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Comacchio e i suoi ponti
Diego Maestri
Università degli Studi Roma Tre
RIASSUNTO: La città di Comacchio, a trenta chilometri a nord di Ravenna, essendo sorta all’interno
di una vasta zona di Valli da Pesca, è rimasta isolata dalla terraferma fino alla metà del secolo XIX.
Alla devoluzione del Ducato di Ferrara alla Santa Sede (1598), la Città di Comacchio, le sue saline
e le sue Valli da Pesca sono state sfruttate dalla Reverenda Camera Apostolica per circa due secoli.
Nella prima metà del secolo XVII, per volontà di alcuni illuminati cardinali Legati di Ferrara, la
città di Comacchio ha visto la realizzazione di importanti interventi urbani e territoriali, tra cui la
costruzione di numerosi ed interessanti ponti e l’escavazione di un canale navigabile, per metterla in
comunicazione diretta con il Mare Adriatico. Lo scritto tratta, brevemente, della particolare configurazione urbana del centro storico della città e della costruzione dei ponti, che sono ancora oggi
la caratteristica principale della città lagunare, e in particolare delle caratteristiche di tre di essi (il
Treponti, il Ponte delle Carceri e il Ponte di Piazza).
PAROLE CHIAVE: Comacchio, Identità urbana, Luca Danese, Ponti, Valli da Pesca, Secolo Xvii.
Comacchio and its Bridges
ABSTRACT: The town of Comacchio, thirty kilometers north of Ravenna, founded in the middle of
a wide area of Valli da Pesca, remained isolated from terraferma until the mid-nineteenth century.
After the devolution of the Ducato di Ferrara to the Santa Sede (1598), the Città di Comacchio, its salt
lakes and its Valli da Pesca have been exploited by the Reverenda Camera Apostolica for nearly two
centuries. In the first half of the seventeenth century, by the will of some enlightened Cardinal Legates of Ferrara, Comacchio has seen major urban and territorial actions, including the construction of
a big number of interesting bridges and the excavation of a navigable canal, to put it in direct communication with the Adriatic Sea. This paper explains, briefly, the particular urban configuration of
the city center and the construction of bridges, which are still the main feature of the lagoon city, and
in particular the characteristics of three of them (Treponti, Ponte delle Carceri and Ponte di Piazza).
Key words: Comacchio, Urban Identity, Luca Danesi, Bridges, Valli da Pesca, XVIIth Century.
Recibido: 15 de diciembre de 2013 / Aceptado: 1 de febrero de 2012.
La città di Comacchio
Trenta chilometri circa a nord di Ravenna, all’interno di una grande distesa di Valli
da Pesca1 (ora in gran parte bonificate), e a circa sette dalla costa adriatica è situata
* Maestri, Diego: «Comacchio e i suoi ponti», Boletín de Arte, n.º 34, Departamento de Historia del
Arte, Universidad de Málaga, 2013, pp. 161-178, ISSN: 0211-8483.
1 Le Valli da pesca e l’allevamento ittico che in esse si svolgeva, furono magistralmente descritte dal
naturalista francese Coste Jean-Jaques-Marie-Charles-Cyprien-Victor (1807-1873), che visitò la città e le
valli intorno al 1850, per incarico di Napoleone III. Le impressioni di questo viaggio furono pubblicate
nel volume Voyage d’exploration sur le litoral de la France et de l’Italie, Paris, Imprimerie Impériale,
MDCCCLV, I ed. Tra i molti studiosi che si sono occupati di Comacchio, il Coste è forse quello che,
in pagine memorabili, meglio ha compreso il carattere di quei luoghi e l’animo delle persone che vi
abitavano.
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1. Comacchio e le sue Valli da pesca, come si presentavano nella seconda metà del secolo XIX:
particolare tratto dalla mappa: «Provincie di Rovigo e di Ferrara», Milano, D. Francesco Vallardi
Tipografo Editore, disegnata da F. Naymiller e incisa da P. Allodi e figlio
la città di Comacchio [1], sorta su un gruppo di isole, dislocate tra i cordoni di dune
sabbiose di epoca preetrusca e la linea di costa, sulle quali era fiorente la mitica
città greca di Spina, i cui sepolcreti hanno restituito migliaia di reperti archeologici.
Completamente circondata da un «ambiente» singolare, le Valli da Pesca, che la
proteggevano, ma nello stesso tempo ne ostacolavano l’espansione, essa è rimasta, fino alla metà dell’Ottocento, nella particolarissima condizione di città lagunare
«entro la terraferma». Raggiungibile, solo mediante imbarcazioni, per vie d’acqua
che la collegavano alla vicina costa adriatica, solo verso il 1840 il nucleo urbano fu
unito alla terraferma da due strade, l’una diretta a Ravenna e l’altra a Ferrara, ma
l’atavico isolamento durò fino all’inizio del XX secolo [2].
Oggi, nonostante la trasformazione delle Valli da pesca in terre coltivate,
la demolizione di molti ponti e l’interrimento di buona parte dei canali urbani, la
città conserva diverse tracce dell’originaria configurazione planimetrica e un cer-
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Comacchio e i suoi ponti...
