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i cambiamenti climatici presenti e del passato

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i cambiamenti climatici presenti e del passato
Ambiente e Protezione
I CAMBIAMENTI CLIMATICI
PRESENTI E DEL PASSATO
Ultimo Rapporto IPCC
a cura di
Sergio Castellari*
“Pubblichiamo l’articolo di Sergio Castellari che ha raccolto il nostro
invito ad approfondire il tema della questione climatica introdotto nella
precedente edizione da Franco Battaglia”.
Il Direttore
Che cosa è l’IPCC?
L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate
Change) è stato istituito nel 1988 dalla Organizzazione Mondiale della Meteorologia dell’ONU (WMO) e dal Programma Ambientale
dell’ONU (UNEP) con lo scopo di fornire ai
decisori politici ed a tutta la comunità scientifica mondiale una valutazione della letteratura scientifica disponibile su i vari aspetti dei
cambiamenti climatici, impatti, adattamento e
mitigazione; ciò al fine di comprendere meglio
il rischio dei cambiamenti climatici causati dalle attività umane. L’IPCC (http://www.ipcc.ch/) è
un organo che non svolge ricerca, aperto a tut64
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ti i Paesi membri WMO e UNEP. Regolarmente l’IPCC, oltre ad altre pubblicazioni, produce
ogni sei anni dei Rapporti di Valutazione divisi in tre volumi sulle basi fisiche dei cambiamenti climatici, impatti, vulnerabilità dei diversi sistemi umani e naturali, adattamento e
mitigazione dei cambiamenti climatici.
Gli esperti scientifici, che lavorano in maniera volontaria e non retribuita dall’IPCC, sono scelti dall’IPCC Bureau, che è composto da
scienziati qualificati a livello internazionale (in
questi anni l’unico membro italiano è il Dr. Filippo Giorgi, che è finora il climatologo italiano con più pubblicazioni). Questi esperti inter-
Cambiamenti climatici
nazionali rappresentano il più alto livello di expertise nei vari
aspetti dei cambiamenti climatici (tra questi ci sono molti climatologi statunitensi).
I rapporti di valutazione riflettono un’analisi e valutazione del
consenso scientifico dei risultati riguardo i cambiamenti climatici,
estratto dalla letteratura “peer-reviewed” scientifica mondiale, insieme ad indicazioni del grado di confidenza scientifica sulle conclusioni estratte dalla letteratura.
L’approccio dell’IPCC è obiettivo e trasparente. Ad esempio,
l’ultimo Rapporto di Valutazione (AR4-IPCC), pubblicato quest’anno nei suoi tre volumi, è stato sottoposto a due giri di revisione rivolta ad esperti scientifici di tutto il mondo ed a revisioni di esperti scientifici governativi. Queste revisioni sono state ampiamente
propagandate ed aperte realmente a tutti gli scienziati esperti nel
settore. Le revisioni (commenti dei revisori e risposte degli autori
dei vari capitoli del rapporto) saranno rese pubbliche sul sito web
dell’IPCC. In conclusione, il Rapporto AR4-IPCC del 2007 ha implicato sei anni di lavoro coinvolgendo: 800 Autori (che hanno
contributo ai contenuti dei vari capitoli); 450 Autori responsabili
di capitoli (che hanno coordinato il lavoro di finalizzazione dei vari capitoli); 2500 revisori (che hanno commentato e revisionato i
vari capitoli).
Alcune osservazioni meritano di essere segnalate, al fine di evidenziare l’importanza del lavoro dell’IPCC nel contesto della comunità scientifica mondiale. Nel 2007 le Accademie Scientifiche Nazionali dei Paesi G8 + 5 hanno formalizzato una dichiarazione in cui
si legge: “È inequivocabile che il clima sta cambiando, ed è molto
probabile che questo cambiamento sia causato in maniera predominante dall’aumento della interferenza umana con l’atmosfera”.
