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Il latte ei suoi derivati

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Il latte ei suoi derivati
Capitolo ventottesimo
Il latte e i suoi derivati
Il latte bovino e i suoi derivati
La situazione mondiale e comunitaria - Il 2014 è stato un anno complessivamente positivo per il settore lattiero-caseario a livello mondiale, iniziato con un
livello eccezionalmente elevato delle quotazioni, sia per il latte crudo alla stalla
che per i principali derivati, ma poi caratterizzato da un movimento discendente
dei prezzi, per tutto l’arco dei dodici mesi, con un ritmo che è divenuto più intenso a partire da agosto, allorquando è stato decretato l’embargo da parte della
Russia ed è diventato evidente quanto fosse vistoso il calo delle importazioni
cinesi.
Nel corso dell’anno, si è progressivamente determinata una situazione di eccesso di offerta che è esplosa in maniera preoccupante nel 2015, quando le quotazioni a livello internazionale dei prodotti lattiero-caseari hanno toccato i minimi
storici, inducendo, ad esempio, l’Ue ad assumere provvedimenti di natura eccezionale per sostenere i produttori.
I fattori che hanno caratterizzato il settore nel corso del 2014 sono essenzialmente da ricondurre all’aumento della produzione, all’incremento dei consumi
mondiali a un ritmo più contenuto rispetto agli anni precedenti e, infine, all’elevato livello delle scorte accumulate nell’Ue e in Cina.
Le favorevoli condizioni climatiche che si sono determinate nei principali paesi produttori a livello globale nel corso del 2014 sono alla base dell’incremento
dell’offerta di latte. La crescita è stata del 2,8% rispetto al 2013. Secondo i dati
Fao la produzione complessiva si è attestata a 789 milioni di tonnellate, in aumento di 21,5 milioni rispetto al 2013. Le tre più importanti aree esportatrici
hanno registrato un incremento dell’offerta di 10,8 milioni di tonnellate. Negli
Stati Uniti l’aumento è stato del 2,4%. L’Ue ha registrato un balzo produttivo del
4,3%, mai verificatosi in modo così intenso nel passato. L’Australia ha prodotto
il 3,7% in più e la Nuova Zelanda l’8,4%. Ad alimentare la brillante performance
462
Annuario dell’agricoltura italiana - 2014
produttiva a livello mondiale ci sono stati altri due importanti fattori di spinta: il
livello elevato dei prezzi e l’avvicinarsi della fine del regime delle quote di produzione nell’Ue. Le ottime quotazioni dei prodotti lattiero-caseari e del prezzo del
latte crudo alla stalla che si sono registrate nel corso del 2013 hanno aumentato
la fiducia degli allevatori, inducendoli a mettere in atto delle strategie per incrementare la produzione. Nell’Ue - il primo produttore e il secondo esportatore a
livello mondiale - ha inciso, in una certa misura, la prevista cessazione del funzionamento del regime delle quote latte. Il 2014, infatti, è stato l’ultimo anno di
vita per la politica di contingentamento produttivo e, in molti Stati membri, gli
allevatori si sono preparati a questo cruciale appuntamento, avviando progetti di
investimento e di miglioramento gestionale, favoriti anche dalla crescente liquidità disponibile.
L’offerta di latte, però, non è aumentata solo nei paesi a vocazione esportatrice. In Cina la produzione ha registrato un incremento del 5% nel 2014 rispetto
all’anno 2013; mentre in India il balzo in avanti è stato del 4,5%. Complessivamente i due paesi asiatici hanno incrementato la produzione di latte di oltre 8
milioni di tonnellate.
Gli scambi mondiali di prodotti lattiero-caseari sono cresciuti, ma il loro volume rimane limitato rispetto alla produzione. Secondo i dati Fao, nel 2014, il volume degli scambi mondiali, espresso in latte equivalente, è stato di 72,6 milioni
di tonnellate, corrispondenti a meno del 10% della produzione totale. Rispetto
all’anno precedente, c’è stato un incremento di 3,9 milioni di tonnellate, pari al
5,7%.