2. J. J. Coste: particolare della mappa Plan de la Lagune et des Valli de Comacchio
(1855), ove risultano le Valli da Pesca comprese tra la città, la linea di costa adriatica e
il Canale Pallotta, che giungeva al Porto di Magnavacca (oggi Porto Garibaldi)
to fascino tutto particolare, che appaiono degni di essere, sia pure brevemente,
descritti e ricordati.
L’assetto urbano del secolo xvii
Dopo essere stata per circa tre secoli in possesso degli Estensi2, duchi di Ferrara,
Comacchio entrò a far parte dello Stato Pontificio, che trasformò il Ducato in
2In seguito all’estinzione, con la morte di Alfonso II, dei discendenti legittimi, per linea diretta, della
Casa d’Este, il Ducato passò alla Santa Sede, che vantava da molto tempo il diritto a tale dominio, ma
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Maestri, Diego: «Comacchio e i suoi ponti», Boletín de Arte, n.º 34, 2013, pp. 161-178, ISSN: 0211-8483
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Legazione, amministrandola mediante un cardinale Legato di stanza a Ferrara. Il
possesso della città in oggetto, rivendicato dagli Estensi per quasi due secoli, a
partire dal 1598, ma sempre negato dalla Chiesa, trovava la sua ragion d’essere
in due motivi economici: la produzione del sale e l’affittanza delle Valli da pesca.
Infatti, all’inizio del 1600, a soli due anni dalla Devoluzione, la Reverenda Camera Apostolica ricavava dalle sole Valli da pesca circa trentaseimila scudi e nel
1626 il canone d’affitto giunse a quarantacinquemila scudi.3 Comacchio era, in
quel periodo, un centro economicamente importante per il potere centrale che
l’amministrava, cosicché sin dall’inizio del XVII secolo la Santa Sede deliberò una
serie di opere che, se per il loro carattere eminentemente settoriale non risolsero i gravi problemi della popolazione, tuttavia lasciarono sulla città un’impronta
assai chiara attraverso l’architettura e l’urbanistica. Per lo Stato Pontificio lavorarono famosi architetti, come Giovan Battista Aleotti e Luca Danese, illustri studiosi della scienza idraulica, come Eustachio Manfredi e Girolamo Baruffaldi, e
topografi insigni, quali Alberto Penna e Camillo Sacenti. Il secolo XVII fu quello in
cui maggiormente si esplicò l’attività della Sacra Congregazione delle Acque, che
trovò nell’Aleotti e nel Danese due figure di architetti, esperti anche in idraulica,
capaci di risolvere molti dei problemi idrici delle Legazioni di Ferrara e di Ravenna. All’inizio del secolo sopra citato, Comacchio presentava una morfologia
urbana basata su due assi principali: l’uno, più lungo e di terra battuta; l’altro
perpendicolare al primo, costituito da un ampio canale, che congiungeva le due
opposte valli da pesca, denominate Pega e Isola. Questo sistema idrico, interno
alla città, era in comunicazione con i canali esterni che circondavano il centro
abitato e con i molti campi in cui le valli da pesca erano strutturate. Pertanto, le
acque interne alla città e quelle vallive formavano un unico sistema idrico, basato
sul ciclo della pesca. Inoltre, proprio perché il ripopolamento ittico delle valli e la
cattura del pesce erano basati sulla immissione, in particolari periodi dell’anno,
dell’acqua di mare in esse, tutte le acque dovevano essere, direttamente o indirettamente, in comunicazione con l’Adriatico [3].
Fu appunto per aumentare la pescosità delle valli e nello stesso tempo per
migliorare sia la navigabilità di accesso, sia quella interna della città, che i cardinali Legati di Ferrara, Francesco Cennini (senese,1623-27), Giulio Sacchetti (fiorentino, 1627-30), Giovan Battista Pallotta (1631-34), Vice Legato al tempo del
cardinal Cennini, e il genovese Stefano Durazzo (1634-37) fecero attuare quegli
gli Estensi non cessarono per questo di avanzare pretese sul possesso di Comacchio e delle sue Valli da
pesca, che consideravano beni allodiali, mentre per la Chiesa erano beni demaniali.
3Cfr. Luigi, Bellini, La legislazione delle valli di Comacchio, Milano, Ed. Giuffrè, 1966.