Il 9 dicembre 2006 l’American Association for the Advancement
of Science (AAAS) ha finalizzato un documento ufficiale sui cambiamenti climatici, seguita poi il 1 febbraio 2007 dalla Società Meteorologica Americana (AMS) nel cui documento ufficiale si legge:
“Una forte evidenza osservativa e i risultati degli studi di modellistica indicano che, almeno negli ultimi 50 anni, le attività umane
contribuiscono maggiormente ai cambiamenti climatici”.
Inoltre, nel giugno 2005 sempre le Accademie Scientifiche Nazionali dei Paesi G8, insieme a
quelle del Brasile, Cina ed India hanno formalizzato e firmato un documento ufficiale in cui si
approvano i contenuti scientifici del Terzo Rapporto IPCC (TAR-IPCC), allora disponibile, ed in
particolare si legge: “La comprensione scientifica dei cambiamenti climatici è ora sufficientemente chiara per giustificare pronte azioni da parte dei vari Paesi… Riconosciamo il consenso
scientifico internazionale dell’IPCC”.
I contenuti scientifici del TAR-IPCC sono stati approvati ufficialmente anche dalla Geological
Society of America (GSA) nel 2004, dall’American Geophysical Union (AGU) nel dicembre
2003, dall’American Institute of Physics (AIP) il 4 aprile 2004 e dall’American Astronomical Society (AAS) il 2 giugno 2004.
Dalle osservazioni sopra svolte si possono trarre alcune importanti conclusioni: l’operato dell’IPCC negli anni è stato approvato dalle più importanti accademie ed organizzazioni scientifiche nel mondo; l’IPCC include la maggior parte della comunità scientifica mondiale attiva nella
ricerca sui vari aspetti dei cambiamenti climatici; l’IPCC non è “guidato” o “dominato” dai vari
governi (se fosse così, ad esempio, l’attuale amministrazione statunitense, che è stata ed è anco- ➤
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Cambiamenti climatici
Cambiamenti climatici
➤ ra oggi critica sulla causa umana dei cambia-
menti climatici, non avrebbe permesso la partecipazione di un gran numero di scienziati climatici statunitensi nei lavori di preparazione
dei rapporti IPCC!).
Che cosa determina il clima della Terra?
Il sistema clima è un sistema complesso, che
include l’atmosfera, gli oceani, le terre emerse,
la criosfera e la biosfera. Generalmente il clima
viene definito come “il tempo meteorologico
medio” su scale temporali lunghe (almeno 30
anni), o anche come la risposta del bilancio
energetico della Terra. Questo bilancio può essere modificato:
– con cambiamenti della radiazione solare
incidente (ad esempio, variazioni dell’orbita
della Terra attorno al Sole);
– con variazioni dell’albedo (la frazione di
radiazione solare che viene riflessa in varie
parti della Terra, ad esempio, dalla copertura
nevosa, dal ghiaccio, dalla vegetazione, dai
deserti e dalle particelle aerosol in atmosfera);
– con variazioni dell’effetto serra (che di
per sé è un effetto naturale che ha permesso la
vita sul pianeta Terra e che è dovuto alla presenza in atmosfera di certi gas-serra, come il
vapore acqueo, il biossido di carbonio (CO2),
il metano (CH4) ed il protossido di azoto
(N2O), che assorbono e riemettono verso la superficie terrestre la radiazione emessa dalla
Terra stessa).
Un aumento delle emissioni di gas-serra dalla superficie terrestre porta ad un aumento delle loro concentrazioni atmosferiche e, quindi,
ad un rafforzamento dell’effetto serra globale.
Tra i gas-serra il più importante ed abbondante
in atmosfera è il vapore acqueo, che, tuttavia,
non è un gas ben mescolato nell’atmosfera,
cioè non può essere rappresentato da una concentrazione atmosferica globale. Gli altri gasserra come la CO2, il CH4 ed il N2O sono gas
ben mescolati nell’atmosfera e sono presenti in
quantità minori (però la quantità di CO2 è circa mille volte più grande di quella di CH4 e
N2O). Il clima terrestre globale è influenzato
da queste variazioni, oltre che da vari suoi
meccanismi di retro-azione (feedback). I vari
feedback giocano un ruolo importante nella
variabilità del sistema clima. Ad esempio, se la
atmosfera si riscalda, la concentrazione atmo66
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sferica di vapore acqueo in generale aumenta,
portando ad un’intensificazione ulteriore dell’effetto serra, che causa ancora più riscaldamento globale e così via (feedback del vapore
acqueo).