I consumi dei prodotti lattiero-caseari a livello mondiale sono aumentati nel
2014, ma a un livello più basso rispetto alle attese. L’economia è cresciuta meno
in confronto agli anni precedenti e ci sono stati fenomeni di instabilità politica,
come l’emergenza in Ucraina e la guerra civile in Siria e Iraq. Inoltre, hanno
giocato un certo ruolo il rallentamento dell’economia cinese, le difficoltà economiche in Russia e la riduzione della quotazione del petrolio. Tali fenomeni hanno
condizionato la domanda globale di prodotti lattiero-caseari da parte di paesi tradizionalmente importatori.
Nel complesso si può stimare che nel corso dell’anno la domanda globale,
espressa in latte equivalente, sia aumentata di circa 16 milioni di tonnellate a
fronte però di un incremento di 23,4 milioni di tonnellate della produzione complessiva e questo spiega il peggioramento delle condizioni di mercato che si è
registrato nel corso dell’anno.
Il livello delle scorte ha condizionato il mercato lattiero-caseario mondiale nel
2014. Secondo le stime dell’associazione europea dell’industria lattiero-casearia
(European Dairy Association - Eda), le giacenze complessive del latte scremato
in polvere nell’Ue sono aumentate da 100.000 fino a circa 200.000 tonnellate,
Cap. XXVIII - Il latte e i suoi derivati
463
ovvero il doppio rispetto al volume che gli analisti considerano fisiologico. In
Cina, il volume di giacenze di latte intero in polvere è risultato eccessivamente
elevato e stimato in 300.000 tonnellate. Nel corso del 2013 e dei primi mesi del
2014, i buyer cinesi hanno attuato una politica di accumulo di scorte, ricorrendo
a un flusso di importazioni superiore al reale fabbisogno.
A tale proposito, i dati elaborati da Rabobank indicano che l’import di polveri di latte cinesi registrato nel corso dell’ultimo trimestre del 2014 è stato di
110.000 tonnellate, contro le 311.000 oggetto di importazione nello stesso periodo dell’anno precedente.
In pratica, nel 2014, la Cina non ha più esercitato quel ruolo trainante nell’ambito del commercio internazionale di prodotti lattiero-caseari e ha costretto la
Nuova Zelanda, che è il suo principale fornitore, a cercare nuovi mercati di sbocco e a entrare in competizione con l’Ue e gli Stati Uniti.
Un elemento che ha influito in maniera determinante sulla congiuntura del
mercato del latte nel 2014 è la decisione della Russia di decretare l’embargo e
quindi di impedire le importazioni dei derivati del latte provenienti da alcuni paesi occidentali, tra i quali l’Ue. Nel corso del 2014, l’import russo di formaggio
è diminuito del 34%. Le importazioni sono passate da circa 120.000 tonnellate
registrate nel quarto trimestre del 2013 a 60.000 tonnellate dello stesso periodo
dell’anno successivo. A essere colpita dall’embargo è stata soprattutto l’Ue, la
quale aveva una quota del 55% del mercato russo dei formaggi.
Altri due elementi hanno giocato un ruolo importante nel determinare l’evoluzione del mercato lattiero-caseario. Il primo è la rivalutazione del dollaro rispetto
all’euro, che ha accresciuto la competitività delle produzioni casearie europee
sul mercato internazionale, favorendo le esportazioni negli Stati Uniti e in tutti i
paesi dell’area del dollaro.
L’altro elemento è la forte riduzione del prezzo del petrolio greggio avvenuta
nel corso del 2014, con un impatto non univoco sul settore lattiero-caseario europeo. Se da un lato tale fenomeno comporta delle conseguenze positive, con la
riduzione dei costi di produzione sostenuti dalle aziende zootecniche, dall’altro,
però, riduce il potere di acquisto e la crescita economica dei paesi produttori
come l’Arabia Saudita, la Nigeria e l’Algeria, che importano ingenti quantitativi
di derivati del latte dall’Ue e da altri paesi esportatori.
