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morire di fatica: cosa si nasconde dietro a un prezzo

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morire di fatica: cosa si nasconde dietro a un prezzo
approfondimento d morire di fatica:
cosa si nasconde
dietro a un prezzo
troppo basso
22
O la situazione di lavoro nei campi di pomodori in Puglia, ma è bene che la realtà
dell’agricoltura emerga e si squarci quel
velo d’incoscienza che separa chi si nutre
dei frutti della Terra, cioè tutti noi, e chi
ha il compito di produrli.
Ognuno di noi ha l’obbligo di saperlo: la
realtà dell’agricoltura, esclusa qualche piccola eccezione, è drammatica, e non solo
nei campi di pomodori. Le campagne sono
avvelenate dalla chimica, le sementi sono
in mano a poche multinazionali, il paesaggio agrario è distrutto, i terreni sono
sempre più impoveriti e resi sterili dalla
monocoltura, gli animali sono considerati
solo macchine da produzione e le aziende,
spesso indebitate, sono fonte di immane
sofferenza per le persone che le gestiscono.
Perché tutto questo?
Per due motivi.
Primo: la perdita di una cultura agricola
che è sempre stata la base della nostra
civiltà.
La nobiltà e la complessità del lavoro
agricolo, il suo essere inserito nel ritmo
delle stagioni, la cura e la comprensione
del suolo come essere vivente, la cura del
mondo vegetale nelle sue diverse qualità
di Vita e quella dell’animale con la sua
sensibilità, il rispetto e la dignità del
lavoro, sono stati sostituiti da un pensare
materialista falsamente scientiÞco che
concepisce un’azienda agricola semplicemente come una realtà produttiva, con le
In realtà, proprio
in Puglia, esiste un
“sano” bracciantato.
Ci sono squadre
bravissime di
persone specializzate
in agricoltura che
possono essere
assunte regolarmente
dalle aziende a cui
offrono il contributo di
una manualità agricola
e di una competenza
ormai rare da trovare.
AfÞnché queste
persone possano
essere dignitosamente
retribuite, i prezzi
dei prodotti agricoli
devono essere adeguati
logiche della produzione industriale, senza
tener conto che fare agricoltura signiÞca
operare con le forze e le leggi della Vita e
non con le semplici leggi della materia inanimata. Questo ha portato a una mentalità
che ha privato gli agricoltori di una vera
conoscenza e di una vera motivazione che
andasse oltre le logiche della sola tecnica
e del solo proÞtto. Il che, in primis, ha
privato le campagne di persone motivate
e consapevoli, al punto che oggi noi occidentali spesso non sappiamo più lavorare
in campagna e dobbiamo avvalerci di
persone che un rapporto con la Terra e gli
animali lo portano ancora in sé come forza
e tradizione ancestrale.
Secondo: abbiamo assistito negli ultimi
anni a un enorme pressione al ribasso dei
prezzi agricoli.
I commercianti fanno la guerra dei
prezzi, cercando di conquistarsi consumatori inconsapevolmente loro complici, con
tagli di prezzo di vendita che creano una
pressione esasperata, che ha inesorabili
ricadute sul prezzo d’acquisto del latte, dei
cereali, degli ortaggi e della frutta.
Oggi in campagna un chilo di grano
convenzionale è pagato circa 20 centesimi
(con esso si produce un chilo abbondante
di pane), un litro di latte circa 35 centesimi, un chilo di pomodori 8 centesimi.
Con questi prezzi, utilizzare tutti i
mezzi possibili per sopravvivere, compresi
concimi, veleni, sementi OGM e manodopera a basso prezzo può non essere
cinismo, ma necessità di sopravvivenza.
La conclusione è che della situazione
che sta emergendo ora, ed è bene che
emerga, il responsabile non è solo il contadino che usa i braccianti in nero a basso
costo e che non è in grado, culturalmente,
di fare il salto verso un’agricoltura diversa,
o il caporale che se ne approÞtta, o i
commercianti senza scrupoli, o le multinazionali della chimica, o le facoltà agricole
delle università: siamo tutti noi che abbiamo aperto le porte, inconsapevolmente,
a un pensare morto e che partecipiamo a
un sistema economico che alimentiamo
continuamente con le nostre scelte che non
si chiedono cosa stia dietro un prodotto e
dietro il suo prezzo.
