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Catene, reti, network. Di cosa stiamo parlando?

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Catene, reti, network. Di cosa stiamo parlando?
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MARKETING & GESTIONE
Erika Mallarini
Responsabile di OCPS Bocconi, Osservatorio sui Consumi Privati in Sanità
e Coordinatore dei corsi SDA Bocconi
Marketing Management della farmacia e
Management per la Farmacia
TEMA FARMACIA - Dicembre 2015
Catene,
reti, network.
Di cosa stiamo
parlando?
MARKETING & GESTIONE 39
Il disegno di legge
Concorrenza e la
prospettiva dell’entrata
del capitale nelle
proprietà delle farmacie,
nonché l’abolizione del
limite alla proprietà di
4 farmacie ha riportato
alla ribalta il tema delle
catene, argomento non
nuovo per il settore
I
tentativi di aggregazione e realizzazioni di reti sono addirittura antecedenti al 2000, anno della famigerata
acquisizione delle farmacie comunali di
Bologna, Cremona e Milano da parte
della tedesca Gehe, che segnò un importante momento di discontinuità sul
mercato, anche se più teorico che reale.
Il timore dell’ingresso di player internazionali nel retail del farmaco e della creazione di catene di farmacie, spinse molte
farmacie indipendenti ad aggregarsi in
reti virtuali, ma poi il tutto si ridusse a una
grande bolla di sapone, in quanto da una
lato le farmacie acquisite furono poche
e concentrate in poche zone e dall’altro
il modello gestionale delle farmacie ex
comunali non venne realmente sconvolto dai nuovi proprietari. Insomma alla
fine si trattò di molto rumore per nulla.
Sarà questo il destino di questa riforma
che sulla carta sembrerebbe epocale?
Scenari
OCPS Bocconi ha analizzato i possibili
scenari confrontando quanto è avvenuto
in altri Paesi e settori e intervistando i
principali attori del cambiamento. Il
gruppo di ricerca ha inquadrato le evidenze nell’ambito delle analisi di scenario più ampie riguardo all’intero sistema
sanitario, dal quale i cambiamenti nella
filiera del farmaco in Italia non possono
prescindere. Lo studio di OCPS è un
miscellaneo di più tipologie di analisi:
(a) review della letteratura di riferimento;
(b) benchmarking internazionale intrasettoriale;
(c) benchmarking internazionale intersettoriale;
(d) analisi di approfondimento attraverso la realizzazione di 80 interviste
con i principali player istituzionali e di
mercato dei quali 30 nazionali e 50
internazionali: istituzioni sanitarie,
aziende farmaceutiche, banche,
fondi e assicurazioni sanitarie,
GDO e DO, distributori inter-
medi, catene di farmacie, aziende sanitarie private, assicurazioni sanitarie e
retail clinic. Dall’osservazione di quanto
avviene all’estero emerge che il numero
di farmacie indipendenti è drasticamente
in riduzione: oggi esse ammontano al
54% del totale in Europa e al 38% negli
Stati Uniti, e, al di là della numerica, esse
hanno una quota di mercato nei Paesi
dove sono presenti catene al di sotto
del 20%. Le catene, però, sia in Europa
che negli Stati Uniti non sono tutte “di
proprietà”.
Catena di farmacie
Per comprendere cosa è avvenuto all’estero e prevedere cosa potrebbe accadere in Italia è indispensabile chiarire
cosa sia una catena di farmacie, perché nel nostro settore questo termine è
utilizzato spesso con accezioni molto diverse che vanno dal gruppo di acquisto
UNA CATENA O RETE È UN INSIEME DI PUNTI DI
VENDITA, NON NECESSARIAMENTE DI PROPRIETÀ
DI UN MEDESIMO SOGGETTO, RICONOSCIBILE
ALL’ESTERNO COME UN’UNICA ENTITÀ,
IN QUANTO OGNI PUNTO DI VENDITA RISPETTA DEGLI
STANDARD COMUNI AGLI ALTRI
TEMA FARMACIA - Dicembre 2015
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LA CATENA HEALTHMART
Rispetto al mondo delle farmacie, la catena Healthmart, legata al Gruppo Mc Kesson proprietario in Europa del Gruppo
Admenta, e quindi in Italia delle farmacie Lloyds, è costituita
da 2.900 farmacie, tutte in franchising, quindi di proprietà
di soggetti diversi. Le stesse Lloyds in Italia sono 101, 93 di
proprietà di Admenta, 8 in franchising di proprietà di farmacisti.