Anche in Europa l’annata è stata complessivamente favorevole per il settore
lattiero-caseario. Nella prima parte dell’anno, sono stati raggiunti livelli di prezzo
record del latte crudo alla stalla e quotazioni elevate dei derivati caseari, anche se
mediamente inferiori rispetto al 2013.
Le statistiche fornite dalla Commissione europea indicano che la remunerazione media corrisposta agli allevatori è stata di 37,16 euro per quintale: un livello superiore al massimo registrato nel 2013 (36,51 euro) e nel 2008 (34,69 euro),
464
Annuario dell’agricoltura italiana - 2014
quando c’erano stati i precedenti picchi. Nel corso del 2014, tuttavia, il prezzo
del latte crudo alla stalla nell’Ue ha subìto un consistente ridimensionamento
passando da 40,08 euro al quintale di gennaio, a 33,08 euro del mese di dicembre,
registrando così un calo di 7 euro per quintale, pari al 17,5%. Il declino è stato
meno pronunciato nel primo semestre (-2,52 euro) e nettamente più intenso nella
seconda parte dell’anno (-4,48 euro per quintale).
Anche le quotazioni dei principali prodotti derivati hanno mostrato nell’Ue
un’accentuata fluttuazione nel corso dell’anno. Da gennaio a dicembre 2014, i
prezzi del burro sono diminuiti del 30%, quelli del latte scremato in polvere del
43%, il latte intero in polvere è calato del 37% e infine i formaggi hanno subìto
un calo del 22%.
Il confronto tra le quotazioni medie annuali del 2014 rispetto a quelle del 2013
mostra delle differenze meno pronunciate, ma comunque caratterizzate da una
contrazione, con burro e latte in polvere che hanno perso circa il 12%, mentre
i formaggi hanno registrato una diminuzione assai più contenuta (-2,7% per il
cheddar).
Particolarmente importante è stato nell’Ue l’incremento della produzione di
latte bovino nel corso del 2014. Le consegne all’industria di trasformazione sono
aumentate di 6 milioni di tonnellate (+4,3% rispetto al 2013) e addirittura di 14
milioni di tonnellate rispetto al minimo raggiunto nel 2009. L’incremento produttivo è stato talmente accentuato da comportare il superamento della quota latte
nazionale disponibile in diversi Stati membri, con l’imputazione di un prelievo
supplementare pari a circa 900 milioni di euro, il massimo livello mai raggiunto
in 30 anni di funzionamento del regime delle quote di produzione.
Nel 2014, le esportazioni europee hanno toccato il massimo storico, nonostante il divieto imposto dalla Russia. Le vendite verso i paesi terzi di burro sono
aumentate del 18%, raggiungendo 143.300 tonnellate; l’export di latte scremato
in polvere è aumentato di quasi il 60% e quello del latte intero in polvere del
3,8%. L’unica eccezione è data dai formaggi, le cui esportazioni sono diminuite
del 10,5%, passando da 804.100 a 719.600 tonnellate.
In sintesi, dopo un avvio positivo, il mercato del latte e dei derivati nell’Ue
ha subìto un progressivo deterioramento e l’equilibrio è stato compromesso dopo
la fine dell’estate 2014. A dicembre, la Commissione europea, resasi conto delle
condizioni di precarietà del settore, ha varato misure di emergenza, grazie alle
quali il periodo di apertura dell’intervento pubblico e del regime dell’ammasso
privato è stato prorogato. Inoltre, ha istituito misure di aiuto specifiche per gli
Stati membri maggiormente colpiti dall’embargo russo.
Gli operatori economici hanno risposto all’attivazione della rete di sicurezza
e i volumi di derivati del latte assoggettati al regime dello stoccaggio sovvenzionato sono rapidamente aumentati, passando da 0 nel mese di agosto 2014, a
465
Cap. XXVIII - Il latte e i suoi derivati
20.471 tonnellate per il burro, 16.003 per il latte scremato in polvere e 31.514 per
i formaggi registrati a fine anno.
