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1/3 IL SIGNORE MI HA MANDATO A PORTARE IL LIETO

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1/3 IL SIGNORE MI HA MANDATO A PORTARE IL LIETO
IL SIGNORE MI HA MANDATO A PORTARE
IL LIETO ANNUNZIO AI POVERI
A PROMULGARE L'ANNO
DI MISERICORDIA DEL SIGNORE (IS 61,1.2)
I Salmi, libro della preghiera di sempre, hanno anche la funzione gloriosa tra tutte di
accogliere cantando di gioia sia la proclamazione dell’Evangelo (nel numero 12 della
nostra rivista abbiamo commentato l’Antifona al vangelo della messa propria di San
Pio) che è sempre della resurrezione, sia la partecipazione alla Mensa divina.
L’Antifona presuppone il Salmo e non può essere ridotta ad un semplice versetto,
spesso neanche letto perché sostituito dal Canto di comunione (spesso, purtroppo, molto
scadente!).
L’esemplare dovremmo pensarlo così: la notte di Pasqua, in Cattedrale, sotto la
presidenza del Vescovo, con la presenza dei presbiteri, dei religiosi e delle religiose e
con il popolo tutto che si incammina per andare all’altare a ricevere il Corpo di Cristo,
dopo che tutto il popolo ha accolto la Parola proclamata e spezzata, vero Corpo del
Risorto, a sua volta. Cantando, nella gioia grande, in processione, come la vergine
prudente e saggia, tutta la Chiesa va incontro allo Sposo per mangiarne le carni
immacolate!
Con questo quadro negli occhi e nel cuore, leggiamo ora l’Antifona di Comunione
della Messa propria di San Pio, tratta da Isaia 61,1.2:
«Lo Spirito del Signore è su di me
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di misericordia del Signore...».
Abbiamo preferito riportare tutto il testo del profeta e avremmo dovuto continuare
con il resto del versetto 2, con il versetto 3 e poi con Is 58, 1-11 e 35, 1-6.
Si tratta di testi assolutamente decisivi, se poi, con sovrana sicurezza, Gesù li
applicherà a se stesso, nella Sinagoga di Nazareth, nella coscienza di essere il
Realizzatore di tutta la Promessa antica (Lc 4, 16-21).
a) Cosa voleva dire il Profeta Isaia?
Isaia 61 appartiene al «Terzo Isaia», un Profeta forse postosi alla scuola del Primo e
del Secondo Isaia e delle loro scuole. Dopo il ritorno dall’esilio, dalla metà del secolo 6°
a. C., a un Popolo che ancora non riprende la vita religiosa nella pienezza desiderata, il
Profeta annuncia un fausto avvenimento. Poiché verrà il Signore stesso per dimorare in
mezzo al suo popolo, e farà di questo la sua Sposa.
«Lo Spirito del Signore è su di me» è la «formula di possesso» che Dio esercita sul
suo Prescelto mediante il suo Spirito onnipotente, che riposa stabilmente su questo
personaggio decisivo dell’A. T.
Ora dalle funzioni che dietro impulso dello Spirito Santo il Prescelto opera, si
riconoscono gli uffici che questi esercita.
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Intanto, lo Spirito del Signore lo «unse», ossia Lo consacrò con il segno misterico
che sigilla per sempre il possesso che Dio ormai esercita effettivamente sul Prescelto.
Ora, l’unzione consacratoria è propria dei sacerdoti (Lev 8-9), e del re (1Sam 1,1113). Essa è prevista per il Re-Messia (Sal 2, 2.6), il Figlio di David (Sal 88,21), e
diventa per lui unzione di gioia divina e nuziale (Sal 44, 8). Perciò il possesso divino e
l’unzione dello Spirito del Signore conferiscono al Re Messia, che è anche Sacerdote,
Profeta e Sposo, i sette Doni sapienziali nella loro pienezza (Is 11, 1-10), in vista della
funzione che deve esercitare in mezzo al suo popolo, il popolo di Dio. Ma lo Spirito del
Signore è divinamente donato per la sua missione redentrice anche al Servo regale
profetico sacerdotale sofferente (Is 42, 1; 48, 16; 44, 3).
Ci chiediamo, quindi: Chi è questo Prescelto? Il profeta stesso? Il popolo tutto? Il
Messia futuro? Sicuramente sappiamo che Gesù applica a se stesso questo brano, come
vedremo. E da Gesù, come una cascata, la scelta di Dio si riversa su ciascuno di noi,
diventando esemplare in alcuni per la loro risposta totale. Tra questi vi è Padre Pio.
Il profeta (Terzo Isaia) descrive poi le altre funzioni dell’Unto del Signore, indotte in
lui dallo Spirito Santo.
- «portare il lieto annunzio ai poveri»: è la funzione primaria, perché il Signore - che
invia - ama tutti, ma con preferenza i suoi poveri, i pii e buoni.