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interventi sul centro abitato e sul territorio che, ancor oggi, fanno di Comacchio
una città unica. Nella prima fase di attuazione dei programmi pontifici per la
sistemazione dei territori compresi tra Ferrara e il mare intervennero personalità di rilievo come Pietro Paolo Floriani4, uno dei più illustri architetti militari
del secolo XVII, Giulio Buratti e il ferrarese Francesco Guitti, famoso, oltre che
come architetto militare, anche come scenografo e scenotecnico teatrale. Per
quanto riguarda Comacchio, i principali lavori consistettero nella sistemazione e
nell’escavo dei canali interni e perimetrali della città, nella costruzione di diversi
ponti, nella sistemazione stradale, nell’ampliamento dei tre punti principali di
accesso, Porta Carmine, Porta San Pietro e Porta Cappuccini, nello scavo di un
canale navigabile fino al mare Adriatico e nella sistemazione del porto di Magnavacca (oggi Porto Garibaldi). Il canale navigabile iniziava in città, nel luogo ove
confluivano i canali di Borgo, della Pescheria, di Sant’Agostino sud e la fossa
di S. Pietro, consentendo in tal modo alle imbarcazioni provenienti dal mare di
penetrare fino al centro della città stessa. La rete viaria, idrica e di terra, della
città, intorno al 1650, può essere così sintetizzata: l’asse urbano longitudinale
collegante la Chiesa dei Cappuccini, posta all’estremità nord-occidentale, con la
chiesa dei Santi Mauro e Agostino ubicata a sud-est, era tagliato trasversalmente da sei vie d’acqua, due delle quali passavano nei pressi delle chiese citate e
quattro nella zona urbana centrale, e da alcuni vicoli, che mettevano in comunicazione l’asse longitudinale stesso con i canali perimetrali della città. Le varie
4 Diverse lettere intercorse tra i cardinali Legati, gli architetti incaricati delle varie opere di sistemazione
territoriale ed il potere centrale e in particolare con il Segretario di Stato Francesco Barberini, per il
controllo generale delle varie opere effettuate nei primi decenni del secolo XVII, sono riportate da
Scalesse Tommaso nel suo articolo: «Il Canale Pallotta a Comacchio», in L’Ambiente storico-Le vie
d’acqua, nn 6/7, 1983-4, Edizioni dell’Orso.
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Maestri, Diego: «Comacchio e i suoi ponti», Boletín de Arte, n.º 34, 2013, pp. 161-178, ISSN: 0211-8483
3. Veduta di Comacchio, di Giorgio Fossati, incisa da Maria Fabbri nel 1755
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«isole», che risultavano comprese entro la rete dei canali, erano collegate l’una
all’altra da ponti, situati generalmente nei luoghi d’incrocio tra strade e canali ed
anche all’intersezione di due o più canali. I ponti, tutti concentrati, ad eccezione
di tre, nella fascia urbana compresa fra il Duomo ed il Treponti, quella più antica
appunto5, vennero costruiti nei decenni centrali del XVII secolo e continuamente
restaurati fino ai primi decenni dell’Ottocento, quando, con il collegamento della
città con la terraferma, si cominciò a trasformarli o a demolirli. La loro tipologia
è varia, passando dalla semplice struttura ad unica arcata ad opere complesse,
con due, tre e cinque arcate. I ponti erano costruiti o totalmente in laterizio o in
laterizio e pietra d’Istria, secondo una tecnologia codificata dall’esperienza, che,
dei due diversi materiali, metteva in atto e permetteva di far risaltare le peculiari
qualità funzionali ed espressive. I ponti di cui si hanno notizie fin dal secolo XVII6
sono il cosiddetto Treponti, il Ponte delle Carceri, il Ponte di San Pietro, quello del
Duomo, quello di Piazza, quello del Carmine, quello Pizzetti e quello del Rosario,
ma si sa anche dell’esistenza di molti altri7.
I ponti: categorie e costruzione
Per la loro varietà i ponti di Comacchio possono essere suddivisi sinteticamente in
tre categorie principali, che permettono un quadro d’insieme e nello stesso tempo
di conoscere la quantità delle opere, relativa ad ogni categoria, tenendo presente
che alcuni di tali manufatti sono stati trasformati o sono scomparsi da tempo.
5A Dondarini Rolando si deve un interessante approfondimento sull’origine urbana di Comacchio,
dal titolo: La simbiosi tra la comunità e l’abitato di Comacchio dalle origini al XVII secolo, pubblicato
in ATTI del Convegno di Studi, tenutosi in Comacchio il 25 settembre 1992, incentrato sul tema:
«Ristrutturazione urbanistica e architettonica di Comacchio 1598-1659. L’età di Luca Danese», Gabriele
Corbo Editore, Ferrara 1994.
6Cfr. Danese Luca, Disegni; Ferro Gio, Francesco, Istoria dell’antica città di Comacchio, In Ferrara,
MDCCI, Appresso Bernardino Pomatelli. Ristampa anastatica, Forni Editore Bologna, 1970; Bonaveri
Gian-Francesco, Della città di Comacchio delle sue Lagune e Pesche... ed ora ampliata, corretta, e con
varie note illustrata Dal Dott: Pier-Paolo Proli –Cesenate– In Cesena MDCCLXI. Per Gregorio Biasini
Impressor Vescovile, e del S. Ufficio. Ristampa anastatica, Arnaldo Forni Editore, Bologna 1981;
Farinelli Gaetano, Storia Corografica politica e naturale delle Valli e città di Comacchio, manoscritto,
in cinque tomi, conservato presso la Biblioteca Comunale di Comacchio.
