delle partecipazioni rilevanti, possedute direttamente o per il
tramite di società fiduciaria o per interposta persona, devono figurare
esclusivamente quelle in imprese controllate ai sensi dell’art. 4, comma 3 del
decreto e quelle in imprese sottoposte a influenza notevole ai sensi dell’art. 19,
comma 1, del medesimo decreto.
Per ciascuna partecipata occorre indicare la denominazione, la sede,
l’importo del patrimonio netto e quello dell’utile o della perdita dell’ultimo
esercizio chiuso, la quota percentuale di capitale posseduta, il valore attribuito in
bilancio alla partecipazione. Il patrimonio netto è calcolato includendo anche
l’utile destinato alle riserve (oppure deducendo la perdita d’esercizio); per le
partecipate valutate con il metodo di cui all’art. 19 del decreto, il patrimonio
netto e l’utile o la perdita d’esercizio sono quelli utilizzati nell’applicazione di
tale metodo.
E’ consentito omettere le informazioni richieste nell’elenco, quando esse
possano arrecare grave pregiudizio a una delle imprese ivi indicate. Di tale
omissione è fatta menzione nella presente sezione.
I bilanci e i prospetti riepilogativi che la SIM deve tenere depositati presso
la propria sede ai sensi dell’art. 2429, commi 3 e 4, del codice civile sono quelli
delle imprese controllate a norma dell’art. 4, comma 3 del decreto e delle
144
imprese sottoposte a influenza notevole di cui all’art. 19, comma 1, del medesimo
decreto.
3.2. Attività e passività verso imprese del gruppo
Vanno presi in considerazione i rapporti intrattenuti con le imprese di cui
all’art. 4, comma 2 del decreto, anche se si tratta di imprese non partecipate
direttamente dalla SIM.
3.3. Attività e passività verso imprese partecipate (diverse dalle imprese del gruppo)
Possono essere escluse le relazioni finanziarie intrattenute con imprese nelle
quali si posseggano partecipazioni di modesta entità sia in rapporto al capitale
della partecipata sia al patrimonio della SIM.
3.4. Composizione della voce 80 “partecipazioni”
3.5. Composizione della voce 90 “partecipazioni in imprese del gruppo”
3.6. Variazioni annue delle partecipazioni
Le “esistenze iniziali” corrispondono al valore delle partecipazioni iscritto
nel bilancio relativo all’esercizio precedente. Gli “acquisti” includono anche le
sottoscrizioni a titolo oneroso di nuove azioni o quote. Le “rimanenze finali”, che
rappresentano la differenza tra le “esistenze iniziali” e gli “aumenti”
dell’esercizio, da un lato, e le “diminuzioni” dell’esercizio, dall’altro,
corrispondono al valore iscritto nel bilancio. Tra le “altre variazioni” devono
essere inclusi gli utili e le perdite derivanti da eventuali vendite nonché i
trasferimenti dalla voce 80 (“partecipazioni”) alla voce 90 (“partecipazioni in
imprese del gruppo”) o alla voce 60 (“azioni, quote e altri titoli a reddito
variabile”) e viceversa.
Nelle “rivalutazioni totali” e nelle “rettifiche totali” deve figurare l’importo,
rispettivamente, di tutte le rivalutazioni e di tutte le rettifiche di valore effettuate
nel tempo sulle partecipazioni ancora in portafoglio.
Le partecipazioni in imprese del gruppo e le altre partecipazioni che siano
state valutate secondo il metodo previsto dall’art. 19 del decreto devono formare
oggetto di separata evidenza nelle tabelle 3.6.1. e 3.6.2. (cfr. Allegato A.3).
Le informazioni relative alle variazioni delle partecipazioni possono essere
fornite omettendo la distinzione tra imprese del gruppo e altre nel casi in cui tale
distinzione non sia rilevante.
Sezione 4 – Altre voci dell’attivo
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti dell’attivo
relativi alle voci non trattate nelle sezioni precedenti.
4.1. Le immobilizzazioni materiali e immateriali
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti dell’attivo
relativi alle voci 100 e 110.
Occorre indicare gli acconti versati a fronte delle immobilizzazioni, nonché,
ove apprezzabile, l’importo dei terreni e dei fabbricati utilizzati dalla SIM nella
propria attività.
145
4.1.1. Variazioni annue delle immobilizzazioni materiali
4.1.2. Variazioni annue delle immobilizzazioni immateriali
Le “esistenze iniziali” corrispondono al valore iscritto nel bilancio relativo
all’esercizio precedente. Le “rimanenze finali”, che rappresentano la differenza
tra le “esistenze iniziali” e gli “aumenti” dell’esercizio, da un lato, e le
“diminuzioni” dell’esercizio, dall’altro, corrispondono al valore iscritto nel
bilancio.
Nelle “rivalutazioni totali” e nelle “rettifiche totali” deve figurare l’importo,
rispettivamente, di tutte le rivalutazioni e di tutte le rettifiche di valore effettuate
nel tempo sulle immobilizzazioni esistenti alla chiusura dell’esercizio.
Nella sottovoce (b) del punto C2 (“rettifiche di valore: svalutazioni
durature) e nella sottovoce (b) del punto F (“rettifiche totali: svalutazioni
durature”) sono indicate le svalutazioni operate ai sensi dell’art. 17, comma 2,
del decreto.
4.2. Composizione della voce 140 “altre attività”
La composizione della voce 140 dell’attivo deve figurare solo ove il suo
ammontare sia apprezzabile.
4.3. Composizione della voce 150 “ratei e risconti attivi”
La composizione della voce 150 dell’attivo deve figurare solo ove il suo
ammontare sia apprezzabile.
4.4. Rettifiche per ratei e risconti attivi
Nella presente voce devono essere indicate le rettifiche per ratei e risconti
attivi apportate alle voci, rispettivamente, dell’attivo e del passivo, quando
l’ammontare di tali rettifiche sia apprezzabile.
4.5. Distribuzione delle attività subordinate
Nella presente voce deve figurare l’importo dei crediti verso enti creditizi,
enti finanziari e clientela e dei titoli di debito che presentino clausole di
subordinazione.
Sezione 5 – I debiti
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti del passivo
relativi alle voci 10, 20, 30 e 40.
5.1. Dettaglio della voce 10 “debiti verso banche”
Nei “di cui: – su obbligazioni e altri titoli di debito” devono essere indicati i
debiti rivenienti da operazioni di riporto e pronti contro termine su titoli di natura
obbligazionaria diversi da quelli emessi dallo Stato italiano, che vanno invece
indicati nel “di cui: – su titoli di Stato”.
5.2. Dettaglio della voce 20 “debiti verso enti finanziari”
Nel “di cui: – su obbligazioni e altri titoli di debito” devono essere indicati i
debiti rivenienti da operazioni di riporto e pronti contro termine su titoli di natura
146
obbligazionaria diversi da quelli emessi dallo Stato italiano, che vanno invece
indicati nel “di cui: – su titoli di Stato”.
5.3. Dettaglio della voce 30 “debiti verso clientela”
Nel “di cui: – su obbligazioni e altri titoli di debito” devono essere indicati i
debiti rivenienti da operazioni di riporto e pronti contro termine su titoli di natura
obbligazionaria diversi da quelli emessi dallo Stato italiano, che vanno invece
indicati nel “di cui: – su titoli di Stato”.
5.4. Debiti verso altre SIM
Nella sottovoce (a) deve figurare l’importo dei debiti rivenienti da servizi
ricevuti da altre SIM.
Nel “di cui: – su obbligazioni e altri titoli di debito” devono essere indicati i
debiti rivenienti da operazioni di riporto e pronti contro termine su titoli di natura
obbligazionaria diversi da quelli emessi dallo Stato italiano, che vanno invece
indicati nel “di cui: – su titoli di Stato”.
5.5. Debiti rappresentati da titoli
Devono essere indicati l’importo e il numero delle obbligazioni ordinarie e di
quelle convertibili in azioni emesse dalla SIM, specificando i diritti che esse
attribuiscono.
Sezione 6 – I fondi
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti del passivo
relativi alle voci 80 e 90.
Se di importo apprezzabile, devono figurare, per categoria di attività (titoli,
immobili, ecc.), gli investimenti specifici dei fondi di quiescenza iscritti nella
sottovoce 90 (a). Devono inoltre essere indicate le variazioni intervenute durante
l’esercizio nella consistenza delle voci (e delle eventuali sottovoci) 80 e 90,
indicando separatamente, ove l’ammontare sia apprezzabile, gli accantonamenti e
gli utilizzi.
Occorre anche indicare sia la quota dei “fondi imposte e tasse” di cui alla
sottovoce 90 (b) che fronteggia gli oneri per imposte non ancora liquidate sia
l’importo dei relativi acconti già versati. In ordine al trattamento della c.d.
fiscalità differita si veda il relativo paragrafo 1.2. di cui alle “Disposizioni
generali” della presente Sezione II.
6.1. Composizione della sottovoce 90 (c) “fondi per rischi ed oneri: altri fondi”
Nella presente voce deve figurare la composizione della sottovoce (c) della
voce 90 del passivo, quando l’ammontare dei fondi sia apprezzabile.
Sezione 7 – Il capitale, le riserve, il fondo per rischi finanziari generali e le passività
subordinate
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti del passivo
relativi alle voci 100, 120, 130, 140, 150 e 160 e i conti dell’attivo relativi alle
voci 120 e 130.
147
Devono essere fornite, separatamente per ciascun prestito subordinato il cui
importo a fine esercizio ecceda il 10 per cento dell’importo complessivo della
voce 120 (“passività subordinate”), le seguenti informazioni:
a)l’importo, la valuta di denominazione, il tasso di interesse, la data di scadenza
o se si tratti di un prestito perpetuo;
b)l’esistenza di clausole di rimborso anticipato;
c)le condizioni della subordinazione, l’esistenza di disposizioni che consentano la
conversione della passività subordinata in capitale o in altro tipo di passività e
le condizioni previste per tale conversione.
Di tutte le altre passività subordinate occorre illustrare complessivamente le
modalità che le disciplinano.
Nella presente sezione occorre anche indicare:
– il valore nominale e il numero delle azioni che compongono la voce 130
(“capitale”) nonché di quelle emesse e sottoscritte durante l’esercizio;
– la composizione della sottovoce (d) (“altre riserve”) della voce 150 (“riserve”)
del passivo, se di importo apprezzabile.
In ordine al trattamento della c.d. fiscalità differita cfr. il par. 1.2 della Sez.
II.
Sezione 8 – Altre voci del passivo
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti del passivo
relativi alle voci non trattate nelle sezioni precedenti.
Con riferimento alla voce 50 “opzioni e altri valori assimilati emessi” deve
essere indicato anche il valore complessivo delle opzioni emesse dalla SIM
nell’esercizio.
Valgono le medesime istruzioni della precedente sezione 4 “Altre voci
dell’attivo”.
Sezione 9 – Le garanzie e gli impegni
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti delle garanzie
e degli impegni relativi alle voci 10 e 20, nonché le altre operazioni “fuori
bilancio”.
9.1. Composizione della voce 10 “garanzie rilasciate”
Deve essere riportato l’importo e, ove rilevante, il dettaglio delle garanzie
reali e personali rilasciate per conto terzi nonché l’indicazione delle attività
eventualmente costituite in garanzia.
9.2. Attività costituite in garanzia di propri debiti
Nella presente voce deve figurare, separatamente per ciascuna voce del
passivo e per tipo di attività:
a) l’importo delle attività costituite dalla SIM in garanzia di propri debiti;
b) la natura e l’importo delle attività costituite in garanzia a fronte di
operazioni di prestito titoli.
148
9.3. Composizione della voce 20 “impegni”
9.4. Dettaglio della voce 20 “impegni”
9.5. Operazioni “fuori bilancio”
Nella presente tabella devono essere riportate tutte le operazioni “fuori
bilancio” in essere a fine esercizio di cui alle lettere a), b), c), d) del paragrafo
5.11 della Sezione I. Sono escluse le negoziazioni per conto terzi da indicare nel
successivo punto 11.1.