Anche le nuvole giocano un ruolo importante: le nuvole assorbono bene la radiazione
terrestre, contribuendo al riscaldamento globale, ma, allo stesso tempo, riflettono bene verso
l’alto anche la radiazione solare incidente sulla Terra, contribuendo, quindi, al raffreddamento globale. In sintesi, le nuvole, a seconda
del tipo, del contenuto d’acqua, dell’altitudine,
della dimensione delle particelle, della forma e
della vita, possono contribuire al raffreddamento o al riscaldamento della Terra.
Come le attività umane contribuiscono ai
cambiamenti climatici ed in che misura rispetto alle influenze naturali?
Le attività umane contribuiscono ai cambiamenti climatici tramite le emissioni di gas-serra e di aerosol e tramite le modifiche al territorio (ad esempio, la deforestazione, che causa
rilascio di CO2 e cambi nell’albedo). Aumenti
significativi di questi gas-serra sono iniziati
nell’era industriale, cioè negli ultimi due secoli (vedi Figura 1); ad esempio, la concentrazione globale atmosferica di CO2 è aumentata da
un valore pre-industriale di 280 ppm (nel
1750) ad un valore di 380 ppm nel 2006. Oltre ad innescare il feedback del vapore acqueo,
le attività umane possono influenzare il vapore
acqueo mediante le emissioni di metano, perché la distruzione chimica in stratosfera di
questo gas produce piccole quantità di vapore
acqueo. Inoltre l’uso dei combustibili fossili e
l’uso di biomassa producono aerosol come i
solfati, fuliggine (soot); alcuni di questi hanno
un effetto di riscaldamento, mentre altri di raffreddamento. Esistono anche aerosol di origine
naturale, come quelli emessi dalle eruzioni
vulcaniche o quelli prodotti alla superficie dei
mari. Nell’ultimo Rapporto IPCC si è evidenziato un notevole progresso nella ricerca sui
forzanti radiativi (quei fattori che possono modificare il bilancio energetico del sistema Terraatmosfera): il forzante radiativo netto prodotto
dalle attività umane è positivo (effetto globale
di riscaldamento) ed è maggiore rispetto ai forzanti radiativi naturali.
1. Concentrazioni atmosferiche di importanti gas-serra negli ultimi
2000 anni. Le concentrazioni sono in Parti per Milione (ppm) o
Parti per Miliardo (ppb). (Fonte: FAQ 2.1, Figure 1 da Forster, et al.,
2007: Changes in Atmospheric Constituents and in Radiative
Forcing. In: Climate Change 2007: The Physical Science Basis.
Contribution of Working Group I to the Fourth Assessment Report
of the Intergovernmental Panel on Climate Change)
E le osservazioni dei cambiamenti climatici
recenti?
Molte diverse osservazioni (terra, oceani,
neve, ghiacciai, livello del mare) hanno mostrato che il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile. Le misure termometriche
(vedi Figura 2(a)) hanno evidenziato che la
temperatura media globale è aumentata di
0,74°C negli ultimi 100 anni (1906-2005), ma
questo riscaldamento non è stato costante, o
non risulta essere lo stesso in tutte le stagioni
ed aree della Terra. La temperatura media globale è aumentata di 0,35°C nel periodo 19101940, poi è diminuita leggermente di 0,1°C ed
in seguito è aumentata rapidamente dal 1970
circa fino ad oggi di circa 0,55°C. Gli anni più
caldi dei 157 anni di misure termometriche sono risultati il 1998 ed il 2005, mentre 11 degli
ultimi dodici anni (1995 -2006) sono stati fra i
più caldi mai registrati. La temperatura media
dell’Artico è aumentata quasi del doppio rispetto a quella globale negli ultimi 100 anni.
