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Cheli, E., Dietro le maschere alla scoperta di se

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Cheli, E., Dietro le maschere alla scoperta di se
“DIETRO LE MASCHERE. Alla scoperta di se stessi
Storie autobiografiche e percorsi di consapevolezza”
di Enrico Cheli – Edizione Compagnia degli Araldi, 1998
Recensione a cura di DANIELA GUERRIERI
Se tutti noi da bambini impariamo a recitare una parte è perché veniamo indotti a credere che così
come siamo non andiamo bene: solo se saremo “bravi bambini” e ci comporteremo come gli altri
vogliono, potremo sperare di essere accettati e amati.
Dietro le maschere nasce dall’esperienza diretta e personale di Enrico Cheli che, a seguito di una
profonda crisi esistenziale, sente la necessità di interrogarsi a fondo su se stesso, iniziando un
percorso di autoconoscenza.
Il filo conduttore delle varie tappe di questo viaggio, che lo porterà ad abbandonare vecchi schemi e
a “trovare la sua strada”, è la consapevolezza. Non sarà un viaggio indolore e l’autore, che fa spesso
uso di metafore, lo paragonerà ad una “morte e rinascita”.
L’obbiettivo di E. Cheli, è quello di aiutarci – attraverso il racconto della sua storia di vita – a
comprendere i condizionamenti ai quali siamo sottoposti sin dall’infanzia e a rompere schemi e
abitudini che non rispecchiano l’essenza, la parte più vera di ognuno di noi. Egli afferma:
«[…]anche altri potrebbero trovare interessanti le mie vicende interiori e trarne aiuto e
ispirazione. Mi sorprende un po’ scoprire che la cosa non mi fa paura, che non provo né timore né
vergogna al pensiero di mettere in piazza le mie vicissitudini e condividere con sconosciuti alcuni
dei momenti più intimi della mia esistenza, di mostrarmi nella mia nudità, nei miei aspetti di luce e
in quelli di ombra […]. Se mi sento di farlo è perché non mi identifico ormai più nella mia identità
sociale, nei miei ruoli e dunque non sento il bisogno di salvare la faccia».
L’autore riporta anche le “voci” dei studenti che hanno partecipato ai suoi seminari sul tema:
conosci te stesso. Le parti di “diario di bordo” sono la prova che è possibile iniziare a disfarsi delle
proprie maschere, basta volerlo.
Sono riportate qui di seguito la principali tappe di questo viaggio in cui si percepisce “tra le righe”
un’anima purificata, consapevole, piena di entusiasmo, amore per la natura, le persone e passione
per tutto quello che ha costruito in anni di ricerca. Chiunque può notare nella lettura semplicità e
profondità allo stesso tempo.
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La prima parte è dedicata all’introduzione del concetto di maschera. Fin dall’infanzia pur di essere
accettati e amati dalla famiglia, la scuola e dal gruppo dei pari, mettiamo da parte i nostri bisogni
più profondi, la nostra spontaneità, divenendo con il tempo sempre meno liberi. Ben presto
comprendiamo quali sono i comportamenti accettati e quelli rifiutati e – per paura di essere
giudicati o non accettati per quello che siamo – ci adeguiamo di conseguenza. Tutto questo succede
fuori dalla nostra consapevolezza; una volta adulti crediamo di conoscerci e pensiamo: «chi meglio
di me può sapere chi sono!» In realtà ciò che conosciamo è la nostra maschera, la facciata che ci
sforziamo di presentare agli altri e a noi stessi. Ma cosa c’è al di là delle maschere? Scrive E. Cheli:
«è proprio in questo ignoto che risiedono i nostri bisogni essenziali più profondi […] le nostre
caratteristiche più vere, i nostri sentimenti migliori e i talenti.[…]La maschera non è affatto il
“vero io” ma solo lo strato più esterno dell’identità, il punto d’incontro e di confine tra il fuori – la
società – e il dentro – il sé».
Non si nega l’importanza di educare e controllare certi aspetti della natura umana ma forse questo
controllo è andato troppo oltre. «Il fatto che la parola “persona” nel suo significato originale
volesse dire “maschera”, la dice lunga sul come la società abbia finora apprezzato e premiato più
l’apparire che non l’essere».
Le maschere se da un lato ci difendono nascondendo bene la nostra vulnerabilità, dall’altro lato ci
sono di ostacolo alla realizzazione personale. Chiudersi al dolore comporta inevitabilmente
chiudersi alla bellezza, al piacere e all’amore.
Dietro le corazze possiamo trovare anche aspetti poco piacevoli e lati di noi immaturi ma se invece
di condannarli li accettiamo con benevolenza, saremo in grado di scoprire che anch’essi assolvono a
uno scopo esistenziale e potremo decidere di farli crescere in qualunque momento della nostra vita.
L’autore inizia a raccontare la sua storia da dopo la laurea, descrivendo come in poco tempo sia
riuscito a fare carriera. Già molto giovane è docente all’Università, allenatore di pallavolo e ha dato
vita ad una cooperativa sociale.
Con il tempo si accorge che non è felice e inizialmente pensa che la soluzione a questa
insoddisfazione sia quella di lavorare maggiormente e ottenere riconoscimenti sempre più
importanti, ma ben presto si accorge che non è la “cura” giusta.