Altre tipologie, non previste nella tabella suddetta, di operazioni a termine
poste in essere dalla SIM devono essere indicate in modo specifico, se di importo
apprezzabile.
Il valore da attribuire alle operazioni è il seguente:
a)ai contratti di compravendita di titoli e di valute e ai contratti derivati che
comportino o possano comportare lo scambio a termine di capitali (o di altre
attività), il prezzo di regolamento dei contratti stessi (1);
b)ai contratti derivati che non comportino lo scambio a termine di capitali (quali,
ad esempio, i contratti su tassi di interesse o su indici), il valore nominale del
capitale di riferimento.
I contratti che prevedono lo scambio di due valute (o del differenziale di
cambio tra due valute) devono essere indicati una sola volta, facendo
convenzionalmente riferimento alla valuta da acquistare. I contratti che
prevedono sia lo scambio di tassi di interesse sia lo scambio di valute vanno
riportati soltanto tra i contratti su valute.
I contratti derivati su tassi di interesse sono classificati convenzionalmente
come “acquisti” o come “vendite” a seconda che comportino per la SIM
l’acquisto o la vendita del tasso fisso. (2)
I “basis swaps” (3) devono formare oggetto di rilevazione tra i contratti
derivati senza scambio di capitali sia tra gli acquisti sia tra le vendite. Se il
volume delle operazioni di “basis swap” è rilevante, occorre indicarne l’importo
anche separatamente, precisando che esso è stato incluso tanto negli acquisti
quanto nelle vendite.
Gli “interest rate caps” acquistati e gli “interest rate floors” emessi vanno
rilevati tra i contratti derivati senza scambio di capitali come “vendite”;
viceversa, gli “interest rate caps” emessi e gli “interest rate floors” acquistati
1
2
3
Per i contratti derivati trattati in mercati organizzati che prevedano la liquidazione giornaliera dei margini di
variazione, il valore da attribuire è pari convenzionalmente al valore nominale del capitale di riferimento.
In conformità di tale criterio, nel caso di negoziazione di un “forward rate agreement” è acquirente la parte che alla
data di liquidazione del contratto riceverà il differenziale quando il tasso fisso è superiore al tasso corrente, mentre
pagherà quando il tasso fisso è inferiore al tasso corrente. Viceversa si qualifica come venditrice la parte che alla
data di regolamento del contratto riceverà il diffrenziale quando il tasso fisso è inferiore al tasso corrente, mentre
pagherà quando il tasso fisso è superiore al tasso corrente.
I “basis swaps”, cioè gli “swaps” che prevedono lo scambio di due tassi di interesse indicizzati, corrispondono alla
combinazione di due “interest rate swaps” di segno opposto (l’uno di acquisto, l’altro di vendita) aventi le
medesime caratteristiche contrattuali (ivi incluso il livello del tasso fisso), ma differenti tassi indicizzati e cioè:
– per l’”IRS” acquistato, il tasso cui si fa riferimento per determinare il flusso monetario da pagare;
– per l’”IRS” venduto, il tasso cui si fa riferimento per determinare il flusso monetario da ricevere.
149
vanno rilevati tra i contratti derivati senza scambio di capitali come “acquisti”
(1).
Nella presente sezione devono inoltre essere indicati:
a)eventuali altri rischi rilevanti rispetto all’attività dell’ente;
b)la natura e l’importo delle attività ricevute in garanzia a fronte di operazioni di
prestito titoli;
c)le altre garanzie ricevute, se di importo apprezzabile, indicando le attività di
riferimento.
Sezione 10 – Distribuzione delle attività e delle passività
10.1. Distribuzione temporale delle attività e delle passività
Le voci della tabella si riferiscono ai corrispondenti conti dell’attivo e del
passivo dello stato patrimoniale.
Nelle voci 1.5 e 2.5 figurano le operazioni “fuori bilancio” collegate a titoli
di debito fisso o a tassi di interesse (2).
La distribuzione temporale delle attività e delle passività deve essere
effettuata in base alla loro vita residua. Questa corrisponde all’intervallo
temporale compreso tra la data di riferimento del bilancio e il termine
contrattuale di scadenza di ciascuna operazione (occorre a tal fine tener conto
anche di eventuali accordi modificativi dei patti iniziali). Per le operazioni con
piano di ammortamento occorre far riferimento alla durata residua delle singole
rate. Nello scaglione “a vista” devono essere ricondotti i crediti e i debiti “a
vista” dello stato patrimoniale nonché le altre attività e passività con durata
residua non superiore a 24 ore (3). I crediti scaduti o in sofferenza sono attribuiti
alla fascia temporale “durata indeterminata”.
1
Gli “interest rate caps” e gli “interest rate floors” corrispondono alla combinazione di un’opzione e di un “forward
rate agreement”.
In particolare, chi acquista un “interest rate cap” assume il diritto di ricevere il differenziale di interessi se il tasso
corrente è superiore al tasso fisso, mentre chi emette un “interest rate floor” assume l’obbligo di pagare il
differenziale di interessi se il tasso corrente è inferiore al tasso fisso.
Pertanto, sia il detentore di un “interest rate cap” sia l’emittente di un “interest rate floor” risultano essere le parti
venditrici del tasso fisso. In entrambi i casi infatti essi ricevono un tasso corrente e pagano un tasso fisso, con la
particolarità che, da un lato, il detentore dell’”interest rate cap” non pagherà alcun differenziale se il tasso corrente
è inferiore al tasso fisso, dall’altro, l’emittente dell’”interest rate floor” non riceverà alcun differenziale se il tasso
corrente è superiore al tasso fisso.
Viceversa, sia l’emittente di un “interest rate cap” sia il detentore di un “interest rate floor” risultano essere le parti
acquirenti del tasso fisso. In entrambi i casi, infatti, essi ricevono un tasso fisso e pagano un tasso corrente, con la
particolarità che, da un lato, l’emittente dell’”interest rate cap” non riceverà alcun differenziale se il tasso corrente è
inferiore al tasso fisso, dall’altro, il detentore dell’”interest rate floor” non pagherà alcun differenziale se il tasso
corrente è superiore al tasso fisso.
2
3
A questi fini tra le operazioni “fuori bilancio” su tassi di interesse rientrano anche quelle che prevedono lo scambio
di tassi di interesse su valute diverse (ad esempio, le operazioni “cross currency interest rate swap”).
Nello scaglione a vista della voce debiti rappresentati da titoli vanno ricompresi anche i titoli che alla data di
riferimento del bilancio risultano scaduti ma non ancora rimborsati.
150
10.2. Attività e passività in valuta
Nella presente voce deve figurare, ove apprezzabile, l’importo, espresso in
euro, delle attività e delle passività denominate in altre valute. Devono inoltre
essere indicati i tassi di cambio utilizzati per la conversione in euro.
Sezione 11 – Altre attività
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione le operazioni
effettuate dalla SIM nell’ambito dell’attività di negoziazione per conto terzi,
collocamento, gestione, ricezione e trasmissione di ordini e/o mediazione, offerta
fuori sede, custodia e amministrazione di valori mobiliari.
Altre tipologie, non previste nella presente sezione, di servizi resi a terzi da
parte della SIM devono essere indicate in modo specifico, se di importo
apprezzabile.
11.1. Negoziazione per conto terzi
Devono essere forniti riferimenti in ordine all’attività di negoziazione su
titoli e valute posta in essere per conto terzi nel corso dell’esercizio (con evidenza
delle operazioni non ancora regolate alla chiusura dell’esercizio).
11.2. Attività di collocamento
11.3. Gestione di patrimoni
11.4. Ricezione e trasmissione di ordini e/o mediazione
Nelle precedenti voci da 11.2 a 11.4 devono essere forniti riferimenti in
ordine ai servizi di investimento prestati dalla SIM riportando informazioni di
carattere quali/quantitativo in ordine all’operatività svolta nel corso
dell’esercizio.
11.5 Offerta fuori sede
11.6. Custodia e amministrazione di titoli
11.7 Altre operazioni
5.4.
Parte C – Informazioni sul conto economico
Sezione 1 – I profitti e le perdite da operazioni finanziarie
Forma oggetto di illustrazione nella presente sezione il conto relativo alla
voce 10.
1.1. Composizione della voce 10 “profitti/perdite da operazioni finanziarie”
Nella presente tabella deve figurare, separatamente per comparto operativo
(titoli, valute, altri), la composizione dei profitti/perdite da operazioni finanziarie
– distinguendo i risultati delle valutazioni (punti A1 e A2) da quelli delle
negoziazioni (punti B1 e B2) – i quali devono includere anche i differenziali
prodotti dai contratti derivati chiusi o scaduti nel corso dell’esercizio.
Nella riga dei totali va riportata, con il pertinente segno, la somma algebrica
di tutti i proventi e le perdite prodotti da ciascun comparto operativo. La somma
151
algebrica dei tre totali deve corrispondere all’importo indicato nella voce 10 del
conto economico (“profitti/perdite da operazioni finanziarie”).
Per le operazioni su titoli deve anche figurare la ripartizione del totale dei
profitti/perdite del comparto secondo le categorie di titoli (considerate nella
tabella) oggetto delle operazioni stesse. In corrispondenza di ciascuna categoria
occorre indicare, con il pertinente segno, la somma algebrica dei proventi e delle
perdite risultanti dalle negoziazioni e dalle valutazioni che hanno interessato la
categoria medesima. Tra i proventi e le perdite su titoli di Stato devono figurare
soltanto quelli relativi ai titoli emessi dallo Stato italiano.
L’importo dei profitti/perdite rivenienti da contratti derivati deve essere
indicato anche per le operazioni su “valute” e “altri”. I differenziali o i margini
delle operazioni fuori bilancio che prevedono lo scambio di tassi di interesse su
valute diverse (ad esempio le operazioni di “cross currency interest rate swap”)
vanno ricondotti nella colonna “altri”.
Sezione 2 – Le commissioni
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti relativi alle
voci 20 e 30.
Sezione 3 – Gli interessi
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti relativi alle
voci 40 e 50.
Occorre ricomprendere tra gli interessi su attività e passività in valuta anche
quelli relativi ad attività e passività che prevedono clausole di indicizzazione
finanziaria collegata al tasso di cambio dell’euro con una determinata valuta o
con determinato paniere di valute.
Sezione 4 – Le spese amministrative
Forma oggetto di illustrazione nella presente sezione il conto relativo alla
voce 80.
Sezione 5 – Le rettifiche, le riprese e gli accantonamenti
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti relativi alle
voci 90, 100, 120, 130, 140, 150, 160 e 210.
Devono essere indicate separatamente le rettifiche di valore su crediti verso
enti creditizi, enti finanziari, clientela, imprese del gruppo e altre imprese
partecipate, quando il loro importo sia apprezzabile.
5.1. Composizione della voce 120 “rettifiche di valore su crediti e accantonamenti per garanzie e
impegni”
Nelle svalutazioni e negli accantonamenti forfettari deve figurare l’importo
delle svalutazioni e degli accantonamenti determinati in modo forfettario ai sensi
dell’art. 20, commi 5 e 7, del decreto.
Sezione 6 – Altre voci del conto economico
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti relativi alle
voci del conto economico 70, 110, 180, 190 e 220.
152
6.1. Composizione della voce 70 “altri proventi di gestione”
6.2. Composizione della voce 110 “altri oneri di gestione”
6.3. Composizione della voce 180 “proventi straordinari”
6.4. Composizione della voce 190 “oneri straordinari”
6.5. Composizione della voce 220 “imposte sul reddito d’esercizio”
Nelle presenti voci deve figurare la composizione delle voci 70, 110, 180,
190 e 220 del conto economico, quando il loro ammontare sia apprezzabile.
In ordine al trattamento della c.d. fiscalità differita si veda il relativo
paragrafo 1.2. di cui alle “Disposizioni generali”.