Le osservazioni marine hanno evidenziato che
la temperatura media degli oceani è aumentata fino ad almeno 3000 m di profondità. Le osservazioni da satelliti e da mareografi hanno
evidenziato che il livello medio globale dei
mari è cresciuto mediamente di 1.8 mm per
anno nel periodo 1961-2003, ma più veloce-
mente dal 1993 al 2003 (circa 3.1 mm per anno). (vedi
Figura 2(b)). I ghiacciai
montani e la copertura nevosa sono mediamente diminuiti (vedi Figura 2(c)). I
dati da satelliti hanno mostrato una perdita media di
ghiaccio Artico di circa
2,7% per decennio (più forte durante l’estate). Infine,
dal 1970, in particolare nelle zone tropicali e sub-tropicali, si sono registrati periodi più lunghi e più intensi di
siccità.
Ed il clima del passato?
Nel passato, prima che le
attività umane potessero
giocare un ruolo determi- ➤
2. Cambiamenti osservati in (a) temperatura media globale; (b)
livello globale medio del mare da mareografi (blu) e da dati da
satellite (rosso); (c) copertura nevosa per l’Emisfero Nord fra
Marzo e aprile. Tutti i cambiamenti sono relativi alle corrispondenti
medie per il periodo 1961-1990. Le curve rappresentano i valori
medi decennali, mentre i cerchi bianchi sono i valori annuali. L’area
ombreggiata è l’intervallo di incertezza ricavata da un analisi
dettagliata delle incertezze conosciute (a e b) oppure dalle serie
temporali (c). (Fonte: Figure SPM.3. da IPCC, 2007: Climate Change
2007: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I
to the Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on
Climate Change)
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Cambiamenti climatici
➤ nante, il clima è cambiato su varie scale tem-
porali. Le informazioni estratte dagli indicatori
climatici (proxy data), quali gli anelli degli alberi, i carotaggi di ghiaccio, i sedimenti marini, confermano che il riscaldamento nell’ultimo mezzo secolo appare inusuale almeno rispetto ai precedenti 1300 anni. Inoltre la concentrazione atmosferica di CO2 del 2006 supera il range di valori (180-300ppm) degli ultimi 650.000 anni nei vari periodi glaciali ed interglaciali (vedi Figura 3). Nonostante non sia
stata la causa primaria, la concentrazione atmosferica di CO2 ha giocato un ruolo importante durante i periodi glaciali. I carotaggi di
ghiaccio in Antartide (vedi Figura 3) hanno
mostrato che: la concentrazione di CO2 era
bassa (circa 180 ppm) durante i periodi glaciali, ed alta (circa 280 ppm) durante i periodi caldi interglaciali; le variazioni di concentrazione
di CO2 hanno generalmente seguito le variazioni di temperatura in Antartide con un ritardo di qualche centinaia di anni.
I passaggi da un periodo glaciale ad un periodo interglaciale e viceversa sono durati parecchie migliaia di anni, ma questi passaggi sono stati influenzati da un feedback positivo
della CO2; in altre parole, un iniziale piccolo
raffreddamento (causato da variazioni orbitali
della Terra) è stato amplificato dalla diminuzione della concentrazione atmosferica di CO2
Cambiamenti climatici
causata ad esempio dagli oceani. Infatti, le simulazioni con modelli climatici avanzati forniscono risultati simili ai dati climatici “proxy”
solo se si introduce il fattore che tiene conto
della CO2. Inoltre tramite l’analisi dei dati
“proxy” da sedimenti marini si è provato che
milioni di anni fa i periodi caldi privi di ghiacci hanno coinciso con alti livelli di concentrazione atmosferica di CO2.
I recenti cambiamenti climatici sono inusuali rispetto a quelli del passato?
Quando si confronta il cambiamento climatico degli ultimi 100 anni con i cambiamenti
climatici del passato, ad esempio degli ultimi
1000 anni, appare necessario fare alcune importanti distinzioni: quale variabile climatica si
vuole confrontare, quali cambiamenti si vogliono studiare (globali, o a scala più ridotta) e
a quali scale temporali (milioni di anni, migliaia di anni o centinaia di anni).