- «Promulgare l’anno di misericordia del Signore»: è una visuale illuminante. Il
Signore venendo come Sposo in mezzo al suo popolo, riveste la Sposa della sua veste
nuziale, la Grazia, riassunta nel massimo simbolismo teologico: l’Anno di misericordia,
l’Anno del Giubileo (Lev 25, 8-22), l’Anno dell’abbono totale, universale.
b) Cristo realizza la promessa (Lc 4, 16-21).
Nella Sinagoga di Nazareth, dopo aver letto il brano di Isaia Gesù commenta: «Oggi
si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi» (Lc 4, 21).
La traduzione italiana non rende l’originale che dovrebbe essere più o meno così:
«Oggi, nel momento stesso in cui questa Parola scritta risuona nelle vostre orecchie,
essa è adempiuta dal Padre mio». In altri termini, la promessa è attuata. «Il Prescelto, il
Re, il Messia, il Sacerdote, lo Sposo, il Servo - sembra dire Gesù - sono Io, in quanto
inviato dal Padre e sotto l’azione continua dello Spirito Santo».
Adesso, il Giubileo portato da Cristo sarà opera dello Spirito Santo del Signore, con
effetti che scavano a fondo negli uomini peccatori, sofferenti, oppressi, poveri, restati
senza avvenire (È IL SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA!).
Lo stesso Evangelista Luca in Atti 10, 38 compendierà tutta l’opera di Gesù: «Dio
consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth, il quale passò beneficando e
risanando tutti coloro che erano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».
(Nel commento di questi versetti abbiamo «saccheggiato» il maestro e amico
compianto T. Federici in Cristo Signore Risorto, amato e celebrato, alle pp.1832-1837).
c) Padre Pio e noi.
La Lex Orandi, ora, ci invita a leggere tutto questo materiale in Padre Pio e noi. La
Santa Chiesa avendo scelto questo brano come Antifona di Comunione per la Messa
propria di San Pio ci vuole insegnare che Padre Pio appartiene alla schiera dei Prescelti
da Dio, sulle orme del Figlio Unigenito, per «portare il lieto annuncio ai poveri» e
prolungare nei secoli «l’anno di misericordia del Signore».
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Rispondendo a Padre Pio Padre Benedetto scrive: «Tu vorresti qualcuno vicino, nel
periodo che attraversi ed io non so che farei per poterti vedere in un convento e proprio
qui al mio fianco. Frattanto, lontano come sono, l’unico consiglio che posso darti è di
non lasciare fare altro che quello che brama di fare lo Spirito Santo in te. Abbandonati
ai suoi trasporti e non temere, egli è tanto sapiente, soave e discreto, da non causare che
il bene». (Ep I, Lett. 18 del sett. 1910).
Due mesi dopo, era il 29 novembre 1910 (Ep I, Lett. 23) Padre Pio si abbandonava
totalmente e «lietamente» al Signore e sotto «l’obbedienza» al suo direttore chiedeva di
offrirsi vittima per i peccatori e le anime purganti:
«Pazienza!... Soffro, è vero, ma ne godo assai, avendomi ella assicurato che ciò non
è abbandono di Dio, ma piuttosto squisitezza del suo finissimo amore. Spero che il
Signore voglia accettare le mie sofferenze in soddisfazione dei miei innumerevoli
disgusti, che gli ho arrecato. Infine che cosa è ciò che soffro in paragone di quello che
per i miei peccati mi ho meritato?
Ma sia come si voglia, a me basta sapere che tutto ciò lo vuole Iddio e sono lieto lo
stesso. Ed ora poi vengo, Padre mio, a chiederle un permesso. Da parecchio tempo
sento in me un bisogno, cioè di offrirmi al Signore vittima per i poveri peccatori e per le
anime purganti.
Questo desiderio è andato crescendo sempre più nel mio cuore tanto che ora è
divenuto, sarei per dire, una forte passione. L’ho fatta, è vero, più volte questa offerta
al Signore, scongiurandolo a voler versare sopra di me i castighi che sono preparati
sopra dei peccatori e sulle anime purganti, anche centuplicandoli su di me, purché
converta e salvi i peccatori ed ammetta presto in paradiso le anime del purgatorio, ma
ora vorrei fargliela al Signore questa offerta colla sua ubbidienza. A me pare che lo
voglia proprio Gesù. Son sicuro che ella non troverà difficoltà alcuna nell’accordarmi
questo permesso».
Come Cristo, come il Re-Messia-Sacerdote-Servo sofferente, Padre Pio più volte si
offrirà Vittima per i peccatori, per le anime del purgatorio, per il Papa, per i confratelli,
per i sofferenti, per la fine della guerra.
Anche noi, cantando l’Antifona di Comunione, ed andando a cibarci di Cristo
Eucaristia dobbiamo portare all’altare il desiderio di donare la nostra vita per quel
«sollievo della sofferenza» di tutti coloro che Dio pone sul nostro cammino.
Don Vincenzo d'Arenzo
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