7Appare difficile ricostruire il numero esatto dei ponti, sia perché, nel tempo sono cambiati i nomi di
alcuni di essi, sia perché nei «Capitolati speciali d’appalto», redatti per la loro manutenzione nel corso
dei secoli XVIII e XIX, vengono citati solo quelli bisognosi di essere restaurati. Se si considerano quelli
nominati nelle fonti d’archivio del periodo 1795-1850, il loro numero, tra ponti e «ponticelle» arriva
ad un totale di 24 e precisamente: di Borgo, dei Sisti, dei Cappuccini, di V. Felletti, delle Carceri, di A.T
Cavallari, del Duomo, di S. Agostino, di Salvaterra, del Rosario (ponte e ponticella), di P. Mezzogori, il
Treponti, di Gattamarcia, del Carmine, delle Mute, piccolo dell’Ospedale, di S. Pietro, dei Geromiti, di
Persanta, di Pasqualone, di Piazza, Pizzetti e Pozzati.
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4. Comacchio:
il Ponte di San
Pietro sul Canale
del Vescovo
La prima categoria, costituita da ponti ad una sola arcata, è la più numerosa e presenta diverse varianti: ponticelle con freccia dell’arco molto bassa sul
pelo dell’acqua, tanto da risultare carrozzabili, ma non sottonavigabili (Salvaterra, del Rosario e dell’ex Ponte di Piazza); ponti caratterizzati da un’alta freccia e, quindi, sottonavigabili anche da barche di discreto tonnellaggio, disposti
perpendicolarmente alle sponde del canale e praticabili per mezzo di una o due
rampe di gradini per ciascun lato (ponte del duomo, di S. Agostino, del Rosario
e dei Cappuccini); ponti, sottonavigabili, con muri di testata posti obliquamente
rispetto all’asse longitudinale del corso d’acqua (ponte del Teatro, di Pasqualone, dei Sisti, dei Geromiti, della Persanta, del Carmine e Pizzetti); ponti che, per
la loro particolare collocazione urbana ad incastro entro un nodo idrico e viario,
presentano accessi pedonali anche dalle stalie o roste laterali del canale che
sormontano e non solo in corrispondenza dell’asse viario principale (ponte di
Piazza, oggi scomparso).
Alla seconda categoria appartengono manufatti alquanto complessi, quali
il Ponte San Pietro e il Ponte Pozzati, che sorgono su incroci a T di due canali,
ortogonali l’uno all’altro, e sono costituiti, strutturalmente, da due arcate poste
ortogonalmente tra loro, di diametro diverso secondo due varianti: la prima, attinente al Ponte San Pietro, in cui l’arcata minore è ricavata in un muro di testata
della maggiore [4]; la seconda, in cui l’arcata minore è spostata rispetto all’asse
dell’altra, così da formare con essa un manufatto a L.
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5. Sezione longitudinale per la trasformazione di un ponte, che mostra, in un disegno
ottocentesco, i pali per il costipamento del terreno e le relative fondazioni
Nella terza categoria rientrano i ponti più famosi e strutturalmente complessi di Comacchio: quello detto delle Carceri o degli Sbirri, che consente di
superare l’incrocio completo di due canali, mediante più arcate variamente collegate e disposte e con accessi da diverse strade, e quello comunemente detto
oggi Tre Ponti (o Treponti), in grado di collegare, pur mantenendo sempre la
navigabilità dei canali, le diverse stalie (o rive pedonali) di più canali, congiungentisi in un solo punto, come si vedrà più oltre.
In un ambiente tanto particolare, quale quello di Comacchio, la costruzione
dei ponti prevedeva naturalmente il costipamento del terreno, ottenuto mediante infissione di grossi pali appuntiti e sempre più ravvicinati tra loro. Le fasi di
edificazione possono essere così riassunte: delimitata un’area di poco maggiore
di quella di fondazione delle zone sottostanti all’imposta della volta e ai muri di
rinfianco, veniva effettuato, al riparo di paratie provvisorie, che impedivano sia
franamenti laterali di terra, sia all’acqua del canale di invadere l’area delimitata,
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uno sbancamento del fondo del canale per una profondità di circa m.1,70; subito
dopo venivano infissi, con un maglio, pali molto appuntiti, a partire dalle zone
perimetrali dell’area, procedendo verso l’interno, con andamento a quinconce,
fino a formare, unitamente al terreno così costipato, una robusta piattaforma [5].
La parte superiore di essa costituiva il piano di fondazione su cui erano impostate
sia le sostruzioni del ponte, alte circa 50 centimetri (le misure citate sono da riferire ad un’arcata di luce netta di circa 6 metri), sia i cosiddetti piedritti delle testate
del ponte, per un’altezza di circa 110 centimetri, anch’essi in mattoni, come le
fondazioni stesse. I calcoli erano fatti in modo tale che, a costruzione finita, il
livello superiore dell’acqua si sarebbe venuto a trovare poco sotto la sommità
delle testate, da cui partiva la volta portante, ad arco più o meno ribassato, che
da due teste di mattone, per luci piccole e medie (fino a 6 metri), a tre teste, per
luci di 10/11 metri, a quattro teste per luci maggiori. Esternamente ai piedritti
erano poi impostati i muri di rinfianco, che avvolgevano, lungo l’estradosso, la
volta fino alla sommità, fino a formare il piano di calpestio della parte centrale,
più alta, del ponte. Lateralmente alla volta, sempre in laterizi, venivano costruite
le scale di accesso, affiancate da spallette, alte in media 45 centimetri, i punti terminali delle quali erano rafforzati da blocchi di pietra d’Istria, come pure, a volte,
le parti angolari delle testate e quelle inferiori della volta.