Negli ultimi due secoli i dati mostrano che
la concentrazione di CO2 è aumentata molto
rapidamente (circa 100 ppm pari al 35%); diversamente, gli aumenti di circa 80 ppm alla fine delle ere glaciali nel quaternario sono avvenute in migliaia d’anni!
L’analisi delle medie globali e nord-emisferiche della temperatura superficiale ricostruite
con dati termometrici e ricostruzioni con “multi-proxy” (vedi Figura 4) ha mostrato,
ad esempio, che negli ultimi 1000
anni le temperature sono aumentate
nel periodo 1000-1300 in alcune regioni dell’emisfero nord (il cosidetto
“periodo caldo medievale”) e sono
diminuite nel periodo 1400-1900
nell’emisfero nord (la cosidetta “piccola era glaciale”). E’ importante sottolineare che tutte le dodici ricostruzioni climatiche con “multi-proxy”
attualmente disponibili nella comunità scientifica mostrano, con le dovute bande di incertezza, che la media delle temperature superficiali sull’Emisfero Nord durante il periodo
3. Concentrazioni di CO2 (biossido di carbonio), CH4 (metano), protossido
di azoto (N2O) e “proxy” della temperatura nel passato fino a 650000 anni
caldo medievale erano inferiori alla
fa. Le aree grigie indicano l’attuale ed i precedenti periodi caldi interglaciali.
media degli ultimi 100 anni (vedi Fi(Fonte: Figure TS.1. da Solomon et al. 2007: Technical Summary. In:
Climate Change 2007: The Physical Science Basis. Contribution of Working
gura 5).
Group I to the Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on
Climate Change)
Le cosidette prove “storiche”, che
spesso vengono ancora richiamate
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(ad esempio circa 52 nell’anno 1086). Chiaramente
altri fattori, oltre al clima,
possono aver influenzato il
numero dei vigneti, come,
ad esempio, particolari
scelte economiche e commerciali o diverse tradizioni. La colonizzazione della
Groelandia sud-occidentale è avvenuta circa nell’an4. Variazioni delle temperature superficiali nell’emisfero nord negli
ultimi 1300 anni, ricostruite sulla base di 12 serie di ricostruzioni
no 1000 da parte degli
“multiple-proxy” climatiche; di misure strumentali negli ultimi 150
Islandesi. Verso il secolo
anni (linea nera). (Fonte: Figure TS.20. da Solomon et al. 2007:
Technical Summary. In: Climate Change 2007: The Physical Science
XIV le varie comunità iniBasis. Contribution of Working Group I to the Fourth Assessment
Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change)
ziarono a scomparire a
causa di fattori non solo
climatici, ma anche cultudalla stampa e da alcuni scienziati come: le rali ed economici. L’economia di queste cofiere del ghiaccio sul Tamigi nei secoli passati, munità era infatti basata sull’allevamento e
i vigneti nell’Inghilterra medievale, la coloniz- non sulla pesca, come quella degli altri abitanzazione della Groenlandia circa 1000 anni fa ti della Groelandia (gli Inuit). Quindi, una serie
al fine di confermare l’esistenza di periodi più di tarde primavere e fredde estati iniziarono a
caldi o più freddi rispetto al periodo attuale, mettere in ginocchio le comunità degli Islannon possono essere considerate indicatori indi- desi e l’ultima colonia (quella più a sud) sopretti (proxy data) di temperatura negli ultimi pravvisse fino a circa la metà del secolo XV (Jo1000 anni. Il fiume Tamigi è gelato solo 22 nes e Mann, 2004). Quindi tutte queste “provolte tra il 1408 ed il 1814, (favorito dal flusso ve storiche” non possono essere considerate
della corrente con il
indicatori climatici
vecchio
London
corretti! Il periodo
Bridge). Dopo il
caldo medioevale e
1830 con la ricola piccola era glastruzione del Lonciale non sono stati
don Bridge, con
fenomeni globali, e
campate più larghe
l’aumento di temche hanno reso più
peratura durante il
veloce la corrente, il
periodo caldo meTamigi non ha più
dievale non è paragelato anche in pregonabile all’attuale
senza di inverni
aumento di tempemolto freddi (Jones
ratura su tutto il piae Mann, 2004).
neta (IPCC, 2007).