La situazione italiana - In Italia, il valore della produzione nazionale di latte
è aumentato del 7,6% nel corso del 2014 (tab. 28.1), per l’effetto combinato della
maggiore produzione e del miglioramento del livello dei prezzi. Le esportazioni
italiane sono aumentate in valore del 4,4%, toccando il livello massimo storico
di circa 2,5 miliardi di euro. Le importazioni sono rimaste allo stesso livello del
2013, così che il saldo commerciale è significativamente migliorato, pur rimanendo negativo per quasi 1,4 miliardi di euro.
Tab. 28.1 - Principali indicatori nel comparto lattiero-caseario in Italia - 2014
Milioni di euro
Var. % 2014/13
Valore della produzione nazionale di latte (tutte le specie)
5.690
7,6
Importazioni in valore
3.889
-0,2
Esportazioni in valore
Saldo commerciale
2.498
4,4
-1.391
-7,5
Migliaia di tonnellate
Var. % 2014/13
5,4
Consegne di latte (tutte le specie)
11.597
Consegne di latte bovino
11.001
5,8
373
-2,9
Consegne di latte caprino
28
3,7
Consegne di latte bufalino
195
Consegne di latte ovino
Tonnellate
0,0
Var. % 2014/13
1.176.020
1,6
Produzione di formaggi Dop e Igp
499.213
3,3
Esportazione di formaggi
331.032
3,3
Esportazione di mozzarelle e latticini
137.294
3,6
80.724
3,4
Produzione di formaggi
Esportazione di formaggi Parmigiano Reggiano e Grana Padano
Esportazione di pecorino
16.623
Numero
-1,2
Var. % 2014/13
30.528
-3,3
Consistenza vacche da latte (000 di capi)
1.831
-1,7
Consistenza pecore (000 di capi)
6.203
-1,9
Numero allevamenti di bovini da latte in produzione (consegne)
Consistenza capre (000 di capi)
739
-7,3
Consistenza bufale (000 di capi)
238
-1,2
Fonti: Istat, Ismea, Agea, Assolatte.
L’Italia rafforza la sua storica vocazione nel segmento dei formaggi con particolare riferimento a quelli caratterizzati da una denominazione di origine tutelata, i quali coprono il 42,4% della produzione nazionale e seguono un trend
di crescita, sia per quanto riguarda la produzione certificata (+3,3% nel 2014
rispetto al 2013), sia per le vendite all’estero che sono aumentate del 3,4% per il
466
Annuario dell’agricoltura italiana - 2014
Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, del 7,2% per il Provolone, del 2,7% per
il Gorgonzola.
Continua il processo di adeguamento strutturale della zootecnia da latte nazionale e diminuisce sempre di più il numero di allevamenti attivi. I dati Agea
indicano un numero di imprese pari a 30.528 unità, con una riduzione di oltre il
3% rispetto all’anno precedente.
Il prezzo medio a livello nazionale del latte crudo alla stalla nel corso del 2014
è stato di 396,4 euro per tonnellata: il massimo livello mai raggiunto in passato,
con un incremento del 2,1% rispetto al 2013 (tab. 28.2).
Tab. 28.2 - Prezzo1 del latte bovino in Italia
(euro/t)
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
Media annua
2010
331,6
331,6
331,6
331,6
331,6
331,6
366,0
370,0
370,0
370,0
375,0
380,0
351,7
2011
374,6
374,8
376,1
383,8
383,7
383,7
388,0
388,0
390,0
390,4
390,7
390,5
384,5
2012
389,5
389,0
388,9
357,2
355,1
354,4
358,2
361,2
364,3
368,1
370,5
380,4
369,7
2013
378,4
378,4
378,4
379,5
381,6
383,2
385,3
395,2
398,2
399,2
400,6
400,9
388,2
2014
403,5
412,4
417,9
416,1
412,1
412,1
398,9
397,3
391,7
367,7
367,7
359,7
396,4
6,6
9,0
10,4
9,6
8,0
7,5
3,5
0,5
-1,6
-7,9
-8,2
-10,3
2,1
Var. % 2014/13
Iva esclusa.
1
Fonte: Commissione europea.