Il treponti
Tra i ponti di Comacchio, il più famoso è, e sempre è stato, il cosiddetto Treponti,
tanto che la sua immagine è intimamente legata a quella dell’intera città. Comacchio e Treponti sono divenuti sinonimi di un’unica entità urbana. Più appropriatamente, il suo progettista, il ravennate Luca Danese8 o Danesi, architetto della
Reverenda Camera Apostolica, lo chiama, in un suo disegno ora conservato a
Montreal9, Ponte Pentarco, per essere la sua volta portante sostenuta da cinque
arcate di diversa grandezza [6]. Il grafico, che rappresenta la città di Comacchio
8 Luca Danese, teatino, ingegnere idraulico, architetto e scrittore, nacque a Ravenna il 21 agosto del
1598, da Cristoforo e Paola Trivelli. Svolse numerosi incarichi per la Reverenda Camera Apostolica,
sia come tecnico idraulico e militare, sia come rappresentante della Santa Sede nelle controversie
territoriali che questa ebbe con la Repubblica di Venezia. Egli lavorò soprattutto nelle Legazioni pontificie
di Bologna, di Ravenna e di Ferrara, ma le sue opere più famose sono i ponti di Comacchio.
9Cfr. Puppi, Lionello, «Inediti di Luca Danese rinvenuti in Canada. Disegni per Comacchio e miscellanea
di esercizi grafici vari», in Ristrutturazione urbanistica e architettonica di Comacchio 1598-1659. L’età di
Luca Danese. Convegno di studi, Comacchio, 25 settembre 1992, Ferrara, Gabriele Corbo Editore, 1994.
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Maestri, Diego: «Comacchio e i suoi ponti», Boletín de Arte, n.º 34, 2013, pp. 161-178, ISSN: 0211-8483
aveva, a seconda della luce netta da superare con il ponte, uno spessore variabile
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Diego Maestri
6. Luca Danese: Comacchio e il tracciato del Canale Pallotta; secondo quarto del
secolo XVII (Montreal, Canadian Center For Architecture di Montreal, Quebec,
Canada, DR 1981, 0017,072R)
e le sue Valli da Pesca in prossimità della costa adriatica, riporta la seguente
scritta: «Pianta della Città di Comacchio, e Porto di Magnavacca, fatta di comissione dell’Em.mo S,r Card.e Pallotta Legato di Ferrara in occasione di risarcire
d.o Porto, fare il Canal navigabile, et fare la Darsena, l’Anno 1632. A. Darsena, o
Theatro novo per la comodità delle Barche e navi. B. Canale Pallotto novo, fatto
per il comodo della navigatione et che porta l’Acqua viva alla città con il flusso
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e reflusso del Mare. C. La S.ma Madonna di Comacchio et monastero de Padri
Centuroni di S. Agostino. E. Torre rossa. F. Ponte Pentarco, bellissima inventione
dell’Em.mo Pallotto, et fatto fondare da me infrascritto con altri novi Ponti cioue
li tre in uno del Pallazzo del Gov.re [Ponte delle Carceri, n.d.s.], li dui in uno verso
S. Pietro, quello verso S. Agostino, et quello della Piazza nel quale io però non
comandai. Luca Danese da Ravenna»10.
La fama di questa costruzione è testimoniata dalle specifiche citazioni di
tutti coloro che negli ultimi secoli hanno scritto su Comacchio e sull’Emilia Romagna, in opere stampate o manoscritte: tra i primi si possono citare G. F. Ferro,
G. F. Bonaveri, A. Beltramelli, M. Longhena, G. Pasolini- Zanelli ecc.; tra i secondi
ricordiamo soltanto G. Farinelli e I. Dè Felletti. Di quest’ultimo riportiamo alcune
dedicate appunto al Treponti: «Furono fabbricati i Tre ponti nell’anno 1638 come
dalla trascritta narrazione. Fra le opere insigni per le quali si rese immortale il
nome del cardinal Giovanni Battista Pallotta della città e provincia di Ferrara Legato, una certamente per eccellenza risplende a pubblico ornamento di questa
città di Comacchio l’errezione del gran Ponte detto comunemente Tre Ponti nobilmente architettato e di cinque grandi archi composto, la cui vasta mole è fondata su di ampio corso di acque che il paese circondano; talché si esimio edificio
dalle età future sarà per essere sempre da tutti comendato e la memoria di tanto
benemerito Principe resterà in tutti eternamente scolpita.
