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LENARDUZZI: voglio cambiare il mondo e lo farò con le donne

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LENARDUZZI: voglio cambiare il mondo e lo farò con le donne
Orizzonti Ente Friuli nel Mondo
LENARDUZZI: voglio cambiare
il mondo e lo farò con le donne
Isabella Lenarduzzi
di Paola Del Degan
Ha uno sguardo vivace. Trasmette determinazione, energia e una buona dose di
entusiasmo. Si capisce subito che Isabella Lenarduzzi è una “tosta”. Un’imprenditrice
di successo che ti parla appassionatamente del suo lavoro e, pari trattamento lo riserva
al Friuli, terra a cui è molto legata. Isabella è, infatti, per metà friulana e per metà belga.
Il papà Domenico Lenarduzzi, friulano doc, conosce bene il mondo dell’emigrazione
perché è stato per lungo tempo componente del Consiglio direttivo dell’Ente Friuli
nel Mondo ed è presidente del Fogolâr Furlan di Bruxelles. Isabella vive e lavora nella
capitale belga dove il padre si trasferì nel ‘48 con la madre per raggiungere il nonno
minatore a Charleroi.
Cosa le fa pensare la parola ‘
’emigrazione’’?
“La collego a mio padre. Lui si sente emigrante nell’anima, in modo forte e assoluto.
Sottolinea spesso quanto fossero difficili le
condizioni in cui viveva la sua famiglia, ha
provato tanta povertà e umiliazioni sulla
propria pelle”.
Poi suo padre si è riscattato, diventando un
punto di riferimento in ambito europeo.
“Dopo le lauree in Economia commercio e
Scienze politiche è entrato a far parte della
Commissione Europea terminando la sua
carriera come Direttore generale per l’educazione e la cultura. Ha creato l’Erasmus, cosa
di cui va fiero”.
Come le ha descritto il Friuli?
“Lui va molto fiero della sua terra. Sostiene
che ci vive la gente più bella , ‘solida’ e lavoratrice che esista. Un popolo orgoglioso,
che si è evoluto economicamente al termine
della seconda guerra mondiale e ha saputo
ricostruire tutto dopo il terremoto. Mi ha
sempre insegnato che il Friuli è una terra
con un’identità molto forte”.
Lei è un’imprenditrice “sociale”, esperta in
comunicazione e organizzazione di eventi da
più di 25 anni, di cosa si occupa specificatamente?
“Dal 2007 dirigo Jump «Empowering Women,
Advancing the Economy», un’organizzazione
che si occupa delle pari opportunità tra
uomini e donne offrendo formazioni professionali, networking e molte informazioni sul
mondo del lavoro. Insegno a sfruttare delle
potenzialità preziose, quelle delle donne”.
A proposito lei è una donna manager.
Come si fa a conciliare carriera
e famiglia?
“Innanzitutto bisogna cominciare a parlare di
genitorialità e non di maternità o paternità.
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Gli uomini dovrebbero essere coinvolti molto di più nell’ambito domestico e le donne,
al contrario, a livello aziendale. Si fanno i figli
in due e vanno educati in due. Le aziende
devono dare la possibilità a entrambi sia di
stare con la prole sia di fare carriera. E poi
un altro stereotipo è considerare il ‘quanto’
e non il ‘cosa’, in Italia si viene valutati in
base al numero di ore di permanenza in
ufficio e non per i risultati ottenuti. E’ stato
dimostrato che un programma di flessibilità
efficiente nell’azienda riesce a trattenere il
70% di donne e il 40% di uomini. Purtroppo
la cultura manageriale è ancora basata su
concetti maschili, una donna ha il diritto di
rimanere se stessa con i propri valori e la sua
peculiare leadership. Il mondo femminile
non deve essere obbligato ad assumere
atteggiamenti maschili per far carriera, cosa
che avviene ancora puntualmente”.
Cosa le piace di più del suo lavoro?
“Io non cerco di arricchirmi, potrei aggiungere un... ‘purtroppo’. Però desidero aiutare
le donne a far emergere le proprie capacità
e potenzialità. Loro possono rendere le
aziende più sostenibili e responsabili. E cambiando le aziende si può cambiare il mondo.
Bisognerebbe rispettare molto di più le
ambizioni individuali, cancellare gli stereotipi
e demolire la struttura patriarcale a favore di
una famiglia più equilibrata nei ruoli e nelle
responsabilità”.
Si potrebbero applicare in Italia
i progetti che sta attuando in Belgio?
“Non ancora. L’Italia è in piena crisi economica e quando sei in crisi le aziende spesso
non ti rendi conto di quanto sia importante
mantenere e migliorare le proprie risorse
umane. Spesso investire sul personale non
è la priorità. Invece il mondo sta passando
dal capitalismo al talentismo. L’accessibilità al
capitale è importante ma ancor di più è avere il personale adatto, dedicato e disponibile
al posto giusto nel momento giusto. Mentre
in Europa questi concetti stanno passando,
soprattutto attraverso le grandi aziende che
hanno una mentalità più aperta e globale, in
Italia non ci sono i presupposti per recepire
tali messaggi. Anche il Belgio, la Francia e i
Paesi scandinavi sono in crisi ma non la vivono nello stesso modo, attuano una gestione
completamente diversa. L’attenzione verso il
capitale umano è maggiore”.
Quali limiti ha il nostro Paese?
“Il personale in Italia è una palla al piede non
una ricchezza, inoltre c’è ancora un’estrema
rigidità del mercato del lavoro, completamente inadatto al contesto moderno e
soprattutto un ostacolo per lo sviluppo.
Bisogna accettare il cambiamento e non
averne paura”.
Quali sono i suoi obiettivi futuri?
“Continuare ad avere un grande impatto sul
mondo economico e sulle donne. Percepire
che riesco a far cambiare continuamente le
cose attorno a me”.
INFO BOX
Isabella Lenarduzzi - Founder &
Managing Director
JUMP Empowering Women, Advancing the Economy
Indirizzo: 18-22 Avenue Winston
Churchill · 1180 Brussels
Tel. : +32 (0) 2 346 32 00 · +32
(0) 2 346 38 00
Sito web: jump.eu.com
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Disponibile anche su Linkedin,
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gennaio14
23/12/2013 09:41:42
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