Tuttavia l’andamento mensile del prezzo ha registrato un’evoluzione che rispecchia, seppur non proprio fedelmente, quanto avvenuto nel contesto internazionale ed europeo. Il picco è stato raggiunto nel mese di marzo 2014 con 417,9
euro per tonnellata. Nei mesi successivi c’è stata una progressiva diminuzione,
fino a toccare il minimo annuale a dicembre con 359,7 euro, pari a circa il 14% in
meno rispetto al massimo dell’anno.
La quotazione all’origine del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano ha
registrato un trend negativo, dopo una partenza a inizio anno su livelli piuttosto
elevati. In particolare, il Parmigiano Reggiano ha raggiunto una quotazione di
9,20 euro per chilogrammo nel mese di gennaio 2014, per poi toccare il minimo
a novembre con 7,45 euro, facendo segnare un calo di 1,75 euro, pari al 19%
(tab. 28.3).
La situazione di mercato per i due principali formaggi italiani si è così fortemente deteriorata nel corso dell’anno, per effetto di una condizione di eccesso di
offerta, come è dimostrato anche dal livello delle giacenze, le quali, per il Parmigiano Reggiano, sono aumentate del 7% nel mese di dicembre 2014 rispetto allo
stesso periodo dell’anno precedente.
467
Cap. XXVIII - Il latte e i suoi derivati
Tab. 28.3 - Andamento mensile del prezzo medio all’origine
del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano
Quotazioni medie mensili del Parmigiano
Reggiano (stagionatura 12 mesi e oltre)
2013
2014
Gennaio
8,75
9,20
Marzo
8,74
9,07
Febbraio
8,73
9,20
var. %
2013/12
var. %
2014/13
2013
2014
-14,0
5,1
6,97
7,50
-15,1
7,6
-8,7
3,8
6,90
7,23
-11,3
4,8
-10,7
Aprile
8,78
8,88
-4,8
Giugno
8,64
8,09
3,5
Maggio
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
Media annuale
8,79
8,63
8,63
8,74
8,94
9,09
9,16
8,80
8,51
8,01
5,4
1,1
4,5
-3,2
2,6
-7,2
-6,4
7,89
-0,7
7,54
0,1
-15,7
4,4
-18,7
7,75
7,45
7,45
8,25
(euro/kg)
Grana Padano
(stagionatura 10 mesi)
-1,6
2,7
-2,2
-8,6
-11,3
-18,0
-6,2
6,90
7,45
6,90
7,02
6,69
6,81
6,84
6,60
6,68
7,14
7,46
7,50
7,50
7,01
6,90
6,78
6,64
6,55
6,49
6,48
6,48
6,86
var. %
2013/12
-13,5
-8,6
-6,7
-8,1
-9,3
var. %
2014/13
8,0
1,7
0,9
1,8
2,7
-8,2
-0,6
2,5
-13,0
5,8
-13,6
-1,9
4,2
-6,1
-8,3
-13,6
-2,1
Iva esclusa.
1
Fonte: Clal.
Le consegne di latte bovino sono sensibilmente cresciute nel corso della campagna di commercializzazione 2014/2015, superando per la prima volta il tetto
degli 11 milioni di tonnellate. Rispetto al periodo precedente, i produttori italiani
hanno consegnato 241.093 tonnellate di latte vaccino in più, registrando così un
incremento del 2,2%. La buona performance produttiva ha comportato il superamento della quota nazionale disponibile, ragione per cui, nell’ultimo anno di
applicazione del regime del prelievo supplementare, è stata imputata una sanzione complessiva di 103,7 milioni di euro, a carico di 2.040 allevatori (tab. 28.4).
L’andamento dei consumi interni pesa negativamente sui risultati del sistema
lattiero-caseario nazionale. In base a quanto riportato nel rapporto annuale della
Coop, dal 2011 al 2014 la spesa delle famiglie italiane per il latte, il burro, il
formaggio e lo yogurt è diminuita del 12%. La crisi economica ha avuto un impatto anche sui modelli di consumo alimentare. Per la prima volta dopo il boom
economico degli anni sessanta e settanta, si nota una inversione di tendenza delle
quantità acquistate, con la propensione dei consumatori a razionalizzare la spesa,
come reazione alla recessione. Nello stesso tempo, si rafforza la sensibilità dei
consumatori nei confronti degli aspetti legati al benessere, alla salute e alla autenticità delle produzioni.