Di tal fabbrica adunque si ha come dalle memorie patrie sua fondazione
nell’anno 1638 (1633-Il Cardinal Gio. Battista Palotta fu Legato di ferrara nel luglio
1631 fino nel maggio 1634 ed ecco che il Canale [Canale Pallotta da Comacchio
a Magnavacca, n.d.s.] fu cominciato nel 1633 e non nel 1638.) sedente Urbano
VIII P.O.M. pel cui ordine (di Monsignor Cesi Tesoriere di Papa Urbano VIII che
comandò dett’opera co’ denari della Rev.a Cam.a e colla sopraintendenza di fra
Giunipero da Lugano Cappuccino) ne lo seguì certo Padre Gio. Pietro da Lugano
Cappuccino. L’Architettura fu di certo Cavalieri Luca di Cristoforo Danese e della
Paola Trivelli di Ravenna avente in allora anni 40 circa essendo nato li 21 agosto
1598 che fu poi ordinato sacerdote da Monsignor Alfonso Pandolfi vescovo di
10Incorre in una semplice svista di lettura Lionello Puppi (cfr. nota precedente), quando, a proposito di
questa didascalia, cita il ponte pentarco «e altri cinque ponti»: quelli citati oltre il «ponte pentarco» sono
quattro, come risulta dalla didascalia riportata per parti dal Puppi stesso, che recita; («li tre in uno dal
Pallazzo del Governatore [il ponte degli Sbirri?], li dui in uno verso S. Pietro, quello verso S. Agostino e
quello della Piazza)». Altrettanto certo è che la frase «li tre in uno del Pallazzo del Governatore» sta ad
indicare proprio il Ponte delle Carceri o degli Sbirri, per varie ragioni e soprattutto perché in Comacchio
vi era un solo ponte definibile «li tre in uno», quello, appunto, delle Carceri (cfr. Maestri, Diego, Genesi
e morfologia urbana di Comacchio, Roma, Ed. Gruppi Archeologici d’Italia, 1977).
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Maestri, Diego: «Comacchio e i suoi ponti», Boletín de Arte, n.º 34, 2013, pp. 161-178, ISSN: 0211-8483
frasi, con le relative aggiunte, dello stesso I. Dè Felletti, poste tra parentesi tonde,
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Comacchio li 21 Dic. 1647 e le spese a ciò relative stettero a tutto carico del Comune di Comacchio. Questa fu condotta a termine sotto l’E.mo Cardinal Giuseppe Renato Imperiali Genovese successore dell’altro Cardinal Gio. Battista Pallotta
Romano; per cui non faccia meraviglia ad alcuno se questa fabbrica venisse chiamata Ponte Imperiale di quello che Pallotta: poiché il Pallotta fu l’autore del canale che conduce al Porto di Magnavacca (distante quasi tre miglia da Comacchio
anzi miglia due e pertiche 79) e dei Tre Ponti né ordinò egli soltanto l’errezione
i quali essendo di poi stati ultimati sotto il detto Cardinal Imperiali ne consegue
da ciò che preser la denominazione di Ponte Imperiale e non Pallotta e come già
tutti ora sotto questo vocabolo vien chiamato. (Egli è così magnifico e spazioso
questo gran Ponte che il suo piano di sopra serve di forte assai comodo per la
diffesa della città essendo stato munito in tempo della Legazione del Cardinal
Giu. Renato Imperiali fiorentino l’anno 1695 d’alcune torricelle ed a nostri tempi
di muraglie merlate all’intorno per sicurezza e riparo delle guardie che continuo
vi stanno11.)
Il Treponti è una delle più singolari costruzioni del suo genere e la sua fama
non è per nulla usurpata. Sia pure in parte trasformato, rispetto alla sua morfologia originaria, esso conserva, per la complessità d’impianto, l’arditezza della
volta portante e l’identità delle sue forme, un fascino particolare. La semplicità e
la funzionalità dell’opera, espresse al massimo grado dal progettista, unite alla
particolare ambientazione urbana rappresentata dalla convergenza di quattro
canali interni alla città e da uno esterno (il cosiddetto Canale Pallotta), ne fanno un’opera architettonica di grande prestigio, che merita, unitamente agli altri
ponti di Comacchio e al Ponte delle Carceri in particolare, di essere rispettata e
mantenuta nel suo stato migliore, anche per le generazioni future [7]12.
Il Treponti è una costruzione in laterizi e pietra d’Istria, avente una pianta
assimilabile ad un pentagono irregolare alquanto schiacciato, con un lato grande circa il doppio di ogni altro. Le dimensioni dei lati del pentagono sono in
relazione alla larghezza dei cinque canali13 che convergono a formare l’incrocio
idrico sovrastato dal ponte, il quale consente la più agevole comunicazione tra
questi e lo smistamento fra le tre categorie di corsi d’acqua: quello esterno, quelli
11Cfr. Dè Felletti, Ignazio, Libro compilato da Me Ignazio Dè Felletti nel mese...1854. Manoscritto.