Sezione 7 – Altre informazioni sul conto economico
7.1. Distribuzione territoriale dei proventi
Nella presente voce deve essere indicata la ripartizione per mercati
geografici dei proventi relativi alle voci 10, 20, 40, 60 e 70 del conto economico,
se tali aree siano tra loro significativamente differenti per l’organizzazione della
SIM.
E’ consentito omettere tali informazioni, quando esse possano arrecare
grave pregiudizio all’ente che redige il bilancio. Di tale omissione è fatta
menzione nella presente sezione.
5.5.
Parte D – Altre informazioni
Sezione 1 – Amministratori, sindaci e dipendenti
1.1. Compensi di amministratori e sindaci
1.2. Crediti e garanzie rilasciate a favore di amministratori e sindaci
Nelle presenti voci devono essere indicati l’importo dei compensi spettanti
agli amministratori e ai sindaci della SIM e quello dei crediti erogati e delle
garanzie prestate in loro favore, cumulativamente per ciascuna categoria.
1.3. Numero medio dei dipendenti per categoria
Il numero medio è calcolato come media aritmetica del numero dei
dipendenti alla fine dell’esercizio e di quello dell’esercizio precedente.
Sezione 2 – Impresa capogruppo
2.1. Denominazione
2.2. Sede
Nelle presenti voci devono figurare la denominazione e la sede dell’impresa
capogruppo che redige il bilancio consolidato nel quale è inclusa, come impresa
controllata o sottoposta al controllo congiunto, la SIM che redige il bilancio
d’esercizio (occorre anche indicare, se diverso dalla sede della capogruppo, il
luogo di pubblicazione del bilancio consolidato). Analoga disposizione si applica
153
alle SIM che operano secondo una direzione unitaria, quando esse non siano
tenute alla redazione del bilancio consolidato a norma dell’art. 26, comma 4, del
decreto (in questo caso occorre indicare la denominazione e la sede dell’impresa
sottoposta a direzione unitaria che redige il bilancio consolidato).
Nelle suddette voci l’impresa capogruppo esonerata dall’obbligo di
redazione del bilancio consolidato ai sensi dell’art. 27 del decreto indica la
denominazione e la sede dell’ente creditizio comunitario controllante. La
medesima impresa capogruppo indica anche il motivo dell’esonero.
6.
La relazione sulla gestione
Il bilancio dell’impresa è corredato di una relazione degli amministratori
sulla situazione dell’impresa e sull’andamento della gestione nel suo complesso e
nei vari settori in cui l’impresa stessa ha operato. Sono illustrate le dinamiche
fatte registrare, rispetto all’esercizio precedente, dei principali aggregati di stato
patrimoniale e di conto economico.
Dalla relazione devono anche risultare:
a)le attività di ricerca e di sviluppo;
b)il numero e il valore nominale sia delle azioni proprie sia delle azioni
dell’impresa controllante detenute in portafoglio, di quelle acquistate e di quelle
alienate nel corso dell’esercizio, le corrispondenti quote di capitale sottoscritto,
i motivi degli acquisti e delle alienazioni e i corrispettivi; la presente
disposizione si applica anche alle azioni o quote detenute, acquistate o alienate
per il tramite di società fiduciarie o per interposta persona;
c)i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio;
d)l’evoluzione prevedibile della gestione;
e)i rapporti verso le imprese del gruppo, distinguendo fra imprese controllate,
imprese controllanti e imprese sottoposte al controllo di queste ultime, nonché i
rapporti verso le imprese sottoposte a influenza notevole ai sensi dell’art. 19,
comma 1, del decreto; deve essere fornita, in particolare, la ripartizione secondo
le categorie anzidette di controparti dell’insieme, rispettivamente, delle attività,
delle passività e delle garanzie e impegni in essere nei confronti delle stesse;
f)il progetto di destinazione degli utili d’esercizio o il piano di sistemazione delle
perdite.
154
Sezione III
IL BILANCIO CONSOLIDATO
1.
Disposizioni generali
Al bilancio consolidato si applicano, per quanto non diversamente disposto e
fatti salvi gli adeguamenti necessari per il consolidamento dei conti, le istruzioni
sul bilancio dell’impresa.
I criteri per la redazione del bilancio consolidato non possono essere
modificati da un esercizio all’altro. In casi eccezionali sono ammesse deroghe a
tale principio, purché nella nota integrativa consolidata siano spiegati i motivi
della deroga e la sua influenza sulla rappresentazione della situazione
patrimoniale, di quella finanziaria e del risultato economico (art. 30, comma 2,
del decreto).
Qualora si sia verificata una variazione notevole nella composizione delle
imprese incluse nel consolidamento, sono fornite le informazioni che rendono
significativo il confronto tra i conti dello stato patrimoniale e del conto
economico consolidati dell’esercizio e quelli dell’esercizio precedente; tali
informazioni figurano nelle sezioni della nota integrativa consolidata in cui i conti
stessi sono illustrati. Le informazioni suddette possono essere fornite anche
mediante adattamento dello stato patrimoniale e del conto economico consolidati
dell’esercizio precedente.
La data di riferimento del bilancio consolidato coincide con quella del
bilancio d’esercizio dell’impresa capogruppo.
Tuttavia, la data di riferimento può anche essere quella dei bilanci della
maggior parte delle imprese incluse nel consolidamento o delle più importanti di
esse. L’uso di questa facoltà è indicato e debitamente motivato nella nota
integrativa consolidata.
Se la data di riferimento del bilancio di un’impresa inclusa nel
consolidamento è diversa da quella del bilancio consolidato, questa impresa è
consolidata in base a un bilancio annuale intermedio riferito alla medesima data
del bilancio consolidato e redatto secondo le disposizioni riguardanti il bilancio
dell’impresa.
Il bilancio consolidato può essere redatto in migliaia di euro. Nel procedere
agli arrotondamenti delle voci, delle sottovoci e dei “di cui” sono trascurate le
frazioni degli importi pari o inferiori a 500 euro ed elevate al migliaio superiore
le frazioni maggiori di 500 euro. L’importo arrotondato delle voci va ottenuto per
somma degli importi arrotondati delle sottovoci. La somma algebrica delle
differenze derivanti dagli arrotondamenti operati sulle voci deve essere ricondotta
tra le “altre attività/passività” per lo stato patrimoniale, tra i “proventi/oneri
straordinari” per il conto economico.
Nella relazione consolidata sulla gestione:
a)la disposizione contenuta nella Sezione II, paragrafo 6 (“La relazione sulla
gestione”), lettera b) delle presenti istruzioni si applica solo alle azioni o quote
proprie delle imprese incluse nel consolidamento e alle azioni o quote
dell’impresa capogruppo detenute, acquistate o alienate da altre imprese incluse
nel consolidamento;
b)non si applicano le disposizioni contenute nelle lettere e) ed f) del paragrafo
suddetto;
155
c)è incluso un prospetto di raccordo tra i dati dell’impresa capogruppo e quelli
del bilancio consolidato con riferimento sia al patrimonio netto sia al risultato
d’esercizio; il patrimonio comprende anche le riserve di rivalutazione e i fondi
rischi su crediti.
2.
I metodi di consolidamento
Nel presente paragrafo sono illustrati i metodi di consolidamento da
applicare nella redazione del bilancio consolidato.
2.1.
Consolidamento integrale
Le imprese incluse nel consolidamento a norma degli articoli 25, 26, 28 e 29
del decreto (impresa capogruppo, imprese che operano secondo una direzione
unitaria, imprese controllate che esercitino attività creditizia o finanziaria oppure,
in via esclusiva o principale, attività strumentale) sono trattate con il metodo
della integrazione globale.
Secondo tale metodo gli elementi dell’attivo e del passivo e le operazioni
“fuori bilancio” nonché i proventi e gli oneri delle imprese incluse nel
consolidamento sono ripresi integralmente nel bilancio consolidato, salvo quanto
disposto per il consolidamento delle partecipazioni e per l’eliminazione dei
rapporti reciproci.
2.1.1. Consolidamento delle partecipazioni
Le partecipazioni nelle imprese controllate incluse nel
consolidamento sono compensate con la corrispondente frazione di patrimonio
netto di tali imprese. Il patrimonio netto è calcolato sommando tra loro il
capitale, i sovrapprezzi di emissione, le riserve, il fondo per rischi finanziari
generali, gli utili portati a nuovo e l’utile d’esercizio per la parte destinata a
riserve e a dividendi e sottraendo le perdite portate a nuovo e la perdita
d’esercizio (1).
Nel caso in cui sia stato sottoscritto, ma non ancora regolato in tutto o in
parte, un aumento a titolo oneroso del capitale dell’impresa controllata, è
necessario rendere omogenei i due valori (partecipazione e patrimonio netto) da
porre a raffronto. A tale scopo, occorre aumentare il valore della partecipazione
di un importo pari a quello dei “decimi” e dei “sovrapprezzi” che la partecipante
deve ancora versare, accreditando corrispondentemente:
a)il conto dell’attivo dell’impresa controllata “capitale sottoscritto non
versato”;
b)il conto del passivo dell’impresa controllata “sovrapprezzi di emissione”.
Se la partecipazione non è totalitaria, il patrimonio netto dell’impresa
controllata deve essere incrementato anche dei “sovrapprezzi di emissione” non
ancora versati di pertinenza di terzi, addebitando in contropartita il conto
“aggiustamenti da consolidamento” (per il cui funzionamento si vedano le
istruzioni contenute nel successivo paragrafo 2.1.2).
La compensazione tra partecipazione e patrimonio netto è attuata sulla base
dei valori riferiti alla data in cui l’impresa controllata è inclusa per la prima volta
nel consolidamento o alla data di acquisizione della partecipazione in tale
1
Per esigenze di coerenza complessiva della disciplina del bilancio consolidato degli enti finanziari e tenuto conto di
quanto prescritto per le banche, la riserva di rivalutazione non viene ricompresa nel calcolo del patrimonio netto
delle partecipate utile per la determinazione delle differenze di consolidamento.
156
impresa oppure, se all’acquisizione si è proceduto in più riprese, alla data in cui
l’impresa è divenuta controllata.
Quando la compensazione determina una differenza, questa è imputata nel
bilancio consolidato, ove possibile, agli elementi dell’attivo e del passivo
dell’impresa controllata.
Se la differenza si forma dal lato dell’attivo (partecipazione eccedente il
patrimonio netto), essa è compensata, per la parte che residua dopo
l’imputazione anzidetta agli elementi dell’attivo e del passivo, con le riserve di
rivalutazione e con gli eventuali fondi rischi su crediti della partecipata cui tale
differenza si riferisce (1). La differenza che ancora residui è iscritta, per la quota
appartenente al gruppo, in base all’applicazione degli “equity ratios” (cfr. in
proposito l’appendice C), nella voce dell’attivo consolidato “differenze positive
di consolidamento”.
Se la differenza è negativa (partecipazione inferiore al patrimonio netto),
essa è iscritta, dopo l’imputazione agli elementi dell’attivo e del passivo e per la
quota appartenente al gruppo secondo gli “equity ratios”, nella voce del passivo
consolidato “differenze negative di consolidamento”.
Quando la differenza negativa sia dovuta alla previsione di un’evoluzione
sfavorevole dei futuri risultati economici dell’impresa controllata, la differenza
stessa è registrata per l’intero ammontare (ivi inclusa, pertanto, la quota di
pertinenza di terzi) nella sottovoce “fondo di consolidamento per rischi ed oneri
futuri” della voce del passivo consolidato “fondi per rischi ed oneri”. Tale fondo
viene trasferito al conto economico consolidato (voce “utilizzo del fondo di
consolidamento per rischi ed oneri futuri”) al momento e nella misura in cui la
previsione suddetta si realizzi.
Le differenze positive possono essere portate in detrazione di quelle negative
(2) e fino a concorrenza di queste. L’importo iscritto nell’attivo è ammortizzato
secondo quanto previsto per l’avviamento dall’art. 16, comma 2, del decreto.