Egli dichiara che questa scalata al successo con la sua logica del potere, della politica e della
competizione per prevalere, non dà nutrimento all’anima: «Mi accorgo che ogni volta che
raggiungo un nuovo traguardo l’euforia e la soddisfazione durano solo il breve spazio di un
momento, lasciandomi poi vuoto come prima. […]Il lavoro aveva finito per rappresentare ogni mia
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aspirazione e assorbire ogni mio tempo ed energia, quindi era inevitabile che dopo qualche anno di
una tale vita il mio spirito reclamasse un maggiore spazio […]armonia e profondità».
La società ci illude che se avremo più soldi potere, prestigio, la nostra vita sarà migliore ma questo
non è vero se prima non si cresce dentro.
E. Cheli a questo punto decide di andare a fondo per conoscere meglio se stesso. Inizia a
frequentare i primi seminari che lo porteranno a contattare la sua luce interiore, ad esplorare aspetti
del suo essere che non sospettava neppure di avere. Entra a contatto con la meditazione e si rende
conto che fino a quel momento della sua vita la mente razionale e il “pensare” non avevano quasi
mai lasciato spazio al “sentire” e al contatto diretto con il qui e ora.
Ci sono tanti modi di meditare, ve ne sono basati sulla danza, il canto, il movimento, il suono,
l’osservazione, la respirazione, etc. Lo scopo della meditazione è apprendere a rivolgere la
consapevolezza dall’esterno all’interno in modo da conoscere sempre più se stessi. «Meditazione è
[…] una sensazione di globale benessere, di centratura, di pace, di profonda saggezza, di armonia
con se stessi e col mondo […]».
E. Cheli dopo qualche viaggio in Oriente intuisce l’importanza di equilibrare razionalità e
intuizione, fare e essere pensare e sentire. Ad una attenta riflessione si rende conto che noi
occidentali abbiamo dato troppo spazio alla logica e alla mente razionale, trascurando le dimensioni
dell’essere. Viceversa in Oriente hanno studiato e sperimentato queste ultime, senza crescere sul
lato tecnologico e razionale.
L’equilibrio è necessario anche all’interno del nostro essere; mente, cuore, spirito, emozioni devono
avere uguale spazio; dare importanza ad una sola dimensione significa trascurare tutte le altre,
anch’esse fondamentali per una vita pienamente vissuta.
Il cambiamento di E. Cheli suscita nelle persone che lo circondano sospetto e timore, «[…] una
persona libera fa percepire con maggior stridore la propria condizione di prigionia, di staticità.
[…]Le persone si creano aspettative verso coloro con cui sono in relazione e si preoccupano se
l’altro agisce in modo nuovo, inconsueto, si risentono se non agisce come loro desiderano: si
offendono soprattutto se l’altro vuole essere se stesso, se vuole andare per la propria strada senza
la loro approvazione»; ma oramai E. Cheli è consapevole che solo smettendo di essere come gli
altri lo vogliono, come la società lo vuole, potrà scoprire e realizzare il suo potenziale.
Egli abbandona alcuni lavori che non rispecchiano i suoi bisogni e si dedica solo a quello che lo
appassiona. Al primo posto c’è l’insegnamento universitario ed è proprio durante una lezione che
introduce quasi per gioco il tema delle maschere. Gli studenti lo accolgono con grande curiosità ed
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interesse tanto da chiedere un approfondimento dell’argomento. Egli inizia ad insegnare ad altri
quello che negli ultimi anni ha appreso su di sé (la consapevolezza di sé, lo sviluppo del proprio
potenziale, la comunicazione interiore, la spontaneità), partendo proprio dalla sua esperienza.
Durante i seminari le sedie sono disposte a cerchio, scrive E. Cheli:
«…affronto i seminari coinvolgendomi in prima persona, mettendomi in gioco totalmente, senza
alcuna maschera o ruolo a proteggermi. Invito gli studenti a darmi del tu e a chiamarmi per nome,
e nell’illustrare un concetto o un metodo, spesso racconto loro come questo si è declinato nella mia
vita privata, rendendoli partecipi dei miei vissuti, anche emotivi, e non solo quelli “belli” ma anche
le paure, i dubbi, le zone d’ombra della mia personalità, incoraggiandoli col mio esempio a fare
altrettanto. […] il mio aprirmi favorisce, per risonanza, un analogo atteggiamento da parte loro».
Nell’ultima parte del libro, prima delle testimonianze dei studenti, l’autore racconta la separazione
con la moglie. Dopo anni di luce alla scoperta di se stesso, iniziano lunghi mesi di buio che E. Cheli
decide di affrontare consapevolmente, senza cercare di sfuggire il dolore che emerge. Egli lo vive
fino in fondo comprendendo che anch’esso può essere utile alla sua crescita e pienamente
consapevole che dietro le nuvole c’è sempre il sole.
Egli aveva appreso nei seminari frequentati che: «Solo accettando la luce possiamo trovare la forza
di esplorare l’ombra: solo accettando l’ombra possiamo trovare la creatività per trasformarla in
luce»
In seguito quel sole risplenderà regalandogli ottime intuizioni e liberando di nuovo la sua creatività.
Dopo aver dato vita a Insight (il gioco della consapevolezza) sarà il momento della rivista Armonia.
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