12Il Treponti è stato analizzato, dal punto di vista statico, nell’interessante Tesi di Laurea dell’architetto
Fauro Stefano, dal titolo: Alcune interpretazioni della storia meccanica del Ponte Pentarco a Comacchio
(FE), presentata presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, nell’Anno Accademico 19971998.
13Essi sono: il canale Pallotta, esterno alla città, il canale di S. Agostino sud e la Fossa di S. Pietro,
che sono perimetrali al vecchio centro urbano, e i canali di Borgo e della Pescheria, che immettono nel
centro storico.
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Comacchio e i suoi ponti...
7. Comacchio: il Treponti, visto da oriente, e l’inizio
del Canale Pallotta, in una vecchia fotografia
perimetrali e quelli interni alla città. Questo incrocio d’acque permetteva di raggiungere rapidamente sia i canali che immettevano in Comacchio dalle Valli da
Pesca (Canale Maggiore da nord e da sud e Canal Grande o della Francescona
da ovest), sia il centro città e sia, ancora, il Mare Adriatico. Il nucleo dell’opera è
costituito da cinque arcate portanti che, congiungendosi al centro, determinano
un’unica volta a vela e che scaricano le forze sui piedritti del ponte, impostati
nei cinque cunei di fondazione determinati dai canali stessi. Cinque rampe di
scale, poste in corrispondenza dei cunei di terra compresi tra i corsi d’acqua,
collegano tutte le rive o roste dei canali stessi; due di esse sono dislocate ai lati
del Canale Pallotta e portano all’esterno della città, tre sono rivolte invece verso
il centro storico; l’estradosso della volta costituisce una piccola piazza sopraelevata, destinata a smistare i vari collegamenti pedonali. Di certo, se si pensa che
il solo nucleo centrale rientra in un quadrilatero di ventidue per quindici metri e
che, se si tiene conto anche delle varie rampe di scale di accesso, l’area interessata dalla costruzione e le relative fondazioni coprono uno spazio di circa mille
metri quadrati, si ha un’idea delle gravi difficoltà d’esecuzione che il progettista
Luca Danese e il direttore dei lavori fra Giunipero da Lugano, devono avere incontrato per la realizzazione dell’opera, specie per la presenza dei cinque canali
convergenti. La creazione delle paratie provvisorie per impedire l’allagamento
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8. Comacchio: il Treponti visto dal Canale della Pescheria
dell’area di scavo, il costipamento del terreno con «agucchie» o lunghi pali di rovere ben appuntiti, la preparazione delle fondazioni, la costruzione delle centine
occorrenti per la costruzione delle arcate, soprattutto quella di misure inconsuete
per superare il Canale Pallotta, e la realizzazione della volta dimostrano sia la
grande esperienza acquisita dal Danese come ingegnere idraulico e architetto,
sia la notevole capacità di frate Giunipero nella organizzazione del cantiere. Tanto
l’inizio della costruzione in oggetto, quanto quella degli altri principali ponti della
città lagunare sono da riferire al periodo in cui fu Legato a Ferrara (1631-1634)
il cardinale maceratese G.B. Pallotta (1594-1668) e non tutti avranno visto il loro
completamento entro il 1634.
Il Treponti è giunto a noi molto trasformato, rispetto a quello che era originariamente: oltre alle fonti scritte, lo testimoniano anche le stampe e i disegni
eseguiti da molti autori che lo hanno rappresentato nei secoli diciottesimo e diciannovesimo. Il nucleo più antico, seicentesco, attribuito al Danese e conservatosi fino ad oggi, è sicuramente quello formato dalla struttura portante della
volta e dei piedritti di testata: fino al 1693 esso presentava superiormente delle
spallette di protezione, caratteristiche di tutti gli altri ponti comacchiesi o, se si
vuole dare credito ad un grafico di Luca Danese, che lo raffigura in prospetto,
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Comacchio e i suoi ponti...
una semplice balaustrata. Nel 1695, durante la Legazione del cardinale genovese Giuseppe Renato Imperiali (1690-1695), vennero aggiunte alla costruzione
due piccole torri, poste alla sommità delle due rampe di scale ai lati del Canale
Pallotta, e rialzati, a scopo difensivo, i muretti del ponte sui tre lati rivolti verso
l’esterno della città.