La quota delle differenze di consolidamento che, in base agli “equity ratios”,
sia di pertinenza di terzi è iscritta (con il pertinente segno algebrico) nella voce
del passivo consolidato “patrimonio di pertinenza di terzi”.
Negli esercizi successivi a quello in cui è stata calcolata la differenza di
consolidamento le variazioni (di pertinenza del gruppo in base agli “equity
ratios”) del patrimonio netto dell’impresa controllata sono iscritte nelle pertinenti
voci del passivo consolidato (“riserve”, “fondo per rischi finanziari generali”,
“utile d’esercizio”, ecc.). Le variazioni imputabili ai terzi sono registrate nella
voce del passivo consolidato “patrimonio di pertinenza di terzi”.
Nel caso di successivi acquisti di altre quote della medesima partecipazione,
occorre calcolare le differenze di consolidamento corrispondenti a ciascun
acquisto. Nel caso di vendite è necessario rettificare corrispondentemente in
riduzione le differenze di consolidamento preesistenti.
Se nel consolidamento sono incluse imprese che operano secondo una
direzione unitaria, gli elementi del patrimonio netto di tali imprese devono essere
aggregati nel bilancio consolidato.
1
2
A tal fine si tiene conto, per la quota di competenza, anche delle riserve di rivalutazione e dei fondi rischi su crediti
delle imprese incluse nel consolidamento controllate indirettamente dalla partecipante.
Salvo che le differenze negative siano state iscritte nel “fondo di consolidamento per rischi e oneri futuri”.
157
2.1.2. Eliminazione dei rapporti reciproci
Sono eliminati dal bilancio consolidato:
a)i rapporti attivi e passivi e le operazioni “fuori bilancio” fra le imprese incluse
nel consolidamento;
b)i proventi e gli oneri relativi ad operazioni effettuate fra le imprese incluse nel
consolidamento;
c)i profitti e le perdite risultanti da operazioni di negoziazione effettuate fra le
imprese incluse nel consolidamento e riguardanti, nel caso di beni diversi dai
titoli, dalle valute e da altri strumenti finanziari, valori compresi nel
patrimonio.
Le eliminazioni suddette possono essere omesse se di importo irrilevante.
Inoltre, le eliminazioni indicate alla lettera c) possono essere omesse, facendone
menzione nella nota integrativa consolidata, quando l’operazione sia stata
conclusa alle normali condizioni di mercato e l’elisione possa comportare costi
sproporzionati.
Se i rapporti reciproci non presentano identico valore nella contabilità delle
imprese tra le quali essi intercorrono, occorre far precedere la loro eliminazione
da una opportuna operazione di allineamento.
Il residuo non riconciliabile è iscritto in un conto “aggiustamenti da
consolidamento”; questo è addebitato o accreditato a seconda che l’adeguamento
del valore inferiore del rapporto reciproco presenti segno “avere” (aumento di
passività o di ricavi) o “dare” (aumento di attività o di costi). Il saldo finale (dopo
tutti gli aggiustamenti) del conto suddetto è iscritto, nel bilancio consolidato,
nella voce “altre attività” o nella voce “altre passività” dello stato patrimoniale
consolidato.
Se il residuo non riconciliabile, pur riguardando voci di conto economico,
non deve modificare il risultato dell’esercizio (come nel caso di differenze di
cambio che derivino dalla conversione a tassi diversi dei valori relativi al
medesimo rapporto), occorre che l’adeguamento del valore inferiore sia
neutralizzato con una rettifica di eguale importo e segno da apportare nel conto
economico consolidato. A tal fine i proventi e gli oneri delle imprese estere
controllate la cui operatività si svolga principalmente verso società incluse nel
consolidamento possono essere convertiti in euro secondo il cambio medio
ponderato di periodo anzichè in base al cambio di fine esercizio; per le altre
imprese controllate il cambio ponderato è applicabile unicamente ai proventi e
agli oneri in valuta relativi alle operazioni intragruppo e a quelle con esse
collegate.
Il saldo finale di tutte queste rettifiche è iscritto nella voce “proventi
straordinari” o nella voce “oneri straordinari” e non deve modificare il risultato
d’esercizio per l’insieme delle imprese incluse nel consolidamento.
2.1.3. Dividendi, svalutazioni e rivalutazioni delle partecipazioni consolidate
Per evitare duplicazioni nel bilancio consolidato, occorre eliminare da
questo i dividendi, le svalutazioni e le rivalutazioni registrati nel bilancio delle
imprese partecipanti incluse nel consolidamento e riguardanti partecipazioni in
imprese incluse nel medesimo consolidamento.
I dividendi, quando siano iscritti nel conto economico della partecipante
relativo all’esercizio successivo a quello cui si riferisce il bilancio della
partecipata nel quale sono stati registrati i corrispondenti utili, devono essere
eliminati accreditando in contropartita il conto “altre riserve” della partecipante
stessa. Se, invece, essi sono contabilizzati nel conto economico relativo al
158
medesimo esercizio cui si riferisce il bilancio della partecipata, vanno annullati
accreditando corrispondentemente il conto dell’attivo della partecipante nel quale
figura il credito per i medesimi dividendi.
Le svalutazioni, effettuate a norma dell’art.18 o dell’art. 19 del decreto,
devono essere eliminate accreditando il conto “rettifiche di valore su
immobilizzazioni finanziarie” e addebitando in contropartita il conto “partecipazioni in imprese del gruppo” della partecipante.
Le rivalutazioni infine, effettuate a norma dell’art. 19 del decreto, vanno
annullate addebitando il conto “altre riserve” nel quale è registrata la riserva
indisponibile alimentata dalle rivalutazioni stesse e accreditando corrispondentemente il conto “partecipazioni in imprese del gruppo” della partecipante.
2.2.
Consolidamento proporzionale
Le imprese incluse nel consolidamento a norma dell’art. 35 del decreto
(imprese sulle quali l’impresa capogruppo o imprese da questa controllate hanno
il controllo congiuntamente con altre imprese e in base ad accordi con esse,
purché ricorrano le condizioni previste nel medesimo art. 35 (1) sono trattate con
il metodo della integrazione proporzionale.
Secondo tale metodo gli elementi dell’attivo, del passivo, delle garanzie e
impegni nonché le operazioni “fuori bilancio” e i proventi e gli oneri dell’impresa
sottoposta a controllo congiunto sono ripresi nel bilancio consolidato secondo il
criterio della proporzione con la partecipazione in essa posseduta.
Se l’impresa controllata congiuntamente controlla a sua volta altre imprese
esercenti attività creditizia, finanziaria o strumentale, occorre tener conto anche
di tali imprese nel consolidamento proporzionale.
Per il resto si applicano i medesimi criteri di consolidamento indicati per il
consolidamento integrale.
2.3.
Patrimonio netto
Alle partecipazioni in imprese controllate o sottoposte a controllo congiunto
diverse dagli enti creditizi, finanziari e strumentali e alle partecipazioni in
imprese associate di cui all’art. 36, comma 1, del decreto è attribuito, nel bilancio
consolidato, un valore determinato secondo il metodo descritto nell’art. 19 del
decreto.
Se al momento della prima applicazione del metodo il valore della
partecipazione è superiore alla corrispondente frazione del patrimonio netto della
partecipata, la differenza:
a)per la parte attribuibile a beni ammortizzabili, rimane iscritta nella voce
dell’attivo consolidato “partecipazioni” o “partecipazioni in imprese del
gruppo” e viene ammortizzata secondo quanto disposto dal decreto per le
diverse categorie di beni ammortizzabili. Le corrispondenti quote di
ammortamento sono portate in diminuzione (in aumento) degli utili (delle
perdite) da indicare nelle voci del conto economico consolidato “utili” o
“perdite” delle partecipazioni valutate al patrimonio netto;
1
Partecipazione del gruppo almeno pari al 20 per cento dei diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria
dell’impresa controllata congiuntamente, sempreché questa sia un ente esercente attività creditizia o finanziaria
oppure, in via esclusiva o principale, attività strumentale.
159
b)per la parte attribuibile ad avviamento, è iscritta nella voce dell’attivo
consolidato “differenze positive di patrimonio netto” e viene ammortizzata
secondo quanto previsto per l’avviamento dall’art. 16, comma 2, del decreto.
Se il valore della partecipazione è inferiore al patrimonio netto della
partecipata, la differenza, per la parte non attribuibile a elementi dell’attivo o del
passivo della partecipata, è registrata nella voce del passivo consolidato
“differenze negative di patrimonio netto” oppure, quando sia dovuta alla
previsione di un’evoluzione sfavorevole dei futuri risultati economici della
partecipata, nella sottovoce (c) “fondo di consolidamento per rischi ed oneri
futuri” della voce del passivo consolidato “fondi per rischi ed oneri”.
Per l’applicazione del suddetto metodo, il patrimonio netto della partecipata
è calcolato sommando tra loro il capitale, i sovrapprezzi di emissione, le riserve,
il fondo per rischi finanziari generali, le riserve di rivalutazione, i fondi rischi su
crediti, gli utili portati a nuovo e l’utile d’esercizio per la parte destinata a riserve
e a dividendi; da tale importo occorre sottrarre le perdite portate a nuovo e la
perdita d’esercizio. Qualora sia stato sottoscritto ma non ancora regolato in tutto
o in parte un.n aumento a titolo oneroso del capitale della partecipata, valgono
criteri analoghi a quelli indicati nel precedente paragrafo 2.1.1.
Al valore della partecipazione risultante dall’ultimo bilancio consolidato è
sommata o detratta, se non già contabilizzata, la variazione in aumento o in
diminuzione, intervenuta nell’esercizio, del valore del patrimonio netto della
partecipata corrispondente alla quota di partecipazione e sono detratti i dividendi
ad essa relativi. Tale variazione deve figurare nel conto economico consolidato
solo nella misura in cui sia riferibile a utili o perdite della partecipata (1). Nelle
voci del conto economico consolidato “utili delle partecipate valutate al
patrimonio netto” o “perdite delle partecipate valutate al patrimonio netto”
confluisce il saldo di tutte le variazioni.
Se l’impresa partecipata è tenuta a sua volta a redigere il bilancio
consolidato, le presenti istruzioni riguardanti il patrimonio netto si applicano al
patrimonio netto consolidato di questa. Nel calcolo di questo patrimonio occorre
tener conto, rispettivamente in aumento e in diminuzione, delle differenze
negative e di quelle positive di consolidamento e di patrimonio netto; non si
computa il patrimonio di pertinenza di terzi.
Per quanto non previsto nel presente paragrafo si applicano le disposizioni
degli articoli 19 e 36 del decreto.
3.
Lo stato patrimoniale consolidato
3.1.
Attivo
Obbligazioni e altri titoli di debito
Per l’eliminazione dei titoli emessi da altre imprese incluse nel
consolidamento, occorre preliminarmente annullare le eventuali svalutazioni o
rivalutazioni dei titoli stessi registrate nel bilancio dell’impresa proprietaria. Tale
annullamento deve essere effettuato accreditando (addebitando) le svalutazioni (le
rivalutazioni) e addebitando (accreditando) corrispondentemente il conto
“obbligazioni e altri titoli di debito”.
1
Le variazioni dipendenti da aumenti delle riserve di rivalutazione della partecipata non devono transitare nel conto
economico consolidato, ma vanno iscritte direttamente nella voce del passivo consolidato “differenze negative di
patrimonio netto”.
160
Il valore dei titoli così ricalcolato va raffrontato con il valore della
corrispondente frazione dei titoli stessi iscritto nel conto “debiti rappresentati da
titoli” del passivo dell’impresa emittente (al netto dell’eventuale disaggio di
emissione registrato nell’attivo). Le differenze di valore che emergono da tale
confronto sono trattate secondo quando disposto nel precedente paragrafo 2.1.2.
Partecipazioni in imprese del gruppo
Nella presente voce devono figurare le partecipazioni in imprese del gruppo
non incluse nel consolidamento.