Gli acquisti di latte fresco nel corso del 2014 sono diminuiti dell’8,6% in volume e del 6,9% in valore. Anche per il latte Uht si è registrata una contrazione
delle vendite, seppure meno accentuata (-4,6% in quantità e -1,8% in valore).
9.532
2007/08
11.714
606.102
1.506
873.025
13.220
169,0
606.102
10.271.286
10.804.457
Fonte: elaborazioni su dati Agea, Commissione Ue.
2008/09
681.058
11.005
162.785
613
843.843
11.618
45,3
162.785
10.412.523
10.567.565
- quantità
229.592
266.923
- numero
Compensati:
5.642
648.504
- numero
- quantità
Non compensati:
15.174
878.096
- numero
185,0
- quantità
Produttori in esubero:
Prelievo nazionale (milioni di euro)
648.504
10.224.999
Quota nazionale consegne
Esubero attribuito
10.826.197
2006/07
255.300
8.811
0
0
255.300
8.811
0
0
10.895.347
10.492.085
2009/10
336.836
9.972
0
0
336.836
9.972
0
0
10.841.589
10.612.865
2010/11
421.213
10.916
0
0
421.213
10.916
0
0
10.883.079
10.841.951
2011/12
Tab. 28.4 - La gestione del regime delle quote latte in Italia - Consegne
Consegne accertate
2012/13
427.060
10.627
0
0
427.060
10.627
0
0
10.871.763
10.831.029
2013/14
669.145
10.025
0
0
669.145
10.025
0
0
10.874.326
10.759.748
348.553
8.839
372.660
2.040
721.213
10.879
103,7
372.660
10.891.121
11.000.841
2014/15
(tonnellate)
468
Annuario dell’agricoltura italiana - 2014
469
Cap. XXVIII - Il latte e i suoi derivati
L’unico dato positivo riguarda le vendite di latte fresco Esl (Extended Shelf Life)
che registra un aumento dei volumi del 2,5%, grazie al minor prezzo rispetto a
quello fresco e alla comodità della maggiore durata.
Nel corso del 2014, gli acquisti domestici di yogurt, latti fermentati e dessert
hanno registrato una diminuzione del 2,2% in volume, confermando così il trend
negativo iniziato nel 2013, dopo numerosi anni caratterizzati dalla crescita ininterrotta del mercato.
Nel corso dell’anno i consumi familiari di formaggi sono diminuiti dell’1,6%
in volume e dello 0,1% in valore rispetto all’anno precedente (IRi Growth Delivered). Al calo generalizzato fanno eccezione i formaggi duri il cui consumo
nel 2014 è aumentato del 2,8%. In questo caso la crescita è dovuta alle politiche
promozionali praticate a livello di punti vendita con l’abbattimento del prezzo
medio finale per il consumatore.
L’analisi delle singole voci del commercio estero dei prodotti lattiero-caseari
italiani evidenzia la riduzione delle importazioni di latte liquido, sia in quantità
che in valore, come risultato della maggiore disponibilità di materia prima prodotta in Italia e del rallentamento dei consumi interni.
Sul fronte delle esportazioni si segnala l’aumento del 4,8% del valore delle
vendite all’estero dei formaggi (tab. 28.5) e il sensibile incremento di quello del
latte liquido, registrato grazie all’apertura di nuovi sbocchi commerciali in Cina,
conquistati da alcune importanti imprese nazionali.
Tab. 28.5 - Valore delle importazioni e delle esportazioni
dei prodotti lattiero-caseari in Italia
(milioni di euro)
Importazioni
Formaggio
Latte liquido
Esportazioni
2013
2014
var. %
2013
2014
1.834
1.833
-0,1
2.059
2.157
var. %
4,8
934
820
-12,2
18
23
27,8
-20,3
Burro e crema
387
384
-0,8
59
47
Latte in polvere, siero in polvere, caseine
334
369
10,5
104
106
1,9
Yogurt e latti fermentati
202
218
7,9
11
13
18,2
Fonte: Ismea, Assolatte.
