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Ciriatto

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Ciriatto
Ciriatto
«Ci sta, ci sta. È inutile che ridete, stronzi. Ci sta perché io ci
so fare. Io trombo da dio. Io rimbombo, da come trombo. Ragazzi,
l'ho fatta innamorare alla prima scopata. È pazza di me. Ero sui
viali a mare che me ne andavo per i cazzi miei e ti vedo questa con
una minigonna da infarto. Vado lì e ci dico una battuta o due, così
per divertirmi. Voi lo sapete come sono quando mi decido. Lei
zitta, ma lo vedo subito che ci sta. Cazzo, mi son detto, come vado
forte. Mi guarda con l'aria di una che non gli interessa neanche di
striscio, ma invece è già una pera cotta. Ragazzi, dovevate
vedermi, andavo dritto come un siluro. Allora gli incollo gli occhi
sulle gambe e ci metto giù una guardata aspirante dai piedi fino
alla testa, che mi sembra di essere un francobollista con la lente di
ingrandimento. Tutta ciccia soda.
Va bene, mi dico. Ti piglio. Ci tiro un sorriso a boomerang
che fa tre giri prima di tornare alla base. Lei si mette a ridere e io
capisco subito: è fatta.
Siamo andati insieme al Bar Nazionale e ci ho offerto un
rabarbaro col limone, così per rompere il ghiaccio con parecchio
stile. Mentre beve gli metto una mano sulla spalla con eleganza,
poi via via che parla comincio a farla scendere giù verso il culo.
Intanto dico un sacco di cazzate, per far vedere che anch'io ci
tengo alla cultura. Gli butto lì che mi son comprato un libro di
quelli complicati, con tutti i ragionamenti profondi, e che me lo
leggo sul water, quando voglio pensare roba pesante. Ci dico sai
quello con la copertina blu e la scritta rossa che parla dei romani e
dei greci, ma lei non lo conosceva, così ci ho anche fatto una bella
impressione da filosofo. Intanto la mano era stabile sul culo,
posizione pronta da agguantamento. Siamo stati là un bel cinque
minuti, poi ho chiesto se aveva voglia di venire a vedere il mio
televisore a quarantacazzo pollici e lei mi ha risposto di sì. E vai,
che sono un mago. Un quarto d'ora ed eravamo sul divano di casa
mia. Immaginatevi la situazione, un paio di cosce tutte tonde e io
lì svaccato che faccio ginnastica preparatoria alle mani. Intanto lei
parla, parla. Cazzo quanto parla. Ma chi la sta a sentire! A un certo
punto mi chiede se sono io il proprietario della casa. Ci puoi
scommettere, rispondo. Tutta roba mia. E già che ci sono sposto lo
scatolone dei giornali e metto in bella vista il televisore al plasma
a quarantacazzo pollici. Caro branco di falliti, lei fa una faccia che
voi non la vedrete mai nella vostra vita di merda. Mi si incolla
addosso e comincia a carezzarmi il collo. Lì mi sono accorto che
era già innamorata persa. Ha visto subito che sono uno con la
marcia speciale. Il resto non ve lo dico perché siete un branco di
porci disgraziati e certe cose è meglio se ve le andate a fare al
cinema con un bel film svedese. Però provatevi a immaginare
parecchio, e poi immaginatevi di più. M'ha svuotato col risucchio.
Che roba, ragazzi. C'è poco da fare, alla fine mi sono innamorato
anch'io. E chi potrebbe mai rinunciare a quel culo? Ho deciso che
me la sposo. Magari io avrei aspettato l'anno prossimo, ma lei è
così cotta che ha già voluto mettere insieme casa e conto in banca,
anche se tanto ci aveva da mettere solo quattro euro. In fondo ha
capito che sono uno sensibile e poi dice che i suoi non vedono
l'ora di congratularsi per com'è stata fortunata a trovare proprio
me. Vogliono venire tutti a farmi la festa, anche se per il viaggio
che mi tocca pagargli ci vogliono due giorni d'autobus.
Che dire? Ci ho saputo fare. Ma come faccio a spiegarlo a voi,
banda di mezze seghe che non potete aspettarvi nulla dalla vita?
Bisogna insaccarsi le cose al momento giusto, col tempismo, nel
posto dove ti capitano. Svegli e in poppa, che la nave parte. Fine
della magra e inizia il godimento. Potete scommetterci: quando si
tratta di culo, me lo so prendere al volo.»
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