Azioni o quote proprie
Nella presente voce devono essere iscritte anche le azioni o le quote
dell’impresa capogruppo possedute dalle imprese controllate incluse nel
consolidamento.
3.2.
Passivo
Debiti rappresentati da titoli
Si vedano le istruzioni riguardanti la voce dell’attivo consolidato “obbligazioni e altri titoli di debito”.
Patrimonio di pertinenza di terzi
Nella presente voce deve figurare la frazione del patrimonio netto
consolidato attribuibile ad azioni o quote di terzi. Questa è costituita:
a)dalle quote di patrimonio netto delle imprese controllate incluse nel
consolidamento che siano, in base agli “equity ratios”, di pertinenza di terzi (al
netto dei dividendi loro assegnati); il patrimonio netto è calcolato sommando tra
loro il capitale, i sovrapprezzi di emissione, le riserve, il fondo per rischi
finanziari generali, gli utili portati a nuovo e l’utile d’esercizio per la parte
destinata a riserve e a dividendi e sottraendo le perdite portate a nuovo e la
perdita d’esercizio;
b)dalle quote delle differenze negative di consolidamento e di quelle positive
spettanti, in base agli “equity ratios”, ai terzi (si veda il precedente paragrafo
2.1.1).
Qualora sia stato sottoscritto, ma non ancora regolato in tutto o in parte, un
aumento a titolo oneroso del capitale dell’impresa controllata, valgono i
medesimi criteri indicati nel precedente paragrafo 2.1.1. Dal “patrimonio di
pertinenza di terzi” devono, ovviamente, essere esclusi i decimi e i “sovrapprezzi
di emissione” non ancora versati da parte dei terzi stessi, accreditando in
contropartita, rispettivamente, il conto “capitale sottoscritto non versato” e il
conto “aggiustamenti da consolidamento”.
Riserve
Le differenze derivanti dalla conversione, al tasso di cambio corrente alla
data di riferimento del bilancio consolidato, del patrimonio netto delle imprese
controllate incluse nel consolidamento devono essere ricomprese nella sottovoce
(d) “altre riserve”.
161
4.
Il conto economico consolidato
Imposte sul reddito dell’esercizio
Nella presente voce deve essere registrata anche l’eventuale eccedenza
dell’onere fiscale calcolabile in base al bilancio consolidato rispetto all’onere già
pagato o da pagare da parte delle imprese incluse nel consolidamento, se è
probabile che tale eccedenza si traduca in un onere effettivo per una di tali
imprese.
Utile (Perdita) d’esercizio di pertinenza di terzi
Nella presente voce deve figurare la frazione del risultato economico consolidato
attribuibile ad azioni o quote di terzi. Questa è costituita dalla quota del risultato
economico delle imprese controllate incluse nel consolidamento che, in base agli
“equity ratios”, sia di pertinenza di terzi.
Utile (Perdita) d’esercizio
Nella presente voce è indicata la quota del risultato economico consolidato
appartenente al gruppo in base agli “equity ratios”.
5.
5.1.
La nota integrativa al bilancio consolidato
Premessa
La nota integrativa del consolidato è suddivisa nelle seguenti quattro parti:
1)parte A – Criteri di valutazione;
2)parte B – Informazioni sullo stato patrimoniale;
3)parte C – Informazioni sul conto economico;
4)parte D – Altre informazioni.
Ogni parte è articolata a sua volta in sezioni che illustrano singoli aspetti
della gestione.
Nella nota integrativa del consolidato le SIM possono fornire altre
informazioni in aggiunta a quelle richieste, purché ciò non diminuisca la
chiarezza e l’immediatezza informativa della nota stessa.
5.2 Contenuto
La nota integrativa al bilancio consolidato indica almeno:
1)le informazioni a livello consolidato previste per la nota integrativa dei conti
individuali qualora ciò sia significativo;
2)l’elenco:
a)delle imprese incluse nel consolidamento con il metodo integrale;
b)delle imprese incluse nel consolidamento con il metodo proporzionale;
c)delle partecipazioni alle quali è applicato il metodo di cui all’art. 36 del
decreto;
162
d)delle altre imprese controllate, associate o sottoposte al controllo congiunto.
I sopra citati elenchi indicano per ciascuna impresa:
a)la denominazione, la sede, l’importo del patrimonio netto e quello dell’utile o
della perdita dell’esercizio. Per le imprese indicate nelle lettere a), b) e c) del
precedente capoverso, gli importi sono quelli utilizzati, rispettivamente, per il
consolidamento e per l’applicazione del metodo del patrimonio netto; per le
imprese indicate nella lettera d) del precedente capoverso, gli importi sono
quelli dell’ultimo esercizio chiuso;
b)le quote possedute, direttamente o per il tramite di società fiduciaria o per
interposta persona, dall’impresa capogruppo e da ciascuna delle imprese
controllate;
c)se diversa, la percentuale dei voti complessivamente spettanti nell’assemblea
ordinaria;
d)la ragione dell’inclusione nell’elenco, se già non risulti dalle indicazioni
richieste dalle lettere b) e c), indicando il tipo di rapporto intercorrente con
l’impresa che redige il bilancio consolidato.
È consentito omettere le informazioni sopra richieste quando esse possono
arrecare grave pregiudizio ad una delle imprese ivi indicate. Di tale omissione è
fatta menzione.
Ad integrazione dei dati contenuti nell’elenco l’impresa capogruppo indica
anche il motivo della eventuale esclusione dal consolidamento, ai sensi dell’art.
29 del decreto, di imprese controllate; nel caso di cui al comma 1, lettera d), del
suddetto articolo, essa illustra anche la natura e i termini dell’operazione di
assistenza finanziaria dell’ente creditizio controllato e allega al bilancio
consolidato o, in mancanza, al proprio bilancio d’esercizio copia integrale
dell’ultimo bilancio approvato del suddetto ente;
3)i criteri utilizzati per la determinazione delle voci di cui all’art. 32, comma 4
del decreto, le variazioni significative rispetto al bilancio consolidato
dell’esercizio precedente nonché, se vi sia stata compensazione tra le differenze
positive e quelle negative, l’importo delle differenze prima della citata
compensazione;
4)i motivi della eventuale non applicazione, ai sensi dell’art. 36, comma 4, del
decreto, del metodo previsto dal medesimo articolo;
5)fornendone la motivazione, le deroghe di cui all’art. 38, commi 1 e 2 del
decreto;
6)il numero medio dei dipendenti, ripartito per categorie, di tutte le imprese
incluse nel consolidamento (quello delle imprese consolidate proporzionalmente
è indicato separatamente), conteggiando una sola volta quelli distaccati a tempo
pieno presso altre imprese incluse nel consolidamento;
7)l’esercizio della facoltà prevista dall’art. 39, comma 2 del decreto;
8)l’importo complessivo delle riserve di rivalutazione e dei fondi rischi su crediti
riferibili ai terzi in base agli “equity ratios”;
9)informazioni in ordine alle attività e passività verso imprese del gruppo non
incluse nel consolidamento, distinguendo fra imprese controllate, imprese
controllanti e imprese sottoposte al controllo di queste ultime.
163
Allegato A
SCHEMI DEL BILANCIO DELLA SIM
A.1. STATO PATRIMONIALE
ATTIVO
10.
Cassa e disponibilità
20.
Crediti verso banche:
(a) a vista
(b) altri crediti
30.
Crediti verso enti finanziari:
(a) a vista
(b) altri crediti
40.
Crediti verso clientela
50.
Obbligazioni e altri titoli di debito:
(a) di emittenti pubblici
(b) di banche
(c) di enti finanziari
di cui:
– titoli propri
(d) di altri emittenti
60.
Azioni, quote e altri titoli di capitale
70.
Opzioni e altri valori assimilati
80.
Partecipazioni
90.
Partecipazioni in imprese del gruppo
100. Immobilizzazioni immateriali
di cui:
– costi di impianto
– avviamento
110. Immobilizzazioni materiali
120. Capitale sottoscritto non versato
di cui:
– capitale richiamato
130. Azioni o quote proprie
(con indicazione anche del valore nominale)
140. Altre attività:
di cui:
– depositi presso organismi di compensazione e garanzia
– crediti versi promotori finanziari
150. Ratei e risconti attivi:
(a) ratei attivi
(b) risconti attivi
Totale dell’attivo
164
PASSIVO
10.
Debiti verso banche:
(a) a vista
(b) a termine o con preavviso
20.
Debiti verso enti finanziari:
(a) a vista
(b) a termine o con preavviso
30.
Debiti verso clientela
(a) a vista
(b) a termine o con preavviso
40.
50.
Debiti rappresentati da titoli:
Opzioni e altri valori assimilati emessi
60.
Altre passività:
di cui:
– debiti verso promotori finanziari
70.
Ratei e risconti passivi:
(a) ratei passivi
(b) risconti passivi
80.
Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
90.
Fondi per rischi ed oneri:
(a) fondi di quiescenza e per obblighi simili
(b) fondi imposte e tasse
(c) altri fondi
100. Fondo per rischi finanziari generali
110. Fondi rischi su crediti
120. Passività subordinate
130. Capitale
140. Sovrapprezzi di emissione
150. Riserve:
(a) riserva legale
(b) riserva per azioni proprie
(c) riserve statutarie
(d) altre riserve
160. Riserve di rivalutazione
170. Utili (Perdite) portati a nuovo
180. Utile (Perdita) d’esercizio
Totale del passivo
165
GARANZIE E IMPEGNI
10.
Garanzie rilasciate
20.
Impegni
166
A.2. CONTO ECONOMICO
10.
20.
30.
40.
50.
60.
70.
80.
90.
100.
110.
120.
130.
140.
150.
160.
170.
180.
190.
200.
210.
220.
230.