Nel 1922, in un corso agli economisti, Rudolf Steiner, al quale dobbiamo il
primo impulso per un’agricoltura che oggi
deÞniamo ecologica e un approccio a un
pensare vivente nei confronti della Natura
e del Cosmo, esordiva evidenziando come
il prezzo fosse l’elemento fondamentale di
una sana economia.
Dobbiamo lavorare intensamente e consapevolmente alla deÞnizione, al rispetto
e alla responsabilità verso il GIUSTO
PREZZO.
Dobbiamo essere consapevoli che sono
fonte di malattia economica e sociale sia
un prezzo alto, che alimenta l’egoismo
del produttore, sia un prezzo basso che
alimenta l’egoismo del consumatore.
In ultima analisi, dobbiamo prendere
coscienza che è ogni singolo individuo, con
le sue quotidiane scelte di acquisto, il vero
elemento propulsore dell’economia.
Solo un consumatore consapevole, che
s’informa e pretende di sapere, eviterà
l’avvelenamento della Terra, la distruzione
dei suoli e del paesaggio agrario, l’avvento
degli OGM, la degradazione degli animali
e la morte di fatica nelle campagne.
Solo consumatori consapevoli potranno
sostenere il salto culturale di agricoltori
ancora vittime di una tecnica e di un’economia ecologicamente e socialmente
aberrante e velenosa.
Dobbiamo diventare tutti partecipi di
È ogni singolo
individuo, con le sue
quotidiane scelte
di acquisto, il vero
elemento propulsore
dell’economia
un nuovo rinascimento agricolo, attraverso un’ampliata conoscenza, l’amore per la
Terra e per la Natura e una nuova coscienza economica, che intende pagare a tutti
un giusto prezzo per un giusto prodotto.
Chi tra noi ha accettato, o peggio ancora
richiesto, un prezzo basso, senza conoscerne i dettagli e le conseguenze, deve sentirsi
colpevole se le persone muoiono nei campi
raccogliendogli pomodori, olive, arance
e uva. Ognuno di noi può e deve essere
partecipe della creazione, attraverso una
rinnovata agricoltura, di una nuova Natura e di una nuova Vita sociale che stanno
già germogliando in molte realtà agricole
e commerciali, partendo dalla consapevolezza del GIUSTO PREZZO.
Il compito oggi è sempre più quello di
promuovere e sostenere realtà agricole che
creino nuovi organismi naturali e sociali.
Anche noi di EcorNaturaSì vogliamo
dare il nostro contributo per essere partecipi di questo nuovo Rinascimento che,
dalla Terra, irradierà inesorabilmente in
ogni altra realtà economica e culturale e
dal quale partirà il vero rinascimento di
tutta la nostra civiltà.
PS: In realtà, proprio in Puglia, esiste
un “sano” bracciantato. Ci sono squadre
bravissime di persone specializzate in
agricoltura che possono essere assunte
regolarmente dalle aziende a cui offrono
il contributo di una manualità agricola e
di una competenza ormai rare da trovare.
AfÞnché queste persone possano essere
dignitosamente retribuite, i prezzi dei prodotti agricoli devono essere adeguati.
Come EcorNaturaSì, noi reputiamo
che per i prodotti della nostra Þliera un
chilo di grano tenero biologico non
possa essere pagato agli agricoltori sotto
i 40 centesimi; un chilo di pomodoro
bio da salsa raccolto a macchina
non possa andare sotto i 25 centesimi
e un litro di latte bio debba essere
pagato alla stalla almeno 70 centesimi.
Dovremmo impegnarci insieme e creare
una consapevolezza che possa permettere
di portare questi prezzi anche ben oltre
l’attuale livello.
Pochi centesimi alla produzione rappresentano la vita o la morte di un’azienda
e la possibilità o meno di investire per
il futuro, incidendo ben poco sul prezzo
Þnale del prodotto.
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