In questi anni il
Alcuni scienziati
numero dei vigneti
hanno anche cercain Inghilterra e Galto di correlare la
les sono almeno
lunghezza dei cicli
350, mentre dall’asolari con le tempenalisi dei documenrature nell’Emisfero
Confronto fra la variazione di temperatura misurata
ti storici si è trovato 5.
Nord nel periodo
strumentalmente (tratteggio blu), da una ricostruzione
“multi
proxy”
degli
ulitmi
300
anni
(verde)
e
la
che nel Medioevo il
1860-1990 (Friisvariazione della lunghezza dei cicli solari (arancio: dati
numero dei vigneti originali; rosso: dati mediati per attenuare le variazioni Christensen
and
annuali) (Fonte: Damon e Laut, 2004).
era assai inferiore
Lassen, 1991) e nel ➤
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Cambiamenti climatici
➤ periodo 1579-1987 (Lassen e Friis-Christensen,
1995; Lassen e Friis-Christensen, 2000). Vari
studi recenti (per esempio Damon e Laut,
2004; Kristjansson et al,, 2002) hanno mostrato che “le apparenti solide correlazioni mostrate … sono state ottenute tramite una analisi
non corretta dei dati fisici”. La Figura 5 mostra
chiaramente che, con i dati corretti della lunghezza dei cicli solari, la correlazione sparisce
negli ultimi 50 anni. Infine alcuni scienziati
hanno cercato di elaborare correlazioni tra i
flussi di radiazioni cosmiche, che sono modulate dall’attività solare nell’eliosfera, e la copertura nuvolosa totale (Svensmark, 1998) o
quella delle nuvole basse (Marsh and Svensmark, 2000). Nonostante questi studi siano interessanti, sono ancora agli inizi e mancano di
chiare evidenze scientifiche: ad esempio la
correlazione con la copertura globale nuvolosa totale sparisce dopo il 1991, mentre quella
con la copertura globale di nuvole basse sparisce dopo il 1994 (Solomon et al., 2007). Concludendo, la ricerca climatica è una ricerca interdisciplinare ed in progresso, e deve continuare a crescere senza essere influenzata da preconcetti di parte e da una informazione non corretta, negazionista o catastrofista che sia. ■
Sergio Castellari
* Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) - Istituto Nazionale di Geofisica e
Vulcanologia (INGV)
E-mail:
[email protected]
Web-site:
https://www.cmcc.it/web/public/IPCC-Italia
Sergio Castellari si è laureato in Fisica all’Università
di Bologna e ha un Dottorato di Ricerca (Ph.D.) in
Oceanografia Fisica dell’Università di Miami (USA).
Ha lavorato all’Università di Miami, al CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dal 2000 all’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia). Dal dicembre 2006 è il Focal Point Nazionale
dell’IPCC. Dal 2007 è comandato al Centro EuroMediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC)
a Bologna.
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INNOVARE
Bibliografia:
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Svensmark, H.. 1998: “Infuence of cosmic rays on
Earth’s climate”. Physical Review Letters 22.
NOTA:
È interessante notare che anche l’American
Physics Society (APS), di cui il Prof. Franco Battaglia nel suo articolo del precedente numero di Innovare ha dichiarato di essere membro, ha disponibile nel suo sito web un rapporto sulla questione dei cambiamenti climatici (probabilmente
scritto alla fine degli anni 90, visto che cita solo il
Primo e Secondo Rapporto IPCC) dove si legge: “Il
consenso della comunità scientifica è chiaro: l’aumento delle emissioni di gas-serra inevitabilmente
causerà la crescita dei livelli di gas-serra nell’atmosfera della Terra, e questo cambierà il clima
della Terra…Mentre i cambiamenti climatici antropogenici non sono ancora stati determinati in
maniera non ambigua, la conferma degli effetti
umani sul clima sta aumentando”.
(http://www.aps.org/policy/reports/popa-reports/energy/climate.cfm)
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