Admenta possiede poi altre 93 farmacie in Italia, ex comunali,
che non fanno al momento parte della catena in quanto non rispettano gli standard Lloyds. Rispetto alla tipologia di standard,
poi, ci sono catene con format, e di conseguenza standard, di
stampo più commerciale, come la catena inglese Superdrugs,
o professionale come l’americana CVS. La stessa Boots in UK
ha diversi format: due di carattere più commerciale –Boots
Health & Beauty Store e Travel– e uno più professionale: Boots
Community Pharmacy.
a un insieme di farmacie di proprietà di
un medesimo soggetto, passando per
la rete di vendita e il franchising. Una
catena o rete è un insieme di punti di
vendita, non necessariamente di proprietà di un medesimo soggetto, riconoscibile all’esterno come un’unica entità,
in quanto ogni punto di vendita rispetta
degli standard comuni agli altri. Se pensiamo alla catena di librerie Feltrinelli,
su 480 punti di vendita solo 15 sono di
proprietà. Gli altri appartengono ad imprenditori in contratto di franchising. Gli
standard possono essere di diverso tipo
(1) assortimentali: medesimi criteri per la
selezione dei fornitori e dei prodotti che
possono sfociare eventualmente in un
assortimento comune;
(2) espositivi: lay out, merchandising e
criteri di diplay comuni che determinano
un’immagine architettonica unica;
(3) professionali: utilizzo di algoritmi e
procedure codificate per garantire qualità e sicurezza nella risposta alle esigenze di salute del paziente.
In Europa le catene di proprietà sono il
16%, mentre il 27% sono catene virtuali,
ovvero aggregazioni di farmacie accomunate da standard comuni, ma appar-
TEMA FARMACIA - Dicembre 2015
tenenti a soggetti diversi. In Italia il 20%
delle farmacie dichiara di partecipare a
network virtuali, ma in realtà solo una minima parte di queste rientrano realmente
nella definizione. Infatti poche rispettano
standard o delegano parte delle proprie
attività a un gruppo. In genere quelle che
si definiscono reti in Italia sono vissute
dai farmacisti come aziende di servizi,
fornitori da quali prendere solo, e nemmeno in via sistematica, quelle attività
che di volta in volta si ritengono utili: un
volantino se quel mese ci sono prodotti
interessanti, un’offerta commerciale, il
noleggio di un’apparecchiatura quando
serve, una rivista quando piace; e la riconoscibilità non deve essere troppo
invadente, al massimo una vetrofania,
un cartello, un modello di shopper. Ma
la delega è direttamente correlata alla
redditività: se non delego non avrò alcun
vantaggio perché nessun soggetto, istituzionale o commerciale, sarà disposto
a investire su una “rete” finta, senza sapere in anticipo quante farmacie seguiranno realmente le iniziative concordate,
siano esse professionali –una campagna
di prevenzione – o commerciali. Così da
un lato le reti non funzionano perché non
portano vantaggi economici, dall’altro
non possono portare vantaggi economici perché non funzionano. Ed oggi
non è un grave problema, perché i soggetti che si interfacciano con la farmacia
non hanno un’alternativa. La domanda
è cosa succederà quando l’alternativa
ci sarà. Qualcuno dice ci attrezzeremo
quando sarà necessario. La preoccupazione di chi scrive è che manchino
però le competenze a creare reti reali,
a costruire standard e procedure. Il capitale non è condizione né necessaria
né sufficiente per la creazione di catene
di farmacie, acquisire la proprietà di più
farmacie non vuol dire fare una rete. Le
competenze però sono indispensabili
per creare un network, reale o virtuale
che sia.
Virtuale deriva dal latino medioevale virtualis, derivato di virtus «virtù; facoltà;
potenza»; in filosofia è sinonimo di potenziale, cioè «esistente in potenza», ma
temo che noi più che alla potenza ci avvicineremo di più al concetto in usato
in informatica: «simulato, non reale»,
l’ennesima non scelta del farmacista.
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