Le esportazioni di formaggi occupano una posizione dominante nell’ambito
del commercio estero nazionale, con vendite che hanno raggiunto il record di
330.000 tonnellate nel corso del 2014 (cfr. tab. 28.1) con un incremento del 3,3%
rispetto alle quantità spedite nell’anno precedente. Nel 2014 l’Italia ha esportato un terzo della propria produzione complessiva. Gli ottimi risultati sono stati
registrati nonostante la riduzione del 45% delle vendite verso la Russia e grazie
agli sforzi realizzati per ricercare nuovi mercati di sbocco e per incrementare
470
Annuario dell’agricoltura italiana - 2014
le vendite nei paesi più promettenti. In particolare, i volumi di esportazione di
formaggi hanno registrato un incremento del 40% in Cina, del 22% negli Emirati
Arabi Uniti e in Romania e del 18% in Polonia e Corea del Sud.
Nel corso del 2014 i produttori italiani di latte hanno beneficiato della contrazione dei costi dei fattori produttivi, con particolare riferimento alle voci relative
agli alimenti zootecnici e ai prodotti energetici. Da un’analisi dei bilanci di un
gruppo di aziende zootecniche della provincia di Cremona, realizzata dal Crpa e
dalla Libera associazione agricoltori cremonesi, è emersa una riduzione del 13,4%
e del 20,8%, rispettivamente, per i mangimi e per i foraggi acquistati. Inoltre il
costo delle materie prime necessarie alla produzione degli alimenti zootecnici, realizzati all’interno dell’azienda, ha subìto una contrazione del 3,2%. Nel complesso le tre voci indicate hanno generato risparmi per 2,94 euro per quintale di latte.
Grazie ai risparmi conseguiti, l’incidenza del costo dell’alimentazione zootecnica è diminuita dal 61,1% al 57,9% tra il 2013 e il 2014.
Il latte ovino e i suoi derivati
La situazione mondiale e comunitaria – Per il secondo anno consecutivo il
settore ovino ha beneficiato di condizioni piuttosto favorevoli a livello internazionale, grazie al positivo andamento dell’economia degli Stati Uniti e al rafforzamento del dollaro nei confronti dell’euro.
Si deve considerare, infatti, come gli Stati Uniti siano il principale acquirente di
Pecorino Romano, assorbendo ogni anno oltre il 60% delle esportazioni complessive. Nel 2014 il valore medio delle esportazioni negli Stati Uniti è stato di 8,14
euro per chilogrammo, contro 6,76 euro registrati l’anno precedente (+20,4%).
Le esportazioni verso gli Usa sono aumentate del 4,2% in quantità e del 25,4%
in valore, generando dei ricavi complessivi per l’industria lattiero-casearia italiana pari a circa 85 milioni di euro, contro i 67,7 registrati nel corso del 2013.
Il 30% delle esportazioni è destinato all’Ue, mentre gli altri mercati coprono
una quota marginale, inferiore al 10%.
L’accentuata dipendenza della filiera dei formaggi ovini dal mercato nordamericano e la scarsa propensione a ricercare nuovi mercati di sbocco rappresentano
elementi di criticità che potrebbero creare problemi competitivi per i produttori
italiani.
La situazione italiana – Il 2014 è stato un anno particolarmente favorevole
per il settore del latte ovino e dei suoi derivati, con le ottime performance delle
esportazioni sul mercato degli Stati Uniti che hanno compensato il calo del consumo interno.
Cap. XXVIII - Il latte e i suoi derivati
471
La riduzione del patrimonio nazionale di pecore (-1,9%) e delle consegne di
latte ovino all’industria di trasformazione (-2,9%) ha contribuito a mantenere in
equilibrio il mercato, evitando che si generasse una rischiosa situazione di eccesso di offerta, così com’è capitato nel corso del lungo periodo di crisi intercorso
tra il 2010 e il 2012.