Profitti (perdite) da operazioni finanziarie
di cui:
– su titoli
– su contratti derivati
– su valuta
Commissioni attive
Commissioni passive
Interessi attivi e proventi assimilati
di cui:
– su titoli di debito
– su riporti e operazioni pronti contro termine
– su altri crediti
Interessi passivi e oneri assimilati
di cui:
– su riporti e operazioni pronti contro termine
– su altri debiti
Dividendi e altri proventi
a) su azioni, quote e altri titoli di capitale
b) su partecipazioni
c) su partecipazioni in imprese del gruppo
Altri proventi di gestione
Spese amministrative
a) spese per il personale
di cui:
– salari e stipendi
– oneri sociali
– trattamento di fine rapporto
– trattamento di quiescenza e simili
b) altre spese amministrative
Rettifiche di valore su immobilizzazioni immateriali e materiali
Accantonamenti per rischi ed oneri
Altri oneri di gestione
Rettifiche di valore su crediti e su accantonamenti per garanzie e impegni
Riprese di valore su crediti e accantonamenti per garanzie e impegni
Accantonamenti ai fondi rischi su crediti
Rettifiche di valore su immobilizzazioni finanziarie
Riprese di valore su immobilizzazioni finanziarie
Utile (Perdita) delle attività ordinarie
Proventi straordinari
Oneri straordinari
Utile (Perdita) straordinario
Variazione del fondo per rischi finanziari generali
Imposte sul reddito dell’esercizio
Utile (Perdita) d’esercizio
167
A.3. NOTA INTEGRATIVA
Parte A – Criteri di valutazione
Sezione 1 – L’illustrazione dei criteri di valutazione
Sezione 2 – Le rettifiche e gli accantonamenti fiscali
Parte B – Informazioni sullo stato patrimoniale
Sezione 1 – I crediti
Sezione 2 – I titoli
Sezione 3 – Le partecipazioni
Sezione 4 – Altre voci dell’attivo
Sezione 5 – I debiti
Sezione 6 – I fondi
Sezione 7 – Il capitale, le riserve, il fondo per rischi finanziari generali e le passività subordinate
Sezione 8 – Altre voci del passivo
Sezione 9 – Le garanzie e gli impegni
Sezione 10 –Distribuzione delle attività e delle passività
Sezione 11 – Altre attività
Parte C – Informazioni sul conto economico
Sezione 1 – I profitti e le perdite da operazioni finanziarie
Sezione 2 – Le commissioni
Sezione 3 – Gli interessi
Sezione 4 – Le spese amministrative
Sezione 5 – Le rettifiche, le riprese e gli accantonamenti
Sezione 6 – Altre voci del conto economico
Sezione 7 – Altre informazioni sul conto economico
Parte D – Altre informazioni
Sezione 1 – Gli amministratori, i sindaci e i dipendenti
Sezione 2 – Impresa capogruppo
168
Parte A – Criteri di Valutazione
Sezione 1 – L’illustrazione dei criteri di valutazione
Sezione 2 – Le rettifiche e gli accantonamenti fiscali
2.1 Rettifiche di valore effettuate esclusivamente in applicazione di norme tributarie
(da specificare)
2.2 Accantonamenti effettuati esclusivamente in applicazione di norme tributarie
(da specificare)
Parte B – Informazioni sullo stato patrimoniale
Sezione 1 – I crediti
1.1 Dettaglio della voce 20 “crediti banche”
(a) per servizi
(b) per riporti e operazioni pronti contro termine di cui:
- su titoli di Stato
- su obbligazioni e altri titoli di debito
- su azioni, quote e altri titoli di capitale
1.2 Dettaglio della voce 30 “crediti verso enti finanziari”
(a) per servizi
(b) per riporti e operazioni pronti contro termine di cui:
- su titoli di Stato
- su obbligazioni e altri titoli di debito
- su azioni, quote e altri titoli di capitale
1.3 Dettaglio della voce 40 “crediti verso clientela”
(a) per servizi
(b) per riporti e operazioni pronti contro termine
di cui:
- su titoli di Stato
- su obbligazioni e altri titoli di debito
- su azioni, quote e altri titoli di capitale
169
1.4 Crediti verso altre SIM
(a)per servizi
(b)per riporti e operazioni pronti contro termine
di cui:
- su titoli di Stato
- su obbligazioni e altri titoli di debito
- su azioni, quote e altri titoli di capitale
1.5 Crediti in sofferenza
1.6 Crediti per interessi di mora
Sezione 2 – I titoli
2.1 Titoli immobilizzati
Voci/Valori
1.
1.1
1.2
2.
Valore di bilancio
Titoli di debito
titoli di Stato
– quotati
– non quotati
altri titoli
– quotati
– non quotati
Titoli di capitale
– quotati
– non quotati
Totali
2.1.1 Variazioni annue dei titoli immobilizzati
A.
Esistenze iniziali
B.
B1.
B2.
B3.
C.
C1.
C2.
C3.
Aumenti
Acquisti
riprese di valore
altre variazioni
Diminuzioni
Vendite
Rimborsi
rettifiche di valore
di cui:
– svalutazioni durature
C4. altre variazioni
D. Rimanenze finali
170
Valore di mercato
2.2 Titoli non immobilizzati
Voci/Valori
1.
1.1
1.2
2.
2.1
2.2
Valore di bilancio
Titoli di debito
titoli di Stato
– quotati
– non quotati
altri titoli
– quotati
– non quotati
Titoli di capitale
titoli azionari
– quotati
– non quotati
altri titoli
– quotati
– non quotati
Totali
2.2.1 Acquisti e vendite di titoli non immobilizzati
(a) acquisti
1. titoli di debito
- titoli di Stato
- altri titoli
2. titoli di capitale
- titoli azionari
- altri titoli
(b) vendite
1. titoli di debito
- titoli di Stato
- altri titoli
2. titoli di capitale
- titoli azionari
- altri titoli
2.2.2 Riporti, operazioni pronti contro termine e prestito titoli
(a) titoli da ricevere
1. titoli di debito
- titoli di Stato
- altri titoli
2. titoli di capitale
171
Valore di mercato
- titoli azionari
- altri titoli
(b) titoli da consegnare
1. titoli di debito
- titoli di stato
- altri titoli
2. titoli di capitale
- titoli azionari
- altri titoli
2.3 Opzioni e altri valori assimilati
Voci/Valori
1.
1.1
1.2
2.
3.
4.
5.
Valore di bilancio
Su titoli
su titoli di debito
su titoli di capitale
Su tassi
Su indici
Su valute
Altre
Totali
2.3.1 Variazioni annue di opzioni e altri valori assimilati
A.
Esistenze iniziali
B.
B1.
B2.
B3.
C.
C1.
C2.
C3.
D.
Aumenti
Acquisti
Rivalutazioni
altre variazioni
Diminuzioni
Vendite
rettifiche di valore
altre variazioni
Rimanenze finali
2.3.2 Acquisti e vendite di opzioni e altri valori assimilati
(a) acquisti
1. su titoli
2. su tassi
3. su indici
4. su valute
172
Valore di mercato
5. altri
(b) vendite
1. su titoli
2. su tassi
3. su indici
4. su valute
5. altre
Sezione 3 – Le partecipazioni
3.1 Partecipazioni rilevanti
Denominazioni
Imprese controllate
....................................
....................................
Imprese sottoposte a
influenza notevole
1. ....................................
2. ....................................
Sede
Patrimonio netto
Utile/Perdita
A.
1.
2.
B.
3.2 Attività e passività verso imprese del gruppo
(a) Attività
1. crediti verso banche
di cui:
– subordinati
2. crediti verso SIM
di cui:
– subordinati
3. crediti verso altri enti finanziari
di cui:
– subordinati
4. crediti verso clientela
di cui:
– subordinati
5. obbligazioni e altri titoli di debito
di cui:
– subordinati
(b) Passività
1. debiti verso banche
2. debiti verso SIM
173
Quota %
Valore di bilancio
3. debiti verso altri enti finanziari
4. debiti verso clientela
5. debiti rappresentati da titoli
6. passività subordinate
(c) Garanzie e impegni
1. garanzie rilasciate
2. impegni
3.3 Attività e passività verso imprese partecipate (diverse dalle imprese del gruppo)
(a) Attività
1. crediti verso banche
di cui:
– subordinati
2. crediti verso SIM
di cui:
– subordinati
3. crediti verso altri enti finanziari
di cui:
– subordinati
4. crediti verso clientela
di cui:
– subordinati
5. obbligazioni e altri titoli di debito
di cui:
– subordinati
(b) Passività
1. debiti verso banche
2. debiti verso SIM
3. debiti verso altri enti finanziari
4. debiti verso clientela
5. debiti rappresentati da titoli
6. passività subordinate
(c) Garanzie e impegni
1. garanzie rilasciate
2. impegni
174
3.4 Composizione della voce 80 “partecipazioni”
(a) banche
1. quotate
2. non quotate
(b) in enti finanziari
1. quotate
2. non quotate
(c) altre
1. quotate
2. non quotate
3.5 Composizione della voce 90 “partecipazioni in imprese del gruppo”
(a) in banche
1. quotate
2. non quotate
(b) in enti finanziari
1. quotate
2. non quotate
(c) altre
1. quotate
2. non quotate
3.6 Variazioni annue delle partecipazioni
3.6.1 Partecipazioni in imprese del gruppo
A.
Esistenze iniziali
B.
B1.
B2.
B3.
B4.
C.
C1.
C2.
C3.
D.
Aumenti
Acquisti
riprese di valore
Rivalutazioni
altre variazioni
Diminuzioni
Vendite
rettifiche di valore
altre variazioni
Rimanenze finali
E.
Rivalutazioni totali
F.
Rettifiche totali
175
3.6.2 Altre partecipazioni
A.
Esistenze iniziali
B.
B1.
B2.
B3.
B4.
C.
C1.
C2.
C3.
D.
Aumenti
Acquisti
riprese di valore
Rivalutazioni
altre variazioni
Diminuzioni
Vendite
rettifiche di valore
altre variazioni
Rimanenze finali
E.
F.
Rivalutazioni totali
Rettifiche totali
Sezione 4 – Altre voci dell’attivo
4.1 Le immobilizzazioni materiali e immateriali
4.1.1 Variazioni annue delle immobilizzazioni materiali
A.
Esistenze iniziali
B.
B1.
B2.
B3.
B4.
C.
C1.
C2.
Aumenti
Acquisti
riprese di valore
Rivalutazioni
altre variazioni
Diminuzioni
Vendite
rettifiche di valore:
(a) ammortamenti
(b) svalutazioni durature
C3. altre variazioni
D. Rimanenze finali
E.
F.
Rivalutazioni totali
Rettifiche totali:
(a) ammortamenti
(b) svalutazioni durature
4.1.2 Variazioni annue delle immobilizzazioni immateriali
A.
Esistenze iniziali
B.
B1.
B2.
B3.
B4.
C.
C1.
C2.
Aumenti
Acquisti
riprese di valore
Rivalutazioni
altre variazioni
Diminuzioni
Vendite
rettifiche di valore:
(a) ammortamenti
(b) svalutazioni durature
C3. altre variazioni
D. Rimanenze finali
176
E.
F.
Rivalutazioni totali
Rettifiche totali:
(a) ammortamenti
(b) svalutazioni durature
4.2 Composizione della voce 140 “altre attività”
4.3 Composizione della voce 150 “ratei e risconti attivi”
4.4 Rettifiche per ratei e risconti attivi
(a) voci dell’attivo
(da specificare)
(b) voci del passivo
(da specificare)
4.5 Distribuzione delle attività subordinate
(a) crediti verso banche
(b) crediti verso enti finanziari
(c) crediti verso clientela
(d) obbligazioni e altri titoli di debito
Sezione 5 – I debiti
5.1 Dettaglio della voce 10 “debiti verso banche”
(a)per riporti ed operazioni pronti contro termine
di cui:
- su titoli di Stato
- su obbligazioni e altri titoli di debito
- su azioni, quote e altri titoli di capitale
5.2 Dettaglio della voce 20 “debiti verso enti finanziari”
(a)per riporti ed operazioni pronti contro termine
di cui:
- su titoli di Stato
- su obbligazioni e altri titoli di debito
- su azioni, quote e altri titoli di capitale
5.3 Dettaglio della voce 30 “debiti verso clientela”
(a)per riporti ed operazioni pronti contro termine di cui:
- su titoli di Stato
- su obbligazioni e altri titoli di debito
- su azioni, quote e altri titoli di capitale
177
5.4 Debiti verso altre SIM
(a)per servizi ricevuti
(b)per riporti ed operazioni pronti contro termine
di cui:
- su titoli di Stato
- su obbligazioni e altri titoli di debito
- su azioni, quote e altri titoli di capitale
5.5 Debiti rappresentati da titoli
a) obbligazioni
b) altri titoli
Sezione 6 – I fondi
6.1 Composizione della sottovoce 90 (b) “fondo imposte a tasse”
6.2 Composizione della sottovoce 90 (c) “fondi per rischi ed oneri: altri fondi”
6.3 Composizione della voce 110 “fondi rischi su crediti”
Sezione 7 – Il capitale, le riserve, il fondo per rischi finanziari generali e le passività subordinate
Sezione 8 – Altre voci del passivo
8.1 Composizione della voce 50 “opzioni e altri valori assimilati emessi”
(a)su titoli:
- titoli di debito
- titoli di capitale
(b)su tassi
(c)su indici
(d)su valute
(e)altre
8.2 Composizione della voce 60 “altre passività”
8.3 Composizione della voce 70 “ratei e risconti passivi”
8.4 Rettifiche per ratei e risconti passivi
(a)voci del passivo
(da specificare)
(b)voci dell’attivo
(da specificare)
178
Sezione 9 – Le garanzie, gli impegni e le operazioni “fuori bilancio”
9.1 Composizione della voce 10 “garanzie rilasciate”
9.2 Attività costituite in garanzia di propri debiti
(da specificare)
9.3 Composizione della voce 20 “impegni”
9.4 Dettaglio della voce 20 “impegni”
Titoli da ricevere per operazioni da regolare
- titoli di Stato
- altri titoli di debito
- azioni
- altri titoli di capitale
Titoli da consegnare per operazioni da regolare
- titoli di Stato
- altri titoli di debito
- azioni
- altri titoli di capitale
Titoli in valuta
- da ricevere
- da consegnare
Valute
- valute contro valute
- acquisti contro euro
- vendite contro euro
179
9.5 Operazioni “fuori bilancio”
Operazioni/Finalità
1. opzioni acquistate
a) titoli di capitale
– acquisti (“call”)
– vendite (“put”)
b) titoli di debito
– acquisti (“call”)
– vendite (“put”)
c) valute
– valute contro valute
– acquisti contro euro (“call”)
– vendite contro euro (“put”)
d) tassi
– acquisti
– vendite
e) indici
– acquisti
– vendite
2. opzioni emesse
a) titoli di capitale
– acquisti (“put”)
– vendite (“call”)
b) titoli di debito
– acquisti (“put”)
– vendite (“call”)
c) valute
– valute contro valute
– acquisti contro euro (“put”)
– vendite contro euro (“call”)
d) tassi
– acquisti
– vendite
e) indici
– acquisti
– vendite
3. altri contratti derivati
(con scambio di capitali)
a) titoli
– acquisti
– vendite
b) valute
– valute contro valute
– acquisti contro euro
– vendite contro euro
4. altri contratti derivati
(senza scambio di capitali)
a) valute
– valute contro valute
– acquisti contro euro
– vendite contro euro
b) tassi
– acquisti
– vendite
c) indici
– acquisti
– vendite
d) altri valori
– acquisti
– vendite
Copertura
180
Negoziazione
Altre
Sezione 10 – Distribuzione delle attività e delle passività
10.1 Distribuzione temporale delle attività e delle passività
Voci/Durate residue
1.