Le fonti d’archivio documentano una lunga serie di interventi di manutenzione del Treponti, sia nel secolo XVIII che nel successivo e anche di restauri veri
e propri, l’ultimo dei quali, che ha interessato tutta la costruzione, effettuato nel
1823, sotto la direzione dell’ingegnere Giovanni Tosi di Ferrara: in quell’occasione
sono stati modificati i parapetti del ponte rivolti verso la città ed aggiunti i pilastrini di laterizio alla sommità delle tre rampe di scale che guardano verso il Cana-
Il ponte delle carceri
Al termine del Canale della Pescheria, che inizia dal Treponti, sorge il Ponte delle
Carceri o degli Sbirri15, che Luca Danese, suo ideatore, denomina «tre in uno»,
per essere esso costituito da tre arcate compenetrate e contigue. I due ponti più
famosi di Comacchio, che si guardano l’un l’altro a un centinaio di metri di distanza, contribuiscono a formare, con la Pescheria, con il vecchio Ospedale di San
Camillo e con il Palazzo Bellini, una delle zone più suggestive della città. Si tratta
di un’ingegnosa costruzione, risultante dall’assemblaggio di tre arcate, una maggiore che sovrapassa il canale del Vescovo, e due minori, di cui una protendentesi sul Canale della Pescheria e l’altra sul Canale del Vecchio Ospedale, entrambe
poste perpendicolarmente alla maggiore. Mentre, però, la seconda è ricavata nel
muro di testata occidentale della maggiore16, la prima è posta lateralmente ad
essa. Le arcate ribassate, che sono in mattoni fino alle reni del ponte e in pietra
d’Istria fino alla base d’imposta, presentano uno spessore di tre teste di mattone.
Si accede alle due volte minori da cinque rampe di scale, che collegano le sei rive
dell’incrocio idrico, e alla volta centrale da due ulteriori brevi rampe di scale [9].
14Cfr. Farinelli, Gaetano, Storia corografica politica e naturale delle Valli e Città di Comacchio,
volume IV, pagina 43; manoscritto.
15 Per maggiori informazioni, cfr. Maestri, Diego, «Ponte delle Carceri. A proposito del Ponte delle
Carceri (Comacchio) e di un disegno di G.B. Piranesi che lo rappresenta», in Quaderno-Istituto di Cultura
Antica Diocesi di Comacchio, Este Edition, Ferrara 2011.
16 Un’analoga soluzione è proposta nel Ponte di San Pietro, che il Danese chiama, proprio per questo
motivo, «dui in uno verso S. Pietro».
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le di Borgo e quello della Pescheria [8]14.
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9. Comacchio: il Vecchio
Ospedale di San Camillo e il
Ponte delle Carceri
Il ponte di piazza
Tra i ponti scomparsi merita di essere menzionato il Ponte di Piazza17, che si
trovava a poca distanza dai due sopracitati e faceva da cerniera tra la Piazza di
Comacchio (ora Via P.V. Folegatti) e la cosiddetta Piazzetta (ora Piazzetta Ugo
Bassi). Ad unica arcata, gettato sul tratto di canale posto tra la Loggia del Grano
e la Torre dell’Orologio, era del tipo più semplice nella parte centrale portante,
mentre nelle zone di testata risultava particolarmente complesso, per la posizione ad incastro che assumeva tra gli edifici circostanti. Il ponte si trovava a
metà circa dell’asse longitudinale urbano e all’incrocio di questo con il Canale
Maggiore, che prendeva, perciò, i due nomi di Canale del Vescovo a sud e Canale
del Suffragio a nord dello stesso Ponte di Piazza. L’aspetto saliente del ponte era
la sistemazione delle gradinate di accesso, sia semplici che ad «L», necessarie
per ottenere nella mezzeria della volta una luce tale da permettere un comodo
transito anche ad imbarcazioni di una certa grandezza. Come risulta da un disegno di Nicolò Tomasi, del 25 Giugno1737 esso sorgeva tra la Loggia del Grano e
la Torre dell’Orologio18. La sua struttura portante doveva essere di mattoni, con
arcata a sesto ribassato ed impostata poco più in alto delle due sponde del canale. Quando, nel 1821, fu iniziata la costruzione della strada che, attraversando le
17Cfr. Maestri, Diego, «Il Ponte di Piazza di Comacchio», in Archeologia, n.º 4-5, 1973.
18Il disegno riporta anche una scritta del 6 Settembre 1844, in cui si parla già dell’inizio della
demolizione del ponte in oggetto.
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10. Il Ponte di Piazza,
demolito alla metà del
secolo XIX, in un disegno
settecentesco di Nicolò
Tomasi: A. Ponte di Piazza;
B. Torre dell’Orologio; C.
Loggia del Grano
Valli, portava da Ostellato a Comacchio e da qui a Magnavacca, sfruttando l’asse
urbano longitudinale del centro in oggetto, il Ponte di Piazza si trovò «ad essere
d’intralcio», ma fu demolito solo nel periodo tra il 1857 e il gennaio del 1858 dagli
appaltatori del tratto urbano della strada predetta, denominata Corso Cappuccini, i nomi dei quali sono Giuseppe Bergamini e Francesco Bitelli19. In sostituzione
venne costruita una bassa «ponticella calessabile», che restò in essere fino ai
primi decenni del secolo scorso [10].
19Cfr. il manoscritto: «Governo Pontificio, Provincia di Ferrara, Comune di Comacchio», Piano di
esecuzione 7 luglio 1856-Sistemazione della Strada Corso Cappuccini ed altro, redatto il 15 Gennaio
1858 al completamento dei lavori.
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2011 Maestri Diego, Ponte delle Carceri. A proposito del Ponte delle Carceri (Comacchio)
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Antica Diocesi di Comacchio, Ferrara, Este Edition.
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n.d.s.] 1854.
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