Le favorevoli condizioni di mercato hanno consentito di aumentare la remunerazione corrisposta agli allevatori. Nel corso del 2014, il prezzo medio del latte
crudo alla stalla in Italia è passato da 85,75 euro per quintale del mese di gennaio,
a 95,81 di dicembre. Negli ultimi mesi dell’anno, i prezzi si sono attestati attorno
a 100 euro per quintale nell’alto Lazio, un livello mai raggiunto negli anni precedenti. Anche in Sardegna gli allevatori hanno registrato un sensibile incremento
dei ricavi; il prezzo medio incassato nel corso del 2014 è stato di 84,29 euro per
quintale, a fronte di 62 euro corrisposti nella fase più acuta della crisi.
Il positivo trend del mercato dei formaggi ovini ha generato il timore di un
eccessivo incremento dell’offerta e, quindi, il ritorno alla situazione critica degli
anni passati. Per tale ragione il Consorzio del Pecorino Romano Dop ha assunto
la decisione di predisporre il piano di programmazione produttiva, in coerenza
con le norme europee del “Pacchetto latte”. Il programma, approvato dal Mipaaf,
entrerà in vigore nella campagna di commercializzazione 2015-2016 e avrà la
durata di un triennio.
Sullo sfondo tuttavia restano le preoccupazioni per le criticità che la filiera del
latte ovino manifesta in Italia, a prescindere dalla positiva congiuntura degli ultimi tempi. Si deve, infatti, considerare come il volume complessivo delle esportazioni nel corso del 2014 sia diminuito, seppur lievemente (-1,2%). Inoltre, la
quota dei formaggi pecorini italiani sul mercato statunitense ha subìto una leggera riduzione nel corso dell’anno, a vantaggio dei concorrenti di Grecia e Bulgaria.
Non sono da trascurare le difficoltà di mercato che riguardano le caciotte e ricotte
di latte ovino, le quali devono fronteggiare la concorrenza dei prodotti ottenuti
da latte bovino, che hanno guadagnato competitività in termini di prezzo. Infine,
anche i formaggi ovini sono coinvolti nel processo di riduzione dei consumi nazionali che si è verificato negli ultimi anni.
Il latte bufalino e i suoi derivati
Nel 2014, il mercato della mozzarella di bufala in Italia ha subito una contrazione dei volumi commercializzati del 2,9% rispetto all’anno precedente (Databank). In compenso le esportazioni hanno registrato un forte incremento, pari,
secondo le indicazioni rilasciate da Assolatte, al 10,4%.
I dati forniti dal Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Campana
472
Annuario dell’agricoltura italiana - 2014
Dop indicano che la produzione certificata nel 2014 è stata di oltre 38.000 tonnellate, con un incremento del 2% rispetto all’anno precedente. Circa un quarto
del prodotto è destinato al mercato estero. Il 93% della produzione è realizzato
in Campania. I caseifici iscritti e riconosciuti nell’ambito del circuito della Dop
sono 108.
La produzione complessiva di latte di bufala in Italia nell’anno è stata di
195.000 tonnellate, delle quali il 75% circa destinato alla trasformazione in mozzarella Dop.
Gli allevamenti attivi sono 2.437, in base ai dati del Rapporto Istat sulle strutture delle aziende agricole e risultano in crescita, in controtendenza rispetto al
settore delle vacche da latte, in costante contrazione da qualche decennio.
Nel corso del 2014 sono state varate disposizioni specifiche sulla sicurezza
alimentare e sui procedimenti per la produzione della Mozzarella di Bufala Campana Dop. In materia sono intervenuti il d.l. 91/2014 e il d.m. Mipaaf del 9 settembre 2014. Con tali disposizioni è stato stabilito che l’attività di trasformazione
del latte di bufala destinato alla filiera a denominazione tutelata debba avvenire
in uno spazio dedicato e quindi separato da quello nel quale sono trattate le altre
partite di latte e semilavorati. Inoltre le nuove disposizioni introducono un sistema obbligatorio di tracciabilità al quale tutti gli operatori della filiera devono
conformarsi. In tal modo si rilevano i quantitativi di materia prima e di prodotti
trasformati che entrano nel circuito della produzione Dop.
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