1.1
1.2
1.3
1.4
1.5
2.
2.1
2.2
2.3
2.4
2.5
a vista
fino a
3 mesi
Durata determinata
oltre 3
oltre 1 anno
mesi
fino a 5 anni
fino a
Tasso
Tasso
12 mesi fisso
indic.
Attivo
crediti verso banche
di cui:
– riporti e operazioni PCT
crediti verso enti finanziari
di cui:
– riporti e operazioni PCT
crediti verso clientela
di cui:
– riporti e operazioni PCT
obbligazioni e altri titoli di
debito
operazioni “fuori bilancio”
Passivo
debiti verso banche
di cui:
– riporti e operazioni PCT
debiti verso enti finanziari
di cui:
– riporti e operazioni PCT
debiti verso clientela
di cui:
– riporti e operazioni PCT
debiti rappresentati da titoli
operazioni “fuori bilancio”
10.2 Attività e passività in valuta
(a) attività
- crediti
- obbligazioni e altri titoli di debito
- azioni e altri titoli di capitale
- partecipazioni
- altre attività
(b) passività
- debiti non rappresentati da titoli
- debiti rappresentati da titoli
- altre passività
Sezione 11 – Altre attività
11.1 Negoziazione per conto terzi
(a) negoziazione di titoli
181
oltre 5 anni
Tasso
fisso
Tasso
indic.
Durata
indeterminata
(da specificare)
(b) negoziazione di valute
(da specificare)
11.2 Attività di collocamento
(a) con garanzia
(b) senza garanzia
11.3 Gestione di patrimoni
(a) patrimonio gestito
(b) conferimenti
(c) prelievi
11.4 Ricezione e trasmissione di ordini e/o mediazione
11.5 Offerta fuori sede
11.6 Custodia e amministrazione di valori mobiliari
(a) titoli di terzi in deposito
(b) titoli di terzi depositati presso terzi
(c) titoli di proprietà depositati presso terzi
11.8 Altre operazioni
(da specificare)
182
Parte C – Informazioni sul conto economico
Sezione 1 – I profitti e le perdite da operazioni finanziarie
1.1 Composizione della voce 10 “profitti/perdite da operazioni finanziarie”
Voci/Operazioni
A.1 Rivalutazioni
A.2 Svalutazioni
B.1 Utili (perdite) da realizzo
B.2 Altri Profitti/Perdite
Totali
1.
Contratti derivati
2.
Titoli di Stato
3.
Altri titoli di debito
4.
Titoli azionari
5.
Altri titoli di capitale
6.
Altri
Voci/Operazioni
A.1 Rivalutazioni
A.2 Svalutazioni
B.1 Utili (perdite) da realizzo
B.2 Altri Profitti/Perdite
Totali
1.
Contratti derivati:
a. su tassi
b. su indici
2.
Altri
Titoli
Valute
XXX
XXX
altri
183
Sezione 2 – Le commissioni
2.1 Composizione della voce 20 “Commissioni attive”
(a) per attività di negoziazione titoli
(b) per attività di negoziazione in cambi
(c) per attività di collocamento
(d) per attività di gestione di patrimoni
(e) per attività di ricezione e trasmissione ordini e/o mediazione
(f) per offerta fuori sede
(g) per attività di custodia e amministrazione
(h) per altri servizi:
(da specificare)
di cui:
– per operazioni di prestito titoli
2.2 Composizione della voce 30 “Commissioni passive”
(a) per attività di negoziazione titoli
(b) per attività di negoziazione in cambi
(c) per attività di gestione di patrimoni
(d) per offerta fuori sede
(e) per deposito titoli
(f) per altri servizi
(da specificare)
di cui:
– per operazioni di prestito titoli
Sezione 3 – Gli interessi
3.1 Composizione della voce 40 “interessi attivi e proventi assimilati”
(a) su crediti verso banche
di cui:
- per riporti e operazioni pronti contro termine
184
(b) su crediti verso enti finanziari
di cui:
- per riporti e operazioni di pronti contro termine
(c) su crediti verso clientela
di cui:
- per riporti e operazioni pronti contro termine
(d) su titoli di debito
(e) altri interessi attivi
(f) altri proventi
3.2 Composizione della voce 50 “interessi passivi e oneri assimilati”
(a) su debiti verso banche di cui:
- per riporti e operazioni di pronti contro termine
(b) su debiti verso enti finanziari di cui:
- per riporti e operazioni di pronti contro termine
(c) su debiti verso clientela di cui:
- per riporti e operazioni pronti contro termine
(d) su debiti rappresentati da titoli
(e) su passività subordinate
(f) altri oneri
Sezione 4 – Le spese amministrative
Sezione 5 – Le rettifiche, le riprese e gli accantonamenti
5.1 Composizione della voce 120 “rettifiche di valore su crediti e accantonamenti per garanzie e
impegni”
(a) rettifiche di valore su crediti
(b) accantonamenti per garanzie e impegni
185
Sezione 6 – Altre voci del conto economico
6.1 Composizione della voce 70 “altri proventi di gestione”
6.2 Composizione della voce 110 “altri oneri di gestione”
6.3 Composizione della voce 180 “proventi straordinari”
6.4 Composizione della voce 190 “oneri straordinari”
6.5 Composizione della voce 220 “Imposte sul reddito d’esercizio”
Sezione 7 – Altre informazioni sul conto economico
7.1 Distribuzione territoriale dei proventi
(da specificare)
Parte D – Altre informazioni
Sezione 1 – Gli amministratori, i sindaci e i dipendenti
1.1Compensi di amministratori e sindaci
(a) amministratori
(b) sindaci
1.2Crediti e garanzie rilasciate a favore di amministratori e sindaci
(a) amministratori
(b) sindaci
1.3Numero medio dei dipendenti per categoria
(a) dirigenti
(b) funzionari
(c) restante personale
Sezione 2 – Impresa capogruppo
2.1 Denominazione
2.2 Sede
186
Allegato B
SCHEMI DEL BILANCIO CONSOLIDATO
B.1. STATO PATRIMONIALE CONSOLIDATO
ATTIVO
10.
Cassa e disponibilità
20.
Crediti verso banche:
(a) a vista
(b) altri crediti
30.
Crediti verso enti finanziari:
(a) a vista
(b) altri crediti
40.
Crediti verso clientela
50.
Obbligazioni e altri titoli di debito:
(a) di emittenti pubblici
(b) di banche
(c) di enti finanziari
di cui:
– titoli propri
(d) di altri emittenti
60.
Azioni, quote e altri titoli di capitale
70.
Opzioni e altri valori assimilati
80.
Partecipazioni:
(a) valutate al patrimonio netto
(b) altre
90.
Partecipazioni in imprese del gruppo:
(a) valutate al patrimonio netto
(b) altre
100. Differenze positive di consolidamento
110. Differenze positive di patrimonio netto
120. Immobilizzazioni immateriali
130. Immobilizzazioni materiali
140. Capitale sottoscritto non versato
di cui:
– capitale richiamato
150. Azioni o quote proprie
(con indicazione anche del valore nominale)
160. Altre attività
di cui:
– depositi presso organismi di compensazione e garanzia
– crediti verso promotori finanziari
170. Ratei e risconti attivi:
(a) ratei attivi
(b) risconti attivi
Totale dell’attivo
187
PASSIVO
10.
Debiti verso banche:
(a) a vista
(b) a termine o con preavviso
20.
Debiti verso enti finanziari:
(a) a vista
(b) a termine o con preavviso
30.
Debiti verso clientela:
(a) a vista
(b) a termine o con preavviso
40.
Debiti rappresentati da titoli:
(a) obbligazioni
(b) altri titoli
50.
Opzioni e altri valori emessi
60.
Altre passività
di cui:
debiti verso promotori finanziari
70.
Ratei e risconti passivi:
(a) ratei passivi
(b) risconti passivi
80.
Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
90.
Fondi per rischi ed oneri:
(a) fondi di quiescenza e per obblighi simili
(b) fondi imposte e tasse
(c) fondo di consolidamento per rischi ed oneri futuri
(d) altri fondi
100. Fondo per rischi finanziari generali
110. Fondi rischi su crediti
120. Passività subordinate
130. Differenze negative di consolidamento
140. Differenze negative di patrimonio netto
150. Patrimonio di pertinenza di terzi (+/–)
160. Capitale
170. Sovrapprezzi di emissione
180. Riserve:
(a) riserva legale
(b) riserva per azioni proprie
(c) riserve statutarie
(d) altre riserve
190. Riserve di rivalutazione
200. Utili (Perdite) portati a nuovo
210. Utile (Perdita) d’esercizio
Totale del passivo
188
GARANZIE E IMPEGNI
10.
Garanzie rilasciate
20.
Impegni
189
B.2. CONTO ECONOMICO CONSOLIDATO
10.
20.
30.
40.
50.
60.
70.
80.
90.
100.
110.
120.
130.
140.
150.
160.
170.
180.
190.
200.
210.
220.
230.
240.
250.
260.
Profitti (perdite) da operazioni finanziarie
di cui:
– su titoli
– su contratti derivati
– su valuta
Commissioni attive
Commissioni passive
Interessi attivi e proventi assimilati
di cui:
– su titoli di debito
– su riporti e operazioni pronti contro termine
– su altri crediti
Interessi passivi e oneri assimilati
di cui:
– su riporti e operazioni pronti contro termine
– su altri debiti
Dividendi e altri proventi
a) su azioni, quote e altri titoli di capitale
b) su partecipazioni
c) su partecipazioni in imprese del gruppo
Altri proventi di gestione
Spese amministrative:
(a) spese per il personale
di cui:
– salari e stipendi
– oneri sociali
– trattamento di fine rapporto
– trattamento di quiescenza e simili
(b) altre spese amministrative
Rettifiche di valore su immobilizzazioni immateriali e materiali
Accantonamenti per rischi ed oneri
Altri oneri di gestione
Rettifiche di valore su crediti e su accantonamenti per garanzie e impegni
Riprese di valore su crediti e su accantonamenti per garanzie e impegni
Accantonamenti ai fondi rischi su crediti
Rettifiche di valore su immobilizzazioni finanziarie
Riprese di valore su immobilizzazioni finanziarie
Utili (perdite) delle partecipazioni valutate al patrimonio netto
Utile (Perdita) delle attività ordinarie
Proventi straordinari
Oneri straordinari
Utile (Perdita) straordinario
Utilizzo del fondo di consolidamento per rischi ed oneri futuri
Variazione del fondo per rischi finanziari generali
Imposte sul reddito dell’esercizio
Utile (Perdita) d’esercizio di pertinenza di terzi
Utile (Perdita) d’esercizio
190
Appendice C
EQUITY RATIOS E DIFFERENZE DI CONSOLIDAMENTO
C.1. Equity ratios
Esempio 1
I dati dell’esempio sono i seguenti:
–
la società A detiene il 90 per cento del capitale della società B;
–
la società B detiene a sua volta il 60 per cento del capitale della società C;
–
la società C detiene a sua volta il 70 per cento del capitale della società D;
–
la società A detiene il 20 per cento del capitale della società C.
