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quasi amici - Parrocchia San Leone Magno

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quasi amici - Parrocchia San Leone Magno
Cinecircolo IL LEONE
Via Carnia 12
Milano
www.sanleone.it/parrocchia/cinecircolo
19 gennaio 2013
QUASI AMICI
Genere:
Regia:
Interpreti:
Nazione:
Anno:
Durata:
Commedia
Eric Toledano e Olivier Nakache
François Cluzet (Philippe); Omar Sy (Driss); Anne Le Ny (Yvonne); Audrey Fleurot (Magalie)
Francia
2011
112’
LA TRAMA
Uno è colto, ricco, raffinato, bianco. E tetraplegico. L’altro è grezzo, disoccupato, ignorante, nero. E scatenato.
Al cinema formano la coppia perfetta, gli opposti che si attraggono.
Il film è tratto da una storia vera e anche nella realtà i due personaggi erano (più o meno) così, due persone che più
distanti non si potrebbe e che invece finiscono per compensarsi reciprocamente.
Dal libro autobiografico “Il diavolo custode” di Philippe Pozzo di Borgo, di origine corsa, ricchissimo erede delle
fortune di una casata blasonata ed ex presidente della maison di champagne Pommery, la sua storia:
la vita dorata e il matrimonio con l’amata Béatrice, l’incidente in parapendio nel ’93, che lo lascia paralizzato dal collo
in giù, all’età di 42 anni; e poi, la morte della moglie, per una rara malattia congenita.
Il film ha inizio con la ricerca di un nuovo assistente che deve essere per Philippe le sue gambe e le sue braccia. Fra i
candidati c’è Abdel (nel film Driss), uno sfrontato giovane della banlieue parigina, che dal colloquio vuole solo
ottenere una firma che gli permetta di continuare a prendere il sussidio di disoccupazione. E invece, viene preso in
prova, d’istinto. Driss non ha referenze, ma ha un atteggiamento che esclude ogni pietismo o condiscendenza, e
Philippe cerca proprio questo. Inizia così fra i due questo rapporto paradossale. Driss è un vero vulcano di scorrettezze,
invenzioni e gaffes. La vera trovata sta nella totale mancanza di riguardo o comprensione con cui si tratta la
menomazione di Philippe. Sarebbe poco corretto ridere alle spalle di un handicappato: nel film gli si ride in faccia,
raccontando barzellette sulla tetraplegia o sottolineando la sua impossibilità di movimento, o interrogandolo sulle sue
frustrazioni sessuali. E naturalmente, disprezzando i suoi gusti e le sue passioni.
Il film è godibile e divertente, le risate pacificanti e liberatorie, come il soffio di vita che Driss è riuscito a portare nella
vita di un uomo sfortunato.
COMMENTO
Sin dalle prime sequenze, “Quasi amici” accosta due universi culturali, sociali, opposti: l’irriverente Driss, un giovane
appena uscito dal carcere, che vive alla giornata e condivide con la numerosa famiglia un appartamento di pochi metri
quadrati, nella desolante e anonima banlieue parigina; Philippe che vive in un lussuoso quartiere parigino, circondato
da assistenti personali, infermieri, fisioterapisti, amante della musica classica e dell’arte in genere.
Entrambi sono reietti, ognuno si sente come prigioniero nel proprio vestito, del proprio handicap: sociale, nel caso del
badante, costretto a fare i conti con la realtà da cui proviene; fisico, per il milionario, bloccato su una sedia a rotelle e
insofferente verso lo sguardo compassionevole che avverte nei familiari e conoscenti, con i quali tuttavia raramente ha a
che fare.
Per quanto la vicenda abbia per sfondo la Francia e la sua problematicità, o la difficoltà di chi vive e resta ai margini,
“Quasi amici” si sofferma principalmente sul concetto di solidarietà, di amicizia, che abbatte qualsiasi barriera sociale,
intellettuale e culturale. L’unione di due handicap può anche fare la forza, è la tesi del film.
Il film è approdato sui nostri schermi preceduto dalla sua fama di campione di incassi in Francia; non solo ha
sbaragliato tutti i record di incassi precedenti, ma è diventato un vero e proprio caso mediatico e anche politico, dopo
che il presidente Sarkozy ha invitato a pranzo tutta la troupe.
Lo spettatore si immedesima subito nella vicenda di questa strana coppia, a cui – al netto delle accuse di incontroscontro tra Ancien Régime e nuova immigrazione, di lotta di classe all’acqua di rose – non si può non voler bene.
Il film può essere letto come una favola moderna, che, come tale, si prende la libertà di proporre un nuovo patto sociale
fra la vecchia Francia, simboleggiata nel suo immobilismo dalla paralisi del corpo di uno dei protagonisti, e il
fenomeno migratorio, simboleggiato dal vitalismo, magari un po’ rozzo ma efficace, del giovane Driss.
Il titolo originale della pellicola è “Intouchables”, decisamente più azzeccato della traduzione italiana.
Quando i due protagonisti sono insieme, sono una forza, nessuno li può toccare.
Intanto i due protagonisti reali della storia si godono la vecchiaia in Marocco. Il merito del successo è stato anche loro:
si sono decisi infatti ad autorizzare il film solo dopo aver strappato ai due registi la promessa di rendere i due
personaggi comici, ma non patetici. Missione compiuta.
SPUNTI PER RIFLETTERE
Certo, la vita di Philippe è fuori da ogni standard: con tutti i suoi soldi, può comunque decidere liberamente del proprio
destino, mentre tanti altri disabili, quasi tutti, non se lo possono permettere, anche volendo.
Il messaggio del film tuttavia è che il diritto alla felicità non ha prezzo e che bisogna comunque vivere e rischiare e
compromettersi. Siete d’accordo con questa tesi?
Il Film non è sulla disabilità, tutt’altro! “Quasi amici” tratta l’handicap come un accidente penoso, ma non definitivo,
che non ha bisogno di ipocrita pietismo, ma, casomai, di un franco e liberatorio aiuto per continuare ad avere fiducia, a
credere nella vita.
Prossimo spettacolo (teatrale):
9/2/2013
“IL MEMORIOSO” – Regia di Paola Bigatto con Massimiliano Speziani –
Si tratta di una lezione-spettacolo che regala al pubblico l’emozione di scoprire che ogni uomo può essere un Giusto e
che nulla è più eroico del salvare una vita messa in pericolo dalla follia di altri uomini, in ogni parte del mondo, per
qualsiasi motivo.
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