La struttura partecipativa “a catena” di tale gruppo può essere raffigurata così :
Per calcolare l’equity ratio (E. R.) della società capogruppo rispetto a una società controllata
indirettamente (ossia per il tramite di altre società controllate) occorre moltiplicare i rapporti di
partecipazione delle varie società componenti la catena partecipativa. Quando una società inclusa nel
consolidamento è partecipata da più società pure incluse nel consolidamento, è necessario sommare i
singoli prodotti.
Nell’esempio l’equity ratio di A in D si calcola nel seguente modo:
D = (0,90 * 0,60 * 0,70) + 0,20 * 0,70 = 0,518
191
C.2. Differenze di consolidamento
C.2.1. Differenza di consolidamento negativa derivante da una partecipazione di controllo
diretta
I dati dell’esempio sono i seguenti:
–
la società A detiene il 90 per cento del capitale della società B, mentre il restante 10 per cento
appartiene a soci di minoranza;
–
il valore contabile della partecipazione della società A nella società B è di 70;
–
il valore del patrimonio netto (capitale, sovrapprezzi di emissione, riserve, fondo per rischi
bancari generali, utili portati a nuovo, utile d’esercizio per la parte destinata a riserve e a
dividendi, al netto delle perdite portate a nuovo nonché della perdita d’esercizio) della società B
è di 100.
Il raffronto tra il valore della partecipazione (70) e la corrispondente quota del patrimonio netto
dell’impresa controllata (90, pari al 90 per cento di 100) fa emergere una differenza di 20. Se tale
differenza non è imputabile alle attività e alle passività dell’impresa controllata, nel bilancio
consolidato essa va iscritta alternativamente:
a)
nella voce del passivo “differenze negative di consolidamento” dello stato patrimoniale
consolidato;
b)
nella sottovoce (c) “fondo di consolidamento per rischi ed oneri futuri” della voce del passivo
“fondi per rischi ed oneri”, quando sia dovuta alla previsione di un’evoluzione sfavorevole dei
futuri risultati economici dell’impresa controllata.
La quota di patrimonio spettante ai soci di minoranza, pari a 10, va ricondotta nella voce del
passivo “patrimonio di pertinenza di terzi”.
C.2.2. Differenza di consolidamento positiva derivante da una partecipazione di controllo
diretta
I dati dell’esempio sono i seguenti:
– la società A detiene il 70 per cento del capitale della società B, mentre il restante 30 per cento
appartiene a soci di minoranza;
– il valore contabile della partecipazione della società A nella società B è di 100;
– il patrimonio della società B è così composto:
· capitale
60
· riserve
40
· riserve di rivalutazione
5
· fondi rischi su crediti
15
Il raffronto tra il valore della partecipazione (100) e la corrispondente quota del patrimonio
netto (che esclude le riserve di rivalutazione e i fondi rischi su crediti) dell’impresa controllata (70,
pari al 70 per cento di 100) fa emergere una differenza di 30.
Nel paragrafo 2.1.1 del capitolo 3 è stabilito che, quando la partecipazione eccede il patrimonio
netto, ai fini della redazione del bilancio consolidato la differenza debba essere compensata, per la
parte che rimane dopo l’imputazione agli elementi dell’attivo e del passivo, con le riserve di
192
rivalutazione e con i fondi rischi su crediti dell’impresa controllata. L’importo residuo va ricondotto,
per la quota di pertinenza del gruppo, tra le differenze positive di consolidamento.
Nell’esempio considerato, supponendo che non sia possibile l’imputazione agli elementi
dell’attivo e del passivo, si ha pertanto che:
– la differenza di 30 si compensa con il 70 per cento delle riserve di rivalutazione (3,5) e dei fondi
rischi su crediti (10,5);
– il residuo importo delle differenze (16) va iscritto nella voce 100 dell’attivo (“differenze positive
di consolidamento”) dello stato patrimoniale consolidato;
– il residuo importo delle riserve di rivalutazione (1,5) e dei fondi rischi su crediti (4,5) deve essere
iscritto nelle corrispondenti voci del passivo;
– la quota di patrimonio spettante ai soci di minoranza, pari a 30 (30 per cento della somma di
capitale e riserve), va ricondotta nella voce del passivo “patrimonio di pertinenza di terzi”.
C.2.3 Differenze di consolidamento negative derivanti da partecipazioni di controllo dirette e
indirette
Si ipotizzi che al 31/12/1993 si abbia la seguente situazione:
– la società A detiene il 90 per cento del capitale della società B, mentre il restante 10 per cento
appartiene a soci di minoranza;
– la società B detiene a sua volta il 90 per cento del capitale della società C, mentre il restante 10
per cento appartiene a soci di minoranza;
– il valore contabile della partecipazione della società A nella società B è di 70;
– il valore contabile della partecipazione della società B nella società C è di 60;
– il valore del patrimonio netto della società B è di 100;
– il valore del patrimonio netto della società C è di 100.
Alla medesima data i bilanci delle società A, B e C al 31/12 sono (1):
Soc. A
90%
>
Part.
70 Cap.
100
Cr.
90 Ris.
50
F.R.
10
Soc. B
90%
>
Part.
60 Cap.
50
Cr.
45 Ris.
50
F.R.
5
LEGENDA:
– Part.
– Cr.
– Cap.
– Ris.
– F.R.
1
= Partecipazioni
= Crediti
= Capitale
= Riserve
= Fondo rischi su crediti
Per comodità si suppone che l’utile d’esercizio delle tre società sia pari a zero.
193
Cr.
Soc. C
100
Cap.
100
Secondo quanto stabilito nel paragrafo 2.1.1 del capitolo 3, il calcolo delle differenze di
consolidamento e degli interessi di minoranza deve essere effettuato applicando gli “equity ratios”.
Nel caso di specie, immaginando che le differenze emergenti dal raffronto tra partecipazioni e
patrimoni non siano imputabili alle attività e alle passività delle singole imprese controllate, si hanno
differenze negative di consolidamento per 47 e interessi di minoranza per 13, così determinate:
Differenze negative di consolidamento
a)
20 relative alla partecipazione di controllo diretta della società A nella società B;
b)
27 relative alla partecipazione di controllo indiretta della società A nella società C (importo pari
al 90 per cento della differenza di consolidamento di 30 della società B nella società C) (1);
Interessi di minoranza
a)
13 relative ai soci di minoranza della società B, di cui 10 di diretta pertinenza e 3 per la quota
loro attribuita della differenza di consolidamento di C in B (10 per cento di 30);
b)
10 relative ai soci di minoranza della società C.
Ciò premesso e supponendo che con riferimento alle imprese controllate non si preveda
un’evoluzione sfavorevole dei risultati economici, nello stato patrimoniale del bilancio consolidato
vanno iscritte:
a)
47 nella voce del passivo “differenze negative di consolidamento”;
b)
23 nella voce del passivo “patrimonio di pertinenza dei terzi”.
Lo stato patrimoniale del bilancio consolidato sarà il seguente:
BILANCIO CONSOLIDATO
Crediti verso clientela
235 Fondi rischi su crediti
Differenze negative
consolidamento
15
di
Patrimonio di pertinenza di
terzi
Capitale
Riserve
(a) riserva legale
235
47
23
100
50
235
Si ipotizzi che nell’esercizio successivo (chiuso al 31/12/1994) le società A, B e C registrino le
seguenti variazioni del patrimonio netto e dei fondi rischi su crediti (2):
1
L’equity ratio di A in B è pari al 90 per cento; l’equity ratio di A in C è pari all’81 per cento (90 per cento
moltiplicato per il 90 per cento). La quota della differenza di consolidamento di pertinenza del gruppo viene
calcolata nel seguente modo:
90% * 60 – 90% ( 100) = 81% ( 100) – 90% ( 100) = – 27
dove il primo termine rappresenta la quota di pertinenza della capogruppo del patrimonio di C, mentre il secondo
rappresenta la quota di pertinenza della capogruppo della partecipazione di B in C.
2
Si suppone che tali variazioni siano interamente investite in titoli di Stato.
194
a)
società A:
– aumento del fondo rischi su crediti: 3;
– utile d’esercizio: 20.
b)
società B:
– aumento del fondo rischi su crediti: 1,
– utile d’esercizio: 10 (per 6 attribuito a riserve e per 4 destinato a dividendi).
c)
società C:
– costituzione del fondo rischi su crediti: 2;
– utile d’esercizio: 5 (attribuito interamente a riserve).
Secondo quanto disposto dalle istruzioni (cfr. capitolo 3, paragrafo 2.1.1), le variazioni del
patrimonio netto delle imprese controllate che si registrano negli esercizi successivi a quello del
primo consolidamento vanno iscritte, per la quota di pertinenza del gruppo in base al calcolo degli
“equity ratios”, nelle pertinenti voci dello stato patrimoniale (“riserve”, “fondo per rischi finanziari
generali” “utile d’esercizio” ecc.).
È inoltre stabilito che nel “patrimonio di pertinenza dei terzi” deve essere inclusa la quota di
pertinenza, diretta e indiretta, dei terzi del patrimonio netto delle imprese controllate (al netto dei
dividendi loro assegnati).
Nel caso qui considerato si ha che l’utile di pertinenza del gruppo risulta pari a 33,05, il
patrimonio spettante ai soci di minoranza di B e di C è aumentato di 1,55 e il debito verso i medesimi
soci per dividendi da distribuire ammonta a 0,4. Tali importi sono così determinati:
Utile di pertinenza del gruppo
–
20 relative all’utile d’esercizio della società A;
–
9 (pari al 90 per cento di 10) relative alla quota di pertinenza della società A dell’utile
d’esercizio prodotto dalla società B;
–
4,05 (pari al 90 per cento di 4,5) relative alla quota di pertinenza della società A dell’utile
d’esercizio prodotto dalla società C.
Variazione del patrimonio di terzi
–
1,05 spettanti ai soci di minoranza della società B, di cui 0,6 di diretta pertinenza (1) e 0,45 per
la quota loro attribuita dell’incremento patrimoniale della società C;
–
0,5 (pari al 10 per cento di 5) spettanti ai soci di minoranza della società C.
Passività verso i soci di minoranza
–
0,4 relative ai dividendi assegnati ai soci di minoranza della società B.
Conformemente alle istruzioni del presente manuale le variazioni suddette debbono essere
ricondotte nelle pertinenti voci dello stato patrimoniale consolidato relativo al 31/12/1994 che,
pertanto, si presenta così :
1
L’importo di 0,6 rappresenta la quota (10 per cento) dell’utile d’esercizio della società B ( 10) di pertinenza dei
soci di minoranza diminuito dei dividendi (0,4) assegnati ai medesimi.
195
BILANCIO CONSOLIDATO
Crediti verso clientela
Obbligazioni e altri titoli a
reddito fisso
(a) di emittenti pubblici
235 Altre passività
0,4
Fondi rischi su crediti
21
Differenze negative di consolidamento
47
41
Patrimonio di pertinenza di terzi
Capitale
24,55
100
Riserve
(a) riserva legale
50
Utile d’esercizio